Giovedì 17 Gennaio 2019 | 17:59

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proposta di legambiente

«Molfetta si allaga?»
Spostiamo la zona industriale

allagamenti a Molfetta

di LUCREZIA D’AMBROSIO

MOLFETTA - Ricollocazione degli opifici che si trovano nelle lame per ripristinare il corso originario delle acque. Ecco la proposta choc di Legambiente che nel frattempo, ha presentato un esposto in Procura per chiedere l’accertamento delle responsabilità per quanto accaduto nelle scorse settimane nell’area industriale in seguito alle piogge.
«Non servono le grandi opere - afferma Marco Di Stefano, presidente della sezione locale - e non serve la cementificazione selvaggia del territorio. Né serve realizzare muri: una diga nelle lame, i canaloni artificiali in sostituzione delle lame naturali, i giganteschi bacini di accumulo che consumerebbero ancora la risorsa suolo preziosa e già a rischio».

E allora, al tavolo tecnico, voluto dal commissario, Mauro Passerotti, Legambiente ha avanzato una serie di proposte. Innanzitutto, secondo l’associazione ambientalista «il progetto di mitigazione del rischio idraulico» dovrà riguardare «solo quanto già edificato nella zona Asi, nella zona Pip e nelle aree residenziali cittadine a rischio. Tale progetto, in ogni caso, dovrà tener conto delle peculiarità territoriali, morfologiche e paesaggistiche, fino ad oggi stravolte e in parte cancellate dagli interventi di infrastrutturazione pubblica e di edificazione privata: in sintesi, occorrerà realizzare un intervento di riedificazione ambientale finalizzato a riattivare il corso originale delle lame anche mediante la ricollocazione di alcuni opifici improvvidamente costruiti nelle lame».

Non solo. Legambiente chiede anche «che sia installato, in tempi immediati e di concerto con la Protezione civile regionale e l’Autorità di Bacino, un sistema di monitoraggio e preallerta che consenta la migliore gestione del rischio attraverso interventi più rapidi e con il ricorso ad attrezzature idonee. Se il modesto evento alluvionale di sabato 16 luglio fosse stato opportunamente monitorato con pluviometri (dal costo assai modesto) installati a monte della zona industriale e se fosse scattato l’allarme per tempo con l’intervento delle idrovore già dalle prime ore del mattino, avremmo sicuramente evitato la gran parte dei danni causati dall’inondazione, danni ad oggi stimati pari a qualche milione di euro». E poi «che si intervenga con la massima cautela nelle attività di rimozione dei detriti dalle lame».

«Vanno salvaguardate e ripristinate, laddove danneggiate, tutte le opere - il presidente di Legambiente Molfetta - di sistemazione idraulica realizzate negli alvei, nel corso dei secoli, dai contadini: terrazzamenti, soglie di fondo, piccole briglie, attraversamenti. Tutte opere, queste, realizzate a secco, perfettamente integrate nel paesaggio rurale, che, ancora in questi tempi, hanno avuto un ruolo fondamentale nel favorire, per quanto ormai possibile, il deflusso delle acque. In definitiva, dunque, sono da evitare sommari interventi di ‘pulizia’ con l’ausilio di mezzi meccanici».

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