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è arrivata l'ora del recupero

Lama Margherita ad Andria

di MARILENA PASTORE

ANDRIA - Il patrimonio storico artistico cittadino continua a riservare importanti sorprese, e per questo continua a riscuotere interesse ed è sempre più spesso oggetto di studio e approfondimento. Merita attenzione in questo tempo il progetto di restauro, portato a compimento dall’amministrazione comunale, con un cofinanziamento del GAL Le città di Castel del Monte, che ha interessato la parte meno nota e frequentata del complesso della Basilica di Santa Maria dei Miracoli: le Grotte ed il Ninfeo prospicienti la lama Margherita su cui si affaccia il Santuario stesso che si ricollega, attraverso la lama, con Barletta e il mare Adriatico.

LA GENESI DEL PROGETTO - Un progetto nato per iniziativa spontanea di un gruppo di appassionati e studiosi del sito di Santa Maria dei Miracoli. In particolare il diacono Michele Melillo, che ha portato all’attenzione del sindaco Nicola Giorgino la parte ‘posteriore’ del Santuario con la Lama, le Grotte ed il Ninfeo (oggetto del restauro) e un’antica cisterna. Com’è noto, la Lama è stata storicamente caratterizzata dai fenomeni di antropizzazione il cui risultato è l’insediamento che nel corso dei secoli ha subito notevoli evoluzioni fino a giungere alla situazione attuale del Santuario, strutturato su tre livelli.
La strutturazione su tre livelli del Santuario costituisce la sua caratteristica specifica: il primo livello si affaccia sulla Lama, ed è costituito dalla grotta in cui la tradizione narra che il 10 marzo 1576 venne rinvenuto l’affresco della Vergine con il bambino in grembo. La Chiesa ‘inferiore’ costituiva, quindi, l’originaria Chiesa ed era accessibile proprio dalla Lama Margherita, oggetto di restauro. Il secondo livello è costituito dalla Chiesa Mediana, detta della Crocifissione per il tema dei suoi affreschi, fatta realizzare dai Benedettini che il 20 aprile 1581 avevano preso possesso del luogo sacro. Il terzo livello è costituito dalla Chiesa più grande, posta al livello stradale, ed è l’attuale Basilica.

OBIETTIVI - Tornando all’intervento di restauro è risultato evidente che nel corso degli anni, con l’accesso al Santuario dal livello stradale si è andato perdendo il rapporto di stretta interrelazione tra la lama e l’insediamento religioso originario della cripta. Per raggiungere la Lama e visitare le grotte è indispensabile passare dalla Chiesa inferiore. Solo al visitatore esperto è concessa la possibilità di godere di quello splendido luogo, caratterizzato dalla vegetazione della lama. Infatti, frontalmente rispetto alla Chiesa, sul fronte della Lama, è posto un ninfeo con le due grotte oggetto dell’intervento realizzato. L’obiettivo del progetto di restauro è proprio quello di recuperare il rapporto tra l‘insediamento religioso e la Lama attraverso il restauro delle due grotte e del ninfeo. Il progetto è stato redatto dall’arch. Rosangela Laera con l’arch. Grazia Maria Roberto, la consulenza urbanistica dell’ing. Riccardo Ruotolo, la collaborazione per i rilievi dell’arch. Agata d’Ercole. Tre gli obiettivi: recupero di un bene di notevole rilevanza storica che versa in grave stato di abbandono; riqualificazione complessiva del complesso monastico benedettino; creazione di una qualificata offerta turistica/culturale.

INTERVENTO DI RESTAURO - L’intervento è localizzato sul ‘bordo’ della lama posto frontalmente rispetto all’ingresso della Chiesa Inferiore, un’area caratterizzata da una rigogliosa vegetazione che ricopriva le pareti della lama risalendo fino al piano di calpestio su cui s’impostano il ninfeo e le grotte. È stata effettuata una pulizia preliminare con l’eliminazione delle piante infestanti che provocavano il degrado. Poi, l’intervento, con la direzione di lavori dell’arch. Angelo Merra, consistito nel restauro della parete del Ninfeo, fortemente degradato in cui sono riconoscibili le decorazioni che incorniciano una piccola esedra nella quale vi è un frammento di mascherone-fontana. Alla base dell’esedra vi è una lastra di pietra nella cui parte centrale è inciso un paesaggio ameno protetto da una fortificazione di cui sono già occupati numerosi storici. Tale parte, nonostante il forte livello di degrado in cui versava, ha ripreso, almeno parzialmente, l’antica fisionomia. Restano le tracce della base delle colonne che, con una sorta di pergolato, congiungevano l’ingresso della cripta con il ninfeo: un vasto spiazzo documentato per accogliere i pellegrini sempre più numerosi.
La prima grotta presente sulla parete, detta Grotte delle Rose, ha le pareti decorate da uno strato d’intonaco sul quale sono dipinte, a cadenza regolare, numerose fasce verticali che contengono filari di margherite. La decorazione termina con una cornice che percorre il perimetro delle tre pareti definendo uno schienale. Sul soffitto della grotta sono dipinte rose. Sul lato destro, all’ingresso del vano scavato, vi è uno strato d’intonaco sul quale è presente una decorazione che raffigura una cornice, di gusto settecentesco di colore ocra-dorato, all’interno del quale è riconoscibile, un disegno a volo d’uccello, della lama antistante; nella decorazione è riconoscibile un ponticello che collega le due sponde.

«Il recupero di questa testimonianza – chiarisce il sindaco Nicola Giorgino – è stato realizzato con l’obiettivo di innescare un intervento di interazione tra il santuario ed il territorio circostante, facendo notare ai visitatori il rapporto con il mare ed il paesaggio circostante dei nostri insediamenti più rappresentativi. Infatti, in questo ambito si possono certamente inscrivere la Madonna dell’Altomare e la Cripta di Santa Croce che dovrebbero essere promosse turisticamente attraverso un unico ed articolato percorso che connoti la nostra città, con la collaborazione della diocesi e delle parrocchie».

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