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Il naufragio delle ciliegie
spaccate dalla pioggia

Raccolto dimezzato nel Barese. Crollano i prezzi: da 7 a 4,5 euro al chilo

Il naufragio delle ciliegie  spaccate dalla pioggia

di Marco Mangano

BARI - Il naufragio delle ciliegie di terra di Bari. Giove Pluvio le ha colpite per 48 ore. Pioggia e ancora pioggia: un nemico acerrimo che, per l’assenza di vento, ha provocato una risalita dell’umidità dal terreno che si è rivelata fatale per 6 Bigarreau su 10 e per 4 Giorgia su 10. Frutti spaccati e raccolto dimezzato. La Bigarreau è fra le varietà più vulnerabili: il frutto ha una buccia molto sottile. La Ferrovia è più resistente ma, se il maltempo dovesse colpire ancora, anche questa varietà, di assoluta eccellenza, potrebbe subire danni ingenti.

Insomma, nessuna pietà per i produttori, già messi a dura prova dalla «Rete del lavoro di qualità», sistema nobile nei propositi (punta a contrastare il caporalato) ma farraginoso e saturo di burocrazia all’atto pratico (l’Inps non rilascia i certificati per l’iscrizione e la grande distribuzione rifiuta di commercializzare con il marchio proprio i prodotti delle aziende escluse).

E veniamo al nocciolo della questione: i prezzi. Nonostante l’esigua quantità raccolta, sono in caduta libera: in soli 3 giorni sono passati da 7 a 4,5 euro al chilo.

«Si tratta di una situazione insostenibile - denuncia il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele che si ripete ormai in maniera ciclica. La ciliegia è un prodotto delicatissimo che, per gli alti costi di produzione sostenuti dagli agricoltori, non può essere ogni anno deprezzata. Per il futuro di questo prodotto e del nostro territorio deve essere necessariamente ricercata ed attuata una politica di marchio di qualità, considerato, peraltro, che questa produzione è concentrata in un territorio ben definito della regione. Per questo, su sollecitazione dei nostri giovani imprenditori cerasicoli, stiamo ipotizzando un percorso di denominazione di origine ai sensi del Regolamento Ue 1151 del 2012».

Anche nel 2015 c’era stato il crollo dei prezzi in campagna, mentre al dettaglio i consumatori acquistavano ciliegie di dubbia origine e qualità, etichettate da un generico «italiane» e vendute dai 3 fino agli 8 euro al chilo.

«Particolarmente importante - incalza il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - l’aspetto occupazionale. Il fabbisogno di lavoro per ettaro di ciliegeto specializzato è pari a circa 600 ore, l’85% delle quali assorbite nelle operazioni di raccolta. Considerando la produzione provinciale media e la produttività media del lavoro di raccolta, pari a 10-15 Kg/ettaro/operaio, si deduce che il fabbisogno annuo di manodopera raggiunge 2,1 milioni di ore lavorative, tutte raccolte nell’arco temporale di due mesi circa». Spesso il prodotto pugliese è immesso sui mercati nazionali e internazionali come prodotto privo di origine di provenienza e molte volte è commercializzato come proveniente da regioni come la Campania e l’Emilia.

«È un motivo in più per credere fermamente nel riconoscimento di un marchio di tutela comunitario - dice Benny Nardelli, giovane produttore di Conversano - ed esigiamo controlli serrati per assicurare la possibilità ai consumatori di acquistare prodotto locale che, non essendo soggetto a lunghi tempi di trasporto, garantisce freschezza e genuinità uniche, soprattutto alla luce dei nostri sforzi. Aver perso il 70% delle mie ciliegie precoci quest’anno è già troppo. Ora speriamo che vada meglio con le Ferrovia».

Con le sue 47mila tonnellate la provincia di Bari è la prima in Italia per produzione di ciliegie raccogliendo il 34% del totale nazionale. La Puglia mette sul mercato il 39,8% del quantitativo complessivo dell’intero Paese.

A parlare di «colpo di grazia, se il maltempo tornasse a flagellare il Barese», è Raffaele Carrabba, presidente della Cia di Puglia: «La produzione di ciliegie nella nostra regione - dice - è pari al 40% del totale nazionale. I nostri agricoltori continuano a scrutare il cielo sperando che non piova e non si registrino ulteriori sbalzi termici».

«Già un brutto colpo, infatti, è stato assestato dal maltempo nei giorni scorsi. Nelle zone più vocate per la coltivazione di ciliegi, e cioè nelle province di Bari e Bat, infatti, a seguito delle piogge torrenziali e degli sbalzi termici degli ultimi giorni, si registra un dimezzamento produttivo di Bigarreau, Giorgia e di varietà autofertili».

L’analisi passa poi alle Ferrovia, la varietà più pregiata: «Se il maltempo dovesse continuare, come si prevede, a rischio sarebbe anche questa varietà, caratteristica proprio della Puglia. Il che - osserva il numero uno della Cia regionale - determinerebbe davvero il colpo di grazia per migliaia di aziende che, dopo un anno di lavoro, aspettano la raccolta per potersi vedere riconosciuti gli sforzi e i sacrifici di un’intera annata. Se fino a qualche settimana fa l’inverno mite non ha consentito una normale gestione delle produzioni orticole, con il crollo vertiginoso dei prezzi alla produzione e l’interramento di enormi quantitativi di prodotti, in questi giorni, invece, le piogge torrenziali e gli sbalzi termici hanno assestato un duro colpo al settore. Speriamo - conclude - che le condizioni meteo migliorino, altrimenti si registreranno ulteriori ingenti danni ad un settore ormai alle prese con una crisi senza precedenti».

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