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Il provvedimento

Infiltrazioni dei clan, sciolto
per mafia comune Valenzano

Clan sponsor della festala condanna della Curia

NICOLA PEPE

Il Consiglio dei ministri ha sciolto il consiglio comunale di Valenzano per sospetta infiltrazione con la criminalità organizzata. Il provvedimento è stato varato sabato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, su proposta del ministero dell'Interno, Marco Minniti. Un anno fa, il comune alle porte della città, finì alla ribalta della cronaca nazionale per il caso della mongolfiera con la dedica di un capo clan della zona in occasione della festa patronale. In particolare Giuseppe Buscemi non si accontentò di sponsorizzare la festa ma ci tenne anche a dire, con una lettera ai giornali locali, che non era un messaggio mafioso ma solo devozione nei confronti del patrono della città, San Rocco, e un tributo alla memoria del figlio, Michele, ucciso 8 anni prima, e coinvolto in alcune inchieste di malavita.

Il caso (che probabilmente non è l'unico elemento che ha portato al provvedimento) fu sollevato dopo una interrogazione del parlamentare barese del Pd, Dario Ginefra che stigmatizzò tale iniziativa sollevando un polverone. Da ciò ne derivò una inchiesta amministrativa della Prefettura (all'epoca la Procura non rilevò alcun fatto penalmente rilevante), prese posizione anche la Diocesi.Commentando la notizia dello scioglimento del consiglio comunale di Valenzano, il deputato barese ironizza sulla sua pagina Facebook scrivendo: «Naturalmente le mie, come quelle di tanti valenzanesi, erano visioni. Ora inizia un lungo cammino per restituire a questa comunità, composta per lo più da persone oneste, la serenità e il buon governo che si merita».

AN

Ma non è stata la mongolfiera l'unica notizia che ha movimentato l'amministrazione guidata da Antonio Lomoro: su quel caso, l'(ormai) ex promo cittadino puntò l'indice contro il deputato barese e il primo cittadino metropolitano, Decaro, a chiedere scusa ai cittadini di Valenzano. Tuttavia, il sindaco ha fatto parlare di sè anche per i rapporti con la sua (ex) vice che l'avrebbe accusato di intascare parte dell'indennità in cambio della nomina, e poi una storia di presunti ricatti sessuali per un posto di lavoro. Tutte illazioni sempre respinte dal primo cittadino che ha resistito a ogni attacco giunto nell'ultimo anno. Adesso, però, la decisione della Presidenza del Consiglio dei ministri (di cui non si conoscono ancora i dettagli) apre nuovi scenari.  

In base al testo unico degli enti locali, lo scioglimento di un comune avviene quando «emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l'imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonchè il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica».

PD: VALENZANO IN UN PANTANO - «Valenzano è stata trascinata in un pantano che la mortifica e la umilia, anche a causa dell’irresponsabilità di un ceto politico fallimentare». Lo dichiarano in una nota il deputato del Pd Dario Ginefra e il segretario locale dello stesso partito, Francesco Calè, commentando la decisione del Consiglio dei ministri di sciogliere il consiglio comunale di Valenzano (Bari) per infiltrazioni mafiose.
«Vogliamo augurarci - aggiungono Ginefra e Calè - che coloro che hanno precipitato la comunità in questo baratro sappiano e vogliano assumersi le proprie responsabilità. Soprattutto, auspichiamo che questa frattura traumatica possa rappresentare la premessa per un sussulto collettivo di dignità e per l’avvio di un percorso di riscatto morale che veda il coinvolgimento di tutte quelle energie e di quelle risorse che rappresentano la parte autentica e vitale del paese».

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Commenti all'articolo

  • Marco R.

    Marco R.

    30 Settembre 2017 - 12:49

    La mafia in Puglia c'è ed è attiva, inutile fare finta che non ci sia, anzi è peggio.

    Rispondi

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