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Il nodo del siderurgico

Ex Ilva di Taranto, il sindaco chiede al Governo un accordo di programma

Melucci: «Al primo posto la salute della comunità, bisogna realizzare un piano per la chiusura dell’area a caldo e la corretta valutazione del danno sanitario»

Ilva, nel piano Mittal Marcegagliaspuntano oltre 2400 esuberi

Taranto - «C'è solo una cosa da fare con grande urgenza e indipendentemente dal pronunciamento del Consiglio di Stato: il Governo deve convocare gli enti locali e avviare il percorso verso un accordo di programma, che tenga al primo posto la salute e le esigenze della comunità, che non possono che equivalere a un piano per la chiusura dell’area a caldo e la corretta valutazione del danno sanitario. Al di fuori di questo perimetro non vi è alcun futuro per la produzione di acciaio a Taranto e non c'è Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che tenga».

Lo afferma il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci tornando a precisare la posizione dell’ente a prescindere dalla decisione che assumerà il Consiglio di Stato sul ricorso di ArcelorMittal e Ilva in As contro la sentenza del Tar di Lecce che dispone la fermata dell’area a caldo dello stabilimento proprio in ottemperanza a una ordinanza sulle emissioni del primo cittadino.

Il termine dei 45 giorni per il deposito del provvedimento dei giudici di Palazzo Spada è il 27 giugno. «Qualunque cosa possa provenire dal Consiglio di Stato - precisa il sindaco - il percorso per lo stabilimento siderurgico di Taranto è ormai segnato, mi sorprenderebbe davvero che qualsiasi ministro od organismo di Governo riuscisse a non tenere conto di tutta la letteratura scientifica, di tutte le sentenze e le ordinanze locali, dei diritti dei cittadini. Il tutto mentre periodicamente si registrano incidenti affatto trascurabili nell'ex Ilva. Ormai siamo alle responsabilità personali e saremmo persino fuori dalla storia e dalla traiettoria delle politiche europee».

Il Comune di Taranto, conclude Melucci riferendosi alla richiesta di accordo di programma, «ha fatto di tutto per preparare questa strada, confidiamo che siano state trasmesse adeguatamente queste argomentazioni al neopresidente di Acciaierie d’Italia Franco Bernabè».

L'IRA DEI SINDACATI

«Riteniamo che il Governo Draghi debba avere il coraggio di dire con chiarezza cosa intende fare senza girare attorno ai problemi, smettendola di utilizzare slogan e avviando un processo di confronto aperto con le rappresentanze dei lavoratori e delle istituzioni locali. Non è accettabile che ad oggi il Cda di Invitalia non si sia ancora insediata, lasciando la gestione della fabbrica nelle mani della multinazionale».

È quanto affermano Fim, Fiom e Uilm di Taranto in relazione alla situazione «di sostanziale immobilismo» che riguarda lo stabilimento Acciaierie d’Italia in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato sulla ipotesi di fermata dell’area a caldo.


Le sigle metalmeccaniche «lanciano l'ennesimo appello al Governo e in assenza di risposte certe metteranno in piedi ulteriori iniziative contro chi non assume una posizione chiara sulla vertenza ex Ilva e per continuare rivendicare un serio processo di risanamento ambientale insieme ad un piano occupazionale che tenga insieme salute e lavoro».


Secondo Fim, Fiom e Uilm, «per superare questa fase di transizione servirebbe mettere al sicuro i lavoratori attraverso un piano occupazionale che garantisca una prospettiva certa» in quanto «non è pensabile continuare a gestire la cassa integrazione, così come ha fatto ArcelorMittal, con l’unico obiettivo - sostengono - di razionalizzazione del personale per trarne un beneficio economico a discapito degli stessi lavoratori e degli impianti di produzione».

Le organizzazioni sindacali ritengono inoltre «ingiustificabile la richiesta da parte dell'azienda di slittamento di alcune prescrizioni Aia in scadenza al 30 giugno. Il Piano Ambientale non può continuare ad essere disatteso e/o slittato, così come la copertura dei parchi minerali, un’opera quest’ultima lasciata in sospeso. Riteniamo imprescindibile l’intervento del Governo affinché - concludono - si possa uscire da questa difficile fase di empasse e dare risposte a migliaia di lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in As e appalto».

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