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In Puglia e Basilicata

ELEZIONI POLITICHE 2022

Centrodestra

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Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni


Forza Italia


Lega per Salvini Premier


Noi Moderati / Lupi – Toti – Brugnaro – UDC

Centrosinistra

26,46%

Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista


Alleanza Verdi e Sinistra


Impegno Civico Luigi Di Maio – Centro Democratico


+Europa

Terzo Polo

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Azione – Italia Viva – Calenda

M5S

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Movimento 5 Stelle

Centrodestra

44,12%

Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni


Forza Italia


Lega per Salvini Premier


Noi Moderati / Lupi – Toti – Brugnaro – UDC

Centrosinistra

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Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista


Alleanza Verdi e Sinistra


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Terzo Polo

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il dibattito

Il referendum divide i politici pugliesi

Il referendum divide i politici pugliesi

Giustizia: Lega e Fi favorevoli ai quesiti, freddi i meloniani, no di Pd e 5S

29 Giugno 2021

Michele De Feudis

Bari - La giustizia italiana ha bisogno urgente di riforme, il dibattito è ormai un refrain nel dibattito pubblico. Una accelerazione verso un possibile cambiamento arriva con i referendum promossi da Lega e Radicali. Ieri sulla colonne della Gazzetta il segretario dell’Anm, Salvatore Casciaro, ha espresso riserve sulla consultazione, considerandola sostanzialmente solo «demolitoria», mentre i parlamentari pugliesi hanno posizioni differentemente articolate.

Per il senatore Roberto Marti (Lega): «Il tema giustizia deve coinvolgere tutti. In ogni famiglia magari ci si è confrontati con una situazione come quella decritta da Palamara: giudici condizionati per via delle correnti… La maggior parte dei giudici lavora bene. Ma quella piccola parte di magistratura che fa parte del “sistema” sta facendo solo danni. Il referendum serve a garantire l'indipendenza della magistratura». «Sulla prospettiva riformista - aggiunge - diamo appoggio alla Cartabia: sta facendo un ottimo lavoro in particolare sulla prescrizione, modificando l’impostazione di Bonafede. Garantismo è il rispetto dei diritti di difesa e delle regole del giusto processo, all’esito del quale però è necessario assicurare, in caso di condanna, la certezza che la pena, giustamente severa per i reati più gravi, venga eseguita. Oggi tutto questo non c’è».

Non sono entusiasti del referendum gli esponenti di Fdi. Ylenia Lucaselli, deputato: «Abbiamo affrontato il tema della riforma della giustizia da tempo in parlamento. Condividiamo alcune proposte all’interno dei referendum. Non condividiamo la legge Severino e abbiamo proposto una serie di emendamenti di Fdi per la modifica della composizione del Csm: se la Lega e i Radicali volessero modificare velocemente le norme del Csm, potrebbero farlo sostenendo i nostri emendati in Commissione giustizia».

Dario Damiani, senatore forzista di Barletta: «Che Fi sia il partito che più di tutti da tempo preme sull'acceleratore delle riforme strutturali a beneficio della competitività del Paese, non credo sia una novità. A nostro avviso i due pilastri di una riforma strutturale sono proprio il fisco e la giustizia, appesantiti purtroppo da lentezze e procedure che vanno snellite, nel pieno rispetto delle garanzie e dei diritti dei cittadini. Perciò abbiamo già avviato una raccolta firme per la riforma del fisco, a cui si affiancherà a giorni quella per sostenere i quesiti referendari sulla giustizia, in linea con le nostre battaglie di sempre. Il referendum? Su temi fondamentali come il rapporto fra il cittadino e la giustizia ritengo giusto interpellare gli elettori».

Scettica Bruna Piarulli, senatrice 5S, componente della Commissione Giustizia: «Non mi piace la via referendaria per riformare la giustizia. Non ne vedo la necessità: è un dispendio di tempo e denaro. Salvini poteva fare queste riforme quando era al governo. Ora si può fare ugualmente un cambiamento, lavorando su testi condivisi. Del resto alcune riforme sono già incardinate alla Camera e al Senato per quanto riguardo la riforma del processo civile e penale. Sul Csm? Mi convince la proposta di Bonafede volta a scegliere con sorteggio i componenti».

Alberto Losacco, deputato Pd, è contrario: «I referendum servono per sollecitare il Parlamento a intervenire su una materia da cui è assente o ad abrogare una norma che nel sentimento comune non ha più ragion d’essere. Ma che senso ha promuovere una campagna referendaria sulla giustizia quando la sua riforma è uno dei cardini dell’attuale iniziativa parlamentare e governativa, rappresentando, tra le altre cose, uno dei perni per il corretto sviluppo del Pnrr? Quella della Lega è un’iniziativa che odora di strumentalità politica». 

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