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terroristi in puglia

Il traffico di sim false
per sfuggire ai controlli

E nell'iPhone (inviolabile) di uno dei fermati forse altri segreti

Il traffico di sim false  per sfuggire ai controlli

di Giovanni Longo

BARI - «Noi sappiamo quante sim false abbiamo attivato». Che fossero possibili terroristi o presunti trafficanti di uomini non c’era differenza. Dalle indagini della direzione distrettuale antimafia di Bari che due giorni fa ha sgominato una possibile cellula jihadista con base a Bari, «sono emersi elementi in ordine all’attivazione fraudolenta di schede telefoniche (in quanto intestate a nome di persone ignare)», come si legge nel decreto di fermo disposto nei confronti di cinque stranieri, quattro afghani e un pakistano. Tre, ricordiamo, sono accusati di terrorismo internazionale, altri due di essere stati trafficanti di uomini, favorendo l’immigrazione clandestina.

Dalle carte emerge come gli stessi indagati parlassero su come procurarsi le preziose sim per comunicare in sicurezza. Consapevoli dei rischi cui si va incontro fornendo i documenti, era fondamentale non esibire al gestore telefonico di turno le proprie generalità. «Non c’è bisogno di dare i documenti, bisogna solo farli vedere. La fotocopia del mio documento, non la voglio dare a nessuno».

Proprio dai cellulari i carabinieri del Ros di Bari e del nucleo investigativo del comando provinciale, coordinati dal pm della direzione distrettuale antimafia Roberto Rossi, hanno estrapolato foto di obiettivi sensibili di Bari, Roma e Londra e video di quelli che potrebbero essere dei sopralluoghi. Stando alle indagini la presunta cellula legata all’Isis stava pianificando attentati in Italia e Inghilterra. Le indagini della Procura di Bari potrebbero averli sventati.

A proposito di cellulari. Altri due telefonini sono stati sequestrati dai carabinieri durante l’esecuzione dei fermi. Gli investigatori ritengono che nei dispositivi elettronici potrebbe esserci altro materiale utile alle indagini. La Procura, intanto, sta valutando strategie investigative e tecniche per sbloccare il telefono di una delle persone indagate nell’ambito dell’ampia indagine sul terrorismo internazionale di matrice islamica. La persona a cui è stato sequestrato il telefono per gli inquirenti baresi «non violabile» è un afghano 30enne e non è tra i destinatari del decreto di fermo. Su questo iPhone 6 Plus «nulla si è potuto fare in quanto il telefono è protetto da password», si legge nel provvedimento eseguito su tre persone, due invece, potrebbero essere fuggite in Afghanistan.

Oggi, nel carcere di Bari, si terrà l’udienza di convalida dei fermi. Gli indagati compariranno dinanzi al gip del Tribunale di Bari Francesco Agnino per gli interrogatori di garanzia. Si tratta di Gulistan Ahmadzai, accusato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, del 23enne afghano Hakim Nasiri, accusato di terrorismo internazionale. Il terzo fermato, il 24enne pakistano Zulfiqar Amjad, accusato di immigrazione clandestina, sarà invece interrogato per rogatoria a Milano dove è stato rintracciato dai Carabinieri.

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