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in campo le Api

Terrorismo, forze speciali
durante concerti e partite

Terrorismo, forze speciali  durante concerti e partite

di Giovanni Longo

BARI - Angeli preparati, discreti, invisibili. Se il terrorismo alza l’asticella, i Carabinieri hanno pronta la loro risposta. Si chiamano Api (Aliquote primo intervento), pronti a pungere nel momento opportuno in caso di necessità specie davanti ad assembramenti di persone. Non che Bari sia considerata una città a rischio attentati, ma il passaggio di possibili terroristi in transito da queste parti, come del resto risulta da molte indagini della Procura di Bari, induce a mantenere alta l’allerta. E dove si radunano tante persone, di questi tempi diventa indispensabile sorvegliare con qualche occhio esperto e preparato in più. Così il Comando provinciale dei Carabinieri ha messo in campo, appunto, le Api che affiancano le squadre operative di supporto, incardinate nel Battaglione.

«Sono uomini preparati ad affrontare eventi terroristici - spiega il colonnello Vincenzo Molinese, comandate provinciale dell’Arma -. Sono stati addestrati dalle “teste di cuoio”. Agiscono con professionalità per garantire la sicurezza della popolazione civile con la “vigilanza dinamica” predisposta in occasione di alcuni eventi come possono essere la “Cena bianca”, piuttosto che “Battiti Live”, o la partita del Bari». Ovvero manifestazioni, in astratto possibili obiettivi sensibili, dove tante persone si danno appuntamento per seguire un evento. Ribadiamo. Non c’è un’allerta terrorismo, ma è bene predisporre ogni strumento possibile per non farsi trovare scoperti. Questo è lo spirito che sta ispirando l’azione dei Carabinieri.

Tra i compiti delle «Api», anche fornire ai colleghi del Gis (Gruppo intervento speciale), le prime informazioni utili in caso di attentato. Si muovono in Suv blindati, hanno un equipaggiamento particolare, compresi giubbotti antiproiettile, ma sono in grado di non farsi notare e, soprattutto, in caso di necessità, di intervenire in situazioni critiche. L’esordio risale alla Cena in bianco organizzata sul lungomare all’altezza di San Cataldo. La zona era stata controllata dalle Squadre operative di supporto del Battaglione Carabinieri Puglia, le speciali unità antiterrorismo (Api, appunto) messe in campo addestrate da istruttori del Gis, in modo mirato, per pattugliare obiettivi sensibili ritenuti di particolare interesse ed eventi pubblici caratterizzati da folle. Un sofisticato sistema dotato di protezioni antiproiettile, fucili d’assalto e di tutta la speciale attrezzatura in uso normalmente ai reparti d’élite antiterrorismo. Una presenza, volutamente discreta per non condizionare i partecipanti, servita a garantire un sereno svolgimento della manifestazione mantenendo, però, la possibilità di interventi risolutivi. Chi non lo sapeva non se n’è accorto. I circa duemila partecipanti hanno trascorso una serata all’insegna della serenità, della convivialità e dell’allegria.

Il dispositivo di sicurezza, in realtà, era già entrato in azione in occasione del falso allarme bomba al centro commerciale «Bariblu» avvenuto qualche settimana fa. Ed è stato utilizzato anche ieri in occasione di della partita di Coppa Italia Bari-Cosenza, fuori e dentro lo stadio San Nicola e sul lungomare per «Battiti Live», il tour musicale organizzato da Radionorba.

Da un lato forze speciali, dall’altro le indagini. Molto delicate quelle condotte dai Carabinieri sia del Ros, sia del nucleo investigativo del comando provinciale. Nei giorni scorsi il Tribunale del Riesame ha sostanzialmente condiviso l’impostazione delle indagini condotte proprio dal nucleo investigativo, agli ordini del tenente colonnello Riccardo Barbera, coordinati dal pm antimafia Roberto Rossi. La vicenda riguarda Hakim Nasiri e i suoi connazionali afghani Surgul Ahmadzai e Qari Khesta Mir Akhmazai che per i giudici vanno arrestati. Per il Tribunale del Riesame, i tre stranieri «si sono associati per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale».

La vicenda suscitò non poche polemiche dopo la scarcerazione decisa dal giudice che ritenne all’epoca non ci fossero gravi indizi di colpevolezza. «Era un fucile giocattolo», aveva detto Nasiri commentando una pistola che lo ritraeva con un’arma all’interno di un supermercato in Inghilterra dove lavorava). Per il Riesame, invece, da Bari il gruppo di tre cittadini afghani si sarebbe «coordinato, sotto l’egida di una comune ideologia estremista, soprattutto per studiare ed individuare possibili obiettivi, mantenendo, nel frattempo, anche grazie a disponibilità di denaro di fonte ignota, contatti interni ed internazionali tutti da definire ma certamente gravemente indiziari e ponendo, dunque, in essere concretamente azioni volte a rafforzare l’ampia struttura organizzata - di natura transnazionale e pronta a colpire il mondo occidentale - che inonda il web di richiami alla guerra santa, di minacce di attentati e di esaltazione di azioni di martirio».

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