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di Antonello Minoia

Il PalaMartino sta lì. Nel centro di Bari, a metà strada tra la Fiera del Levante e la Basilica di San Nicola. A metà strada tra l’anima commerciale e i valori religiosi della città. Al centro. E rappresenta lo sport. Le origini, i significati, i principi. A questo splendido triangolo geografico va aggiunta la Società ginnastica Angiulli, più nel cuore di Bari (sia dal punto di vista territoriale che dal punto di vista della storia e delle emozioni del capoluogo).

Il PalaMartino si chiama così in onore di Francesco Martino, ginnasta barese, due ori a Londra nel 1924, uno agli anelli e uno nel concorso a squadre. Il triangolo della sua storia nella storia di Bari. Lo hanno voluto ricordare così nella sua città. Dedicandogli una via e un impianto sportivo. Probabilmente in un luogo non casuale.

Francesco Martino è «il signore degli anelli». Banale, ma sufficiente a spiegare cosa è stato per Bari e per l’Italia il primo barese a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi. E non è fantascienza. Anzi è storia. Un atleta del secolo scorso, nato a Bari, nel 1900. A 9 anni ha iniziato la sua attività sportiva con i fratelli più grandi, Angelo e Raffaele, tutti tesserati per la Società ginnastica, allora da soli due anni intitolata al castellanese Andrea Angiulli, appunto. A 12 era già in giro per l’Italia: Torino e Genova alcune tappe, all’epoca le maggiori rassegne sportive per la ginnastica.

A 15 anni era campione regionale. Tra il 1917 e 1920 ha prestato servizio militare: in Marina, chiamato a ripulire con i Mas i Dardanelli e il Mar Nero dalle mine (attività che gli è valsa anche un distintivo al merito). Ha vissuto la guerra, senza dimenticare la battaglia per lo sport. E ha iniziato a vincere concorsi militari e internazionali. Zara e Trieste, tra il 1921 e il 1922. Il 1924 è stato l’anno della storia. Ma, per fare la storia, bisogna fare sacrifici.

Fine agosto a Milano, gara preolimpica: Ciccio, lo chiamavano tutti così, cade dagli anelli. L’infortunio è grave, si teme per la sua partecipazione ai giochi olimpici. Spalla e gambe provocavano dolore fisico. Ma la mente va da un’altra parte: un anno dopo, a luglio, a Parigi, lui c’è, lo aveva promesso a se stesso e agli altri.

A Parigi era uno dei 200 atleti italiani, poco meno di 50 tornarono con una medaglia, lui fu uno dei 5 a vincere anche un oro individuale. Conquista il primo oro di squadra nel concorso collettivo che comprende 10 prove. Il secondo, invece, è ancora una volta una sfida con sé stesso, solo nell’individuale ad anelli. Solo, perché di fronte aveva compagni italiani, ma anche avversari jugoslavi, cechi e soprattutto francesi (tra gli atleti e soprattutto nel pubblico).

Sbalordisce tutti con due punteggi considerati ancora oggi dei record nella ginnastica italiana, sorprende tutti restando immobile per più di un minuto «a croce», in una di quelle posizioni che lo renderanno immortale. È il 20 luglio 1924: Parigi ha due re, entrambi italiani. Martino nella palestra Colombes davanti a 50mila spettatori, Bottecchia sugli Champs Elysees in maglia gialla al Tour de France. Entrambi rimasero senza fiato, sotto la bandiera italiana, lui solo piangeva per Bari. «Il giorno più bello della mia vita, ero il solo a vedere al centro di quella bandiera il caro nome della mia Bari. L’Angiulli, la tanta abnegazione, le tante difficoltà, la determinazione di voler essere qualcuno ed inserire la nostra Bari fra le città sportive più evolute» ha detto anni dopo.

Il Pala Martino sta lì. Nel centro di Bari, a metà strada tra la Fiera del Levante e la Basilica di San Nicola. Bari ha detto grazie a Ciccio, così. Nel nome e nello spirito. Nel segno dello sport. Perché Parigi nel 1924 aveva due re, entrambi italiani, ma solo uno piangeva per Bari.

(1. continua)

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