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marsicovetere

Ci sono i fondi
per l'area archeologica
ma è tutto fermo

Si tratta di 2,8 milioni di euro messi a disposizione da Eni e Shell, nell’ambito di un protocollo d’intesa, siglato nel 2011 con la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Basilicata

area archeologica a Marsicovetere

di LUIGIA IERACE


MARSICOVETERE - Doveva essere un modello di innovazione e ricerca, da realizzare in tempi di record trattandosi di un sito definito di interesse nazionale dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Basilicata. Secondo le previsioni ci sarebbero voluti due anni, per completare il recupero e la valorizzazione della Villa dell’imperatrice lucana Bruttia Crispina, situata a contrada Barricelle a Marsicovetere. Ne sono passati quattro, ma i lavori di consolidamento, restauro e musealizzazione del sito destinato ad essere inserito nei percorsi turistici di visite archeologiche e culturali dell’Alta Val d’Agri, sono ben lontani dall’essere ultimati.
E questa volta non è certo perché manchino le risorse.

I fondi ci sono e sono tanti: 2,8 milioni di euro. Li hanno messi a disposizione Eni e Shell, nell’ambito di un protocollo d’intesa, siglato nel mese di ottobre 2011 con la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Basilicata, per il recupero e la valorizzazione del sito. Veloce la tempistica programmata dalla Soprintendenza archeologica: due anni di lavori, ma sotto la supervisione delle compagnie petrolifere, che avrebbero erogato i fondi, in maniera mirata e secondo step ben definiti, proprio per evitare dispersioni di risorse e garantire al tempo stesso il completamento del progetto in tempi rapidi.

Insomma, una cautela necessaria anche per evitare di incorrere nelle note situazioni legate agli sprechi delle royalty. Eppure, nonostante gli impegni assunti, i tempi sono slittati e si procede lentamente. Ma andiamo con ordine. La scoperta della villa romana è avvenuta nel luglio del 2006, a due metri di profondità, durante i lavori di realizzazione delle condotte di collegamento tra i pozzi di Cerro Falcone e il Centro Olio Val d’Agri di Viggiano. Il prezioso rinvenimento non consentiva di completare i lavori e anche l’individuazione di un tracciato alternativo, rispetto a quello originariamente progettato, non era possibile per l’alto tasso di antropizzazione dell’area. Quindi, per recuperare il patrimonio archeologico e preservare l’ambiente, è stato realizzato un micro tunnel, lungo circa 80 metri, al di sotto della villa Romana, a una profondità di circa 12 metri, tale da escludere qualsiasi interferenza con il complesso archeologico. Al tempo stesso, le compagnie petrolifere, nell’ambito degli obblighi di ripristino dell’area, si impegnavano a finanziare il progetto di recupero e di valorizzazione del sito, definito dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Basilicata, per la fruizione di uno dei più importanti e monumentali complessi rurali di età romana venuti alla luce negli ultimi anni in Italia meridionale.

A disposizione 2,8 milioni di euro. «Una somma consistente per un’iniziativa unica a livello nazionale che vede l’impegno di due società petrolifere in un progetto innovativo anche nelle modalità – sottolineava l’allora responsabile scientifico del progetto -. Non una semplice esposizione di reperti, ma una ricostruzione del sito attraverso rappresentazioni virtuali che riproducono in 3D l’impianto della villa, il territorio, la vita, l’economia e le produzioni locali dell’epoca imperiale rapportandole alle attuali da rilanciare con un marchio della villa come attrattore turistico».
Un unicum anche per le caratteristiche di unicità adottate anche nel recupero del sito, diventato l’esempio emblematico della compatibilità tra attività estrattive e tutela dell’ambiente e dei suoi beni, peccato che quel progetto dove ricerca archeologica, innovazione tecnologica e sviluppo del territorio ancora non decolla.

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