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La Regione intima la chiusura del pozzo di reiniezione

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di Luigia Ierace

POTENZA - C’è il rischio di un nuovo stop al Centro Olio Val d’Agri di Viggiano che metterebbe a rischio la produzione nazionale di greggio. La Regione Basilicata con delibera di Giunta ha sospeso ieri l’attività di reiniezione delle acque di strato nel pozzo Costa Molina 2 nel territorio di Montemurro. La notizia è arrivata nella tarda serata. Una decisione, che per la Regione, «si è resa necessaria a seguito della segnalazione effettuata da Arpa Basilicata in ordine al riscontro della presenza di sostanze pericolose in una delle vasche di stoccaggio delle acque di strato e in testa pozzo Costa Molina 2».

In sostanza, si vieta la reiniezione nel pozzo anche delle acque naturalmente associate al greggio durante l’estrazione petrolifera. Quelle di lavorazione, invece, già venivano smaltite come rifiuti in impianti idonei attraverso autobotti. La sospensione delle attività di Costa Molina 2 ora rende sempre più probabile l’ipotesi di un fermo della produzione che attualmente è a regime ed è intorno agli 80mila barili di olio al giorno. Tutti i pozzi sono in produzione.

Trattandosi dell’unico pozzo di reiniezione esistente, da fonti ministeriali, si apprende che solo con una drastica riduzione della produzione sarà possibile continuare l’attività. E tutto dipenderà dal fatto che ci siano le condizioni per continuare a lavorare il greggio con autobotti. Altre possibilità di gestione delle acque sarebbero legate al loro trattamento con impianti mobili di depurazione che non sono mai stati autorizzati però dalla Regione Basilicata ad entrare in esercizio.

Così a poco più di due mesi dalla riapertura del Centro Olio Val d’Agri di Viggiano, chiuso proprio in seguito a una delibera di urgenza della giunta regionale alla vigilia di Pasqua, dopo lo sversamento di greggio da uno dei serbatoi di stoccaggio del Cova, torna ora lo spettro di un nuovo stop.

Nessun commento sulla decisione del governo lucano arriva da Eni, che contattata ieri sera dalla Gazzetta, attende di leggere la delibera. La compagnia petrolifera dovrà certamente valutare se ci sono le condizioni per lavorare con autobotti o in altro modo. Non ci sono altre strade se non quella di far ricorso alle autocisterne per smaltire le acque che fuoriescono dal sottosuolo insieme al petrolio e soprattutto non si quante ne saranno necessarie per poter continuare a produrre. E di conseguenza non si quanto greggio potrà essere estratto.

Il presidente della Regione Marcello Pittella ha convocato per oggi in Regione una conferenza stampa per illustrare le motivazioni tecniche e i contenuti della delibera di sospensione dell’attività del pozzo Costa Molina 2, con l’intervento dell’assessore all’Ambiente Francesco Pietrantuono, del direttore generale del Dipartimento Ambiente Carmen Santoro e del direttore generale dell’Arpab Edmondo Iannicelli.

Così le autobotti tornano al centro dell’attenzione. Ironia della sorte, ieri, la giornata della giunta lucana si era aperta proprio con un importante adempimento, la delibera per dire «no» alla Total contro il progetto di trasporto del petrolio lucano dal giacimento di Tempa Rossa con 170 autobotti verso la ex-Raffineria di Roma e la Raffineria di Falconara Marittima, in vista della scadenza dei termini di domani, per presentare al Ministero dell’Ambiente le osservazioni all’istanza di Via della compagnia francese. Poi, del tutto inaspettata, l’attenzione si è spostata su Eni e sull’altro giacimento petrolifero della Val d’Agri.

Ancora una volta i «bisonti» del petrolio «dettano» le sorti dei giacimenti lucani. E per una diabolica coincidenza, il 20 settembre, la Regione Basilicata con ordinanza aveva ordinato a Eni di «poter continuare a utilizzare le aree per sosta delle autobotti di rifiuti liquidi derivanti dalle attività di messa in sicurezza delle aree interessate dallo sversamento di greggio dal Cova di Viggiano, in attesa della loro caratterizzazione».

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