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Il selfie col morto è autentico nei guai protagonista e autore

Il selfie col morto è autentico nei guai protagonista e autore

Il selfie col morto è autentico nei guai protagonista e autore

 
Il selfie col morto è autentico nei guai protagonista e autore

Martedì 19 Maggio 2015, 13:20

03 Febbraio 2016, 07:04

di ENRICA D’ACCIÒ

BITONTO - Il selfie con il cadavere che nei giorni scorsi circolava sui social network è autentico. A confermarlo è la Polizia. Infatti gli uomini del commissariato, diretti dal vicequestore Giorgio Oliva, sono riusciti a identificare e hanno denunciato sia l’autore sia il protagonista dello scatto fotografico con il corpo di una donna morta da circa 50 anni. I due «creativi», sia quello che si è fatto immortalare con accanto a sé il corpo della donna estumulato nel cimitero cittadino, sia l’amico che gli ha scattato la foto adesso dovranno rispondere di vilipendio di cadavere, un reato che può costare a entrambi la condanna alla reclusione da uno a tre anni.

Dal commissariato non arrivano notizie sulla loro identità ma si può pensare che almeno l’uomo - vivo - ritratto nell’immagine sia un addetto ai lavori della necropoli. Infatti nella foto egli indossa tuta bianca e mascherina. Il risultato delle indagini è illustrato in una nota diffusa in serata dal commissariato stesso: «In questo periodo - vi si legge - sul web, nei vari blog e social network, è divenuta virale l’immagine di una foto scattata all’interno della cappella del cimitero di Bitonto dove è ritratto il cadavere mummificato di una donna sostenuto da un uomo con tuta igienica bianca e mascherina. Ciò - ricorda il dirigente della Polizia - ha provocato nell’ambiente cittadino e nel mondo virtuale del web indignazione generale per il disprezzo e la mancanza di rispetto della pietà dei defunti da parte del soggetto che, dopo essersi fatto immortalare, ha permesso la pubblicazione della foto sul social network Facebook. Le indagini di questo commissariato - fa sapere il dottor Oliva - hanno permesso di identificare, e di deferire all'autorità giudiziaria, l’autore del macabro gesto, nonché l’altra persona che ha scattato la foto in questione».
Infine: «La ipotesi di reato è quella prevista dall'articolo 410 del codice penale, vilipendio di cadavere» .

Si è risolto così il giallo del macabro selfie che dal 5 maggio scorso ha tenuto banco sui social network, quasi come un virus, lasciando però in chi incappava nella foto-choc il beneficio del dubbio che si trattasse di un fotomontaggio. Così non è stato, e la Polizia lo conferma. L’assurdo «set» era la cappella di una confraternita nel cimitero cittadino di Bitonto, come scrivevamo una quindicina di giorni fa sulla «Gazzetta». Non abbiamo voluto pubblicare la foto macabra e tanto meno lo faremo adesso. In primo piano, a figura intera, un uomo, tracagnotto, in tuta monouso bianca e mascherina, stile medico legale sulla scena del crimine. Alla sua sinistra, una figura di donna evidentemente irrigidita dal rigor mortis, «cartonificata», secondo u n’espressione propria dei becchini dell’Italia meridionale. Ed è proprio uno di loro, che chiede l’anonimato, che allora confermava: «La foto è vera. Nessun fotomontaggio. È stata scatta durante le operazioni di estumulazione». L’imma - gine è rimbalzata di cellullare in cellulare, in una specie di gioco perverso.
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