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esposto a bari

Sangue, prelievi a domicilio
indagano Nas e Policlinico

carabinieri nas

di LUCA NATILE

BARI - Un esposto finito sul tavolo degli investigatori del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) dell'Arma dei Carabinieri e una serie di segnalazioni raccolte dalla stessa direzione dell’Azienda ospedaliera Policlinico sul fenomeno dei prelievi di sangue a domicilio. Qualcuno, all’interno del più grande ospedale pugliese ha deciso di dichiarare guerra all'abusivismo.
Una crociata sposata dai vertici dell’azienda, che ha eseguito tutte le verifiche e i riscontri necessari per tutelarsi. Una vicenda sulla quale viene mantenuto il riserbo e che sarebbe oggetto di una indagine della Procura. Una decina di infermieri, secondo quanto racconta l’autore della «informativa», non rispetterebbero le disposizioni nelle attività extra istituzionali come, appunto, sono i prelievi del sangue a domicilio.
Insomma, stando alle indicazioni contenute nella nota, che pare abbastanza dettagliata e redatta da un coordinatore d’area, alcuni dipendenti dell'Azienda Policlinico effettuerebbero questo lavoro extra dietro compenso. Per il momento non è dato sapere se questo accadrebbe, secondo le indicazioni che provengono dall’autore della segnalazione, utilizzando materiale facente parte delle scorte le attrezzature pubbliche. Una brutta piaga che penalizza chi lavora seriamente, l’azienda Policlinico, e favorisce l'evasione.

L’esposto, preceduto in realtà da alcune segnalazioni che potremmo definire meno formali, come già detto non è rimasto lettera morta. Prendendo spunto dal racconto del denunciante, i Carabinieri del Nas si sono presentati nel centro di Emofilia e Trombosi (descritto come unità operativa altamente efficiente, frequentata ogni giorno da decine e decine di pazienti) per eseguire una serie di controlli che hanno riguardato la trafila dei prelievi e degli esami del sangue, nel corso dei quali i militari hanno requisito un numero imprecisato di provette. I controlli non hanno interessato unicamente il centro ma anche le abitazioni di sei infermieri, sebbene il numero delle persone coinvolte sia più alto. Gli investigatori stanno cercando di verificare la circostanza secondo la quale chi, rivolgendosi ad alcuni operatori sanitari, avrebbe usufruito del servizio domiciliare con pagamento extra, rispetto al ticket comunque regolarmente versato, per ottenere una priorità rispetto ai normali tempi di attesa nella esecuzione degli esami.
Secondo una ricostruzione che attende conferme, una volta eseguito il prelievo l’infermiere portava in laboratorio le provette, eseguendo l’accettazione e tutte le procedure burocratiche. Una volta pronto il referto, lo consegnava al cliente/paziente.
«Siamo al corrente della vicenda, sulla quale abbiamo fatto le nostre verifiche» ha detto alla «Gazzetta» il direttore generale Vitangelo Dattoli che ha poi aggiunto: «Ci sono delle indagini della magistratura in corso che mi obbligano al riserbo. Posso solo dire che l’azienda è sempre stata molto attenta e vigile. Sicuramente non ci sono stati esami di laboratorio eseguiti senza impegnativa. Stiamo offrendo agli investigatori la massima collaborazione»
Riserbo anche sulla eventuale adozione di provvedimenti disciplinari.
Gli uomini del Nas stanno verificando se nel caso dei prelievi domiciliari le provette venivano trasportate in condizioni idonee a garantire l'integrità dei campioni.

Le norme in tema di prelievo e trasporto di sangue prevedono, infatti, che questo debba essere raccolto da infermieri professionali iscritti all'albo e che il trasporto, dal luogo del prelievo alla struttura sanitaria di analisi, debba avvenire rispettando precise regole, tra le quali l'uso di contenitori impermeabili a tenuta stagna, l'adozione di rastrelliere per provette e di kit specifici per disinfezione in caso di eventuali rotture. Le ipotesi di reato che potrebbero essere contestate sono quelle di induzione a promettere utilità e di esercizio abusivo della professione. Mediamente un laboratorio privato autorizzato esegue esami a domicilio, nel rispetto delle condizioni imposte dalla normativa in vigore, per un costo a prestazione che si aggira intorno al 15/20 euro. Sarebbe più o meno lo stesso importo, stando all’ipotesi investigativa, dell’extra pagato dai pazienti che si sarebbero rivolti ai dipendenti del Policlinico.
Nel maggio dello scorso anno i carabinieri del Nas di Bari a conclusione attività investigativa sui furti di materiale sanitario e farmaci nelle strutture sanitarie, hanno arrestato in flagranza di reato una ostretrica in servizio presso la clinica di Ostetricia e ginecologia dell'Azienda ospedaliera universitaria consorziale Policlinico. La donna era stata trovata in possesso di numeroso materiale sanitario (dispositivi medici - aghi, siringhe, teli ospedalieri, guanti monouso, garze, finanche farmaci ad uso esclusivo ospedaliero) portato via dalla unità operativa dove era impegnata.

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