Martedì 28 Settembre 2021 | 15:53

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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Da «Radio Balilla» a Radio Deejay: 80 anni di radio. Oggi vi sono 600 stazioni

Radio Balilla La data storica è il 6 ottobre 1924, con la voce dell'annunciatrice Maria Luisa Boncompagni che proveniva dall'etere, quasi come una voce proveniente da chissà quale pianeta. In realtà si trattava dell'annuncio di un programma di musiche sotto l'egida dell'Uri, l'Unione Radiofonica Italiana.
Le trasmissioni radiofoniche in Italia compiono esattamente ottant'anni, e sono portati decisamente bene, considerando che questo mezzo di comunicazione, a più di cent'anni dai primi pionieristici esperimenti di Guglielmo Marconi sulla propagazione delle onde radio, resta uno dei più diffusi.
Qualche cifra: più di 35 milioni di ascoltatori ogni giorno (sparsi sulle varie frequenze), oltre 500 milioni di Euro di introiti pubblicitari (in crescita), e mobilitazione degli editori stimolati dalle norme varate di recente per lanciare iniziative e costruire raggruppamenti.
Beh, non c'è che dire: la radio, pur avendo sgomitato finora tra il fenomeno TV dagli anni cinquanta, e da qualche anno con Internet, resiste baldanzosa.

Ma facciamo un salto indietro in quelli che vennero anche definiti come gli anni d'oro della magica scatolina dalla quale, come per magia, era possibile ascoltare voci e suoni. Forse più voci che suoni, fin dall'inizio, considerando che il governo di allora ci mise poco a capire quelle che erano le sue potenzialità informative, e anche tramite l'Eiar, nato nel 1928, iniziò subito a diffondere i propri annunci.
Gli anni sotto il miracolo dall'etere trascorrono veloci e già nel 1933 nasceva «radio rurale», apparecchi destinati all'ascolto collettivo e anticipatori della radio individuale chiamata non a caso, vista l'epoca, «Radio Balilla».
E tra i primi annunci, i primi programmi musicali e notiziari, iniziò a spuntare anche la mitica voce di Nicolò Carosio, per le radiocronache dei mondiali di calcio del 1934 e 1938 entrambi vinti dall'Italia di Pozzo.

Si arriva ben presto al periodo, ancora un po' buio, di «Radio Londra» e poi, nel dopoguerra, agli anni ruggenti in cui la televisione in Italia era solo agli inizi e la radio si era notevolmente potenziata: nel 1952 i canali erano già tre, e il terzo è persino tutto dedicato alla cultura.
Inizia una programmazione vera e propria, e prendono il via programmi come «Radio Sera» con la celebre musichetta d'annuncio con «Ascolta, si fa sera».
Si diffonde sempre più la cultura (Ungaretti e Montale tra i primi protagonisti, Montanelli tra i successivi) e restano nella storia programmi musicali fatti con ironia come «Alto Gradimento» della coppia Arbore-Boncompagni, tutti i giorni in tarda mattinata, e «Gran Varietà» la domenica. Il tutto, all'inizio degli anni settanta, quando già la Tv è un fenomeno (o quasi) di massa.
E mentre le voci di Ciotti e Ameri accompagnano milioni di italiani in un epoca dove «Quelli che il calcio» erano in realtà gli stessi tifosi con la scatolina gracchiante attaccata all'orecchio, e gli abbonamenti per vedere le partite sulla Pay Tv non erano nemmeno ipotizzabili, Corrado lancia «La Corrida» in tarda mattinata nel week-end, e la gente, pur di ascoltarla, non accende nemmeno la Tv.

Programmi che hanno fatto storia, da citare, ve ne sarebbero moltissimi: ricordiamo però i mitici «Chiamate Roma 3131» (le gente parla in diretta per la prima volta interagendo), la «Hit Parade» discografica di Lelio Luttazzi, e il molto più recente, ma ascoltatissimo «Radio anch'io» di Gianni Bisiach.
Molti dei giornalisti italiani che diventeranno poi famosi in Tv dagli anni cinquanta in poi iniziarono dai microfoni della radio: da Lello Bersani a Paolo Rosi, da Tito Stagno a Ruggero Orlando, da Enzo Tortora allo stesso Bisiach, tanto per citarne alcuni.
E dopo questo veloce excursus storico, concludiamo con qualche altra cifra significativa per questo compleanno che celebra la radio italiana, e che ci porta, oltre che alla radio nazionale come la Rai, verso altre realtà importanti come quelle delle radio private che trasmettono dal 1975.

Oggi nel nostro paese sono attive circa 600 stazioni radio, 250 delle quali considerate di rilevante ascolto. I loro palinsesti sono mirati a precise tematiche: politiche, religiose, culturali, musicali, eccetera. Le più recenti classifiche di ascolto mettono in pole position Radiouno Rai (oltre 7 milioni di contatti al giorno), e subito dopo Radio Deejay (5,5 milioni); in terza fila Radiodue Rai (poco meno di 5 milioni) e poi Radio Dimensione Suono, Rtl 102.5, Radio Italia, Radio 105, Radio Monte Carlo, e Radio Tre Rai.

Antonio Lo Campo

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