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In Puglia e Basilicata

il caso a lecce

Valori catastali aumentati
«Non all'arbitrio dei sindaci»

comune di lecce

Lo hanno deciso le Sezioni Unite civili della Cassazione accogliendo un ricorso di Codacons, Adoc e Adusbef contro il Comune di Lecce

18 Aprile 2016

ROMA - I sindaci non hanno carta bianca quando decidono di far quadrare il bilancio aumentando le imposte sulle case tramite il riclassamento catastale preceduto dalla suddivisione del territorio in microzone. Lo hanno deciso le Sezioni Unite civili della Cassazione accogliendo un ricorso di Codacons, Adoc e Adusbef contro il Comune di Lecce che, ad avviso delle associazioni dei consumatori, in maniera indiscriminata e immotivata, a partire dal 2010 aveva elevato il valore del mattone in due quartieri spedendo migliaia di avvisi di accertamento. Contrariamente a quanto deciso dal Consiglio di Stato - che aveva dato ragione al sindaco - la Cassazione ha stabilito che le «microzone» non possono essere disegnate a piacimento ma devono riunire aree omogenee e il riclassamento non è giustificato se non sono stati migliorati i servizi urbani o se non emergono differenze di prezzo significative nei valori di mercato delle case tra una zona e l'altra. La valutazione sulla 'legittimità' del riclassamento spetta al giudice amministrativo e non a quello fiscale.

In particolare, gli ermellini sottolineano - nella sentenza 7665 - che «quando si tratta di un mutamento di rendita inquadrabile nella revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali», la ragione giustificativa «non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, nè la mera richiesta del Comune, bensì l'accertamento di una modifica del valore degli immobili presenti nella microzona».

L’amministrazione finanziaria competente - spiega il verdetto - deve «specificare» se la revisione dei parametri è avvenuta «a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano, trattandosi di uno dei presupposti del riclassamento». Oppure, dato che la revisione dei valori catastali è possibile anche nelle microzone «per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato e il corrispondente valore medio catastale si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali», ciò comporta che «il singolo classamento debba avvenire mediante l’utilizzo e la modifica del reticolo di microzone, avente portata generale in ambito comunale». La Cassazione rileva che si «tratta di atti amministrativi, non dissimili da altri che hanno valenza urbanistica e di natura pianificatoria o programmatoria per la P.A., essendo volti a risolvere specifici problemi tecnico-estimativi posti in astratto dall’ordinamento fiscale e destinati ad operare nei confronti di una generalità indeterminata di destinatari, individuabili solo 'ex post’».

La conseguenza è che, per decisione del Tar in prima istanza e poi del Consiglio di Stato, se la riclassificazione catastale viene annullata - come era successo in primo grado in questa controversia - si determina «il venire meno degli effetti nei confronti di tutti i destinatari, compresi quelli rimasti estranei alla controversia». In pratica viene azzerato il piano di revisione. Con questa decisione la Cassazione ha tolto al giudice tributario la competenza - assegnatagli dal Consiglio di Stato nel secondo grado di questa causa - ad occuparsi della valutazione delle basi giustificative della riclassificazione. I supremi giudici la hanno assegnata alla giustizia amministrativa dei Tar che ha una sensibilità più incline a valutare le proteste dei consumatori, portatori di interessi diffusi, rispetto a quella dei giudici fiscali. A questi ultimi spetterà di occuparsi solo delle cartelle esattoriali, senza possibilità di sindacare sugli atti emanati dal sindaco con il placet dell’amministrazione finanziaria. «La novità della questione di giurisdizione e il complesso evolversi della legislazione in materia costituiscono giustificati motivi per compensare le spese di legittimità», concludono le Sezioni Unite (presidente Luigi Macioce, relatore Ettore Cirillo). Ora consumatori e Comune di Lecce devono tornare davanti al Consiglio di Stato.

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