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La cessione del complesso

Casa Divina Provvidenza, slitta
l'intesa. Si andrà a referendum

Casa Divina Provvidenza, slittal'intesa. Si andrà a referendum

27 Gennaio 2017

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Sul tavolo non c’è ancora l’offerta ufficiale, ma solo una «piattaforma» di una paginetta e mezzo su cui, per il momento, non c’è accordo. E così per il salvataggio di Casa Divina Provvidenza servirà un nuovo passaggio romano: il commissario Bartolo Cozzoli e il gruppo foggiano Universo Salute prepareranno una nuova bozza di accordo che dovrà essere presentata ai sindacati. Se nel prossimo incontro romano ci sarà l’ok, la piattaforma verrà poi sottoposta a referendum tra i 1.200 lavoratori del Don Uva.

La situazione resta incerta, ma con qualche piccolo passo avanti. I documenti ufficiali – ha spiegato Cozzoli – non vengono presentati ufficialmente per non dare vantaggi competitivi ad altri eventuali acquirenti (fino alla firma definitiva è sempre possibile esaminare altre offerte). La piattaforma ha però fatto venire al pettine due nodi importanti: Universo Salute non vuole assorbire direttamente i lavoratori ma chiede che vengano assunti ex novo con rinuncia a tutto il pregresso. Secondo, non vuole riconoscere le voci di salario accessorio che – per i medici – sono l’indennità ottenuta nel passaggio tra il contratto della sanità pubblica e quello Aris-Aiop.

Cozzoli ieri ha tentato di condurre una mediazione, soprattutto sul primo punto. Universo Salute sembrerebbe poi disponibile a mantenere per i lavoratori la tutela dell’articolo 18 ma ha dichiarato di voler abbassare del 20% l’incidenza dei salari sui costi totali con l’obiettivo di raggiungere il pareggio operativo entro l’anno successivo a quello del subentro. E tuttavia ha chiesto, come condizione indispensabile, che l’accordo sia sottoscritto all’unanimità o comunque da un ampia maggioranza. E questo ovviamente mette pressione ai sindacati.

«Le distanze si stanno accorciando – dice il segretario regionale della Cgil Fp, Biagio D’Alberto -, ma alcuni punti restano problematici. Per cui bisogna decidere di tirare una riga». Più dura la Fials: «Al nostro accesso agli atti il commissario non ha nemmeno risposto – dice il segretario regionale Massimo Mincuzzi -, ma nel merito sembrerebbe concordare con alcune delle nostre richieste. Sentiremo i lavoratori, ma di certo non possiamo consentire che firmino per la rinuncia a diritti che sono indisponibili». Non concorda l’Usppi con Nicola Brescia: «Solo il gruppo Universo Salute può salvare le sorti del Don Uva con certezze lavorative. Le diatribe di altre sigle sindacali in questo momento sono inopportune».

Resta però il problema della verifica degli adempimenti. Prima di dare l’ok al trasferimento di proprietà, il commissario e il ministero dello Sviluppo economico dovranno ottenere da Universo Salute le garanzie finanziarie. E ancora non c’è chiarezza sul fronte degli investimenti richiesti dal bando di vendita (riguardano soprattutto la sede di Potenza) né sulle strategie industriali, a oggi basate soltanto sui rimborsi della Regione (destinati a calare negli anni). Il taglio del 20% del costo del lavoro, infatti, non è sufficiente a colmare lo sbilancio tra costi e ricavi, oggi attestato tra i 4 e i 5 milioni.

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