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Manca un giorno all’inizio di un nuovo, importante capitolo della storia olivicola del Salento. Domani a Bruxelles, il Comitato fitosanitario permanente dovrebbe dare il via libera all’impianto di varietà di ulivo tolleranti a xylella fastidiosa nell’area infetta.

I Paesi Ue, stando a quanto sembra ormai acclarato, si esprimeranno a favore dell’abrogazione dell’articolo 5 della decisione di esecuzione europea n.789 del 18 maggio 2015. Articolo con il quale si vietava l’impianto di specie ospiti della subspecie salentina di xylella fastidiosa.

«Dopo anni di braccio di ferro siamo riusciti ad avere sostanzialmente il nullaosta al reimpianto - dice il direttore di Coldiretti Lecce, Giuseppe Brillante - manca solo l’ultimo atto formale al via libera definitivo che ci consentirà di ripartire con le varietà tolleranti. Non vorremmo però che per egoismi ed interessi commerciali degli altri Paesi europei, interessi che nulla hanno a che fare con xylella, l’intero Salento venga condannato ad una morte ancora più atroce di quella che sta già subendo».

Per il presidente del Consorzio di Tutela Dop Terra d’Otranto, Giovanni Melcarne, la deroga al divieto di impianto non è solo importante per il futuro del Tacco d’Italia, ma per quello dell’intera Puglia. «Ormai gli scienziati concordano sul fatto che solo abbattendo la fonte di inoculo del batterio si può contenere la diffusione della fitopatia», spiega Melcarne. Sostituire gli alberi infetti di xylella con varietà come la Favolosa o il Leccino, che presentano una notevole resistenza al batterio «significa ridurre il potenziale di infezione presente nel Leccese e che costituisce una minaccia per la diffusione sempre più a nord della fitopatia».

Gli oliveti del Leccese sono infatti al momento un «serbatoio» enorme di approvvigionamento di xylella per gli insetti-vettore, le sputacchine, il cui controllo è pressoché impossibile, trattandosi di miliardi di esemplari che possono essere involontariamente portati nelle altre province anche da normali mezzi di locomozione (non è raro trovare le sputacchine attaccate al parabrezza delle auto provenienti dalle campagne). Argomento diverso è invece quello degli ulivi secolari per i quali Melcarne insiste sulla necessità di tentare il tutto e per tutto attraverso la tecnica degli innesti con varietà resistenti. «Sono un patrimonio insostituibile che dobbiamo salvare a tutti i costi».

Attende con ansia il nullaosta da Bruxelles anche Giulio Sparascio, presidente provinciale della Cia (Confederazione italiana agricoltori). «L’ok che dovrebbe arrivare dall’Europa è un segnale importante - dice il dirigente - significa che siamo autorizzati a fare ancora gli olivicoltori. Ma è solo l’inizio perché ora dovremo metterci davvero tutti assieme attorno ad un tavolo per decidere che cosa fare del Salento agricolo». «Personalmente - dice Sparascio - non credo alla Favolosa o al Leccino come alla soluzione dei nostri problemi. Confido invece nella ricerca, auspicando che si riescano a trovare delle varietà autoctone, magari anche a partire dagli olivastri, che possano adattarsi a questo territorio».

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