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dalla tutela del «tipico»

Si potranno fare anche in Canada formaggi e prodotti «lucani»

prodotti tipici lucani

di PIERO MIOLLA

Il Canada potrà utilizzare il nome di un prodotto Igp o Dop lucano senza per questo mettere a repentaglio l’originalità del marchio. Se, infatti, il tale zio Tom di Toronto vorrà commercializzare un formaggio, chiamandolo con lo stesso nome del pecorino di Filiano o del canestrato di Moliterno, non correrà alcun rischio, diversamente dalla commercializzazione, ad esempio, dell’Asiago o del Gorgonzola. Potrebbe essere questo uno degli effetti del trattato Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) tra Italia e Canada, che, dopo essere stato approvato dal Parlamento Europeo, ha di recente ottenuto il via libera in Commissione Affari Esteri del Senato, con 15 voti a favore e 6 contrari. Il testo approderà ora in aula per essere approvato dall’Italia in qualità di Stato membro dell’Ue.

Come è noto, il trattato disciplina il libero scambio tra Ue e Canada e, tra le altre cose, la tutela di alcuni prodotti a marchio Igp e Dop, nessuno dei quali lucano. Nonostante le proteste di associazioni e cittadini, quindi, la Commissione Esteri ha votato favorevolmente, incurante del fatto il Ceta potrebbe mettere a rischio l’originalità di quei prodotti esclusi, finendo per agevolare, come sempre, gli interessi delle multinazionali dando corso alla proliferazione di prodotti alimentari contraffatti.
Per la cronaca è giusto informare i lettori che coloro che hanno votato a favore del Ceta sono stati: Bruno Astorre, Stefania Giannini, Francesco Russo, Stefano Lepri, Giuseppina Maturani, Claudio Micheloni, Gian Carlo Sangalli, Magda Angela Zanoni, tutti del Pd, Lucio Malan e Renato Schifani di Forza Italia, Luigi Compagna di Federazione della Libertà, Pierferdinando Casini e Francesco Colucci di AP, Francesco Palermo di Aut e Mario Monti, Gruppo Misto. Tradotto in soldoni, in Commissione hanno votato a favore Pd e Forza Italia. Contro M5S, Sinistra Italiana, Misto e Lega. Mdp-Articolo 1, invece, come spesso accaduto a Bersani e soci, non ha partecipato al voto: un’assenza, questa, che ha generato non poche polemiche tra coloro che manifestavano contro il trattato dinanzi al Pantheon.

Il Ceta prevede il riconoscimento di 150 indicazioni geografiche europee, di cui circa un quarto (41) sono italiane, ma solo 5 del Mezzogiorno: 3 siciliane, 1 campane e 1 pugliese. Ove il trattato dovesse entrare in vigore, esso risolverebbe l’annosa questione di prodotti come i prosciutti Dop (Parma, San Daniele, toscano) e dei formaggi (asiago, fontina, gorgonzola) che fino ad ora non potevano essere commercializzati in Canada, se non con nomi generici e a rischio di salate sanzioni legali. Con l’accordo, invece, per questi prodotti si aprirebbero le porte del mercato Nordamericano, sebbene in una situazione di coesistenza con gli omonimi canadesi: il riconoscimento delle denominazioni Ue, non è, infatti, retroattivo. Chi, dunque, ha già registrato in Canada un prodotto come, a titolo di esempio, Prosciutto di Parma, potrà comunque continuare a venderlo con questa denominazione. Tutti i prodotti che restano fuori dalla lista, però, continuerebbero a non avere alcuna tutela e a incorrere nel rischio contraffazione. Una situazione, questa, che riguarderebbe innanzitutto i prodotti lucani a marchio. Vedremo se e come reagirà la politica lucana.

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