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In Puglia e Basilicata

Ambiente

Ex Ilva, Legambiente chiede di dimezzare la capacità massima di produzione

Ilva, nel piano Mittal Marcegagliaspuntano oltre 2400 esuberi

L'obiettivo, scrivono al premier Draghi, è portarla da 6 a 3 milioni di tonnellate annue e scongiurare qualsiasi rischio sanitario

07 Luglio 2021

Redazione online

Taranto - Disporre una «integrazione della Valutazione del Danno Sanitario, volta ad appurare la produzione annua di acciaio realizzabile in base all'attuale quadro emissivo dal siderurgico di Taranto», e nelle more «abbattere in via prudenziale del 50%, con decretazione d'urgenza, la capacità produttiva massima attribuita agli impianti attualmente in uso, portandola da 6 a 3 milioni di tonnellate annue».

È la richiesta che Legambiente rivolge al premier Mario Draghi e ai ministri della Transizione ecologica, della Salute, dello Sviluppo Economico, del Lavoro e per il Sud. L'associazione spiega che dalla Valutazione del Danno Sanitario effettuata da Arpa Puglia, AReSS Puglia e Asl Taranto nell’ambito del riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento ora Acciaierie d’Italia, emerge «la permanenza» di un rischio sanitario residuo «non accettabile relativo ad uno scenario di produzione di 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio attualmente autorizzata».

Il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, il presidente regionale Ruggero Ronzulli e il presidente tarantino Lunetta Franco ritengono inoltre che «qualunque nuovo Piano Industriale posto a base di un processo di decarbonizzazione» debba essere «sottoposto al vaglio di una scrupolosa valutazione preventiva dell'impatto ambientale e sanitario tale da scongiurare a priori la possibilità di nuovi malati e morti attribuibili ai processi produttivi». Sempre che porti «in tempi ragionevoli - e non biblici - alla fine del ciclo integrale basato sul carbone prevedendo da subito, insieme a forni elettrici, l’avvio della rivoluzione dell’idrogeno verde per la produzione di acciaio».

Infine, l'associazione sollecita la «bonifica dei suoli, della falda e dei fondali marini contaminati da decenni di sversamenti, non solo dell'ex Ilva, con particolare riguardo al Mar Piccolo di Taranto, da un lato, e delle aree rimaste nelle disponibilità dei Commissari di Ilva in As dall'altro».

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