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Incontro Draghi-sindaci, c’è il nodo dei fondi diretti

Decaro (Anci): con bandi regionali e decreti interministeriali si perde tempo

sindaci

Il vero nodo rimangono i fondi diretti. Il vertice sul Recovery Fund che ieri ha messo di fronte il premier Mario Draghi e i sindaci, con la partecipazione dei ministri Daniele Franco e Maria Stella Gelmini, ha infatti lasciato la questione aperta pur in un clima di condivisione e cordialità.

Le tre richieste avanzate dagli amministratori le ha messe sul tavolo, in premessa, il sindaco di Bari e presidente Anci Antonio Decaro: «Servono finanziamenti diretti alle città - incalza il primo cittadino -, per evitare di perdere tempo in decreti interministeriali e bandi regionali. Sono necessari, inoltre, interventi di semplificazione degli iter di autorizzazione dei progetti e assegnazione dei fondi; riteniamo indispensabili, infine, assunzioni a tempo determinato legate alle attività del Recovery». I Comuni sanno spendere purché siano messi nelle condizioni di farlo è dunque il messaggio recapitato.

Draghi ascolta e raccoglie. poi rilancia promettendo che l’esecutivo si adopererà perché i Comuni dispongano di personale adeguato e competenze necessarie per poter attuare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una promessa che riecheggia poi anche nelle parole di Dario Nardella, sindaco di Firenze e coordinatore dei sindaci metropolitani «Dall’incontro - evidenzia - sono emerse novità e conferme a partire dal riconoscimento delle Città Metropolitane tra gli enti attuatori del piano nazionale di resilienza e rilancio. È stata poi confermata - prosegue - l’intenzione di avviare concorsi per assumere a tempo determinato i profili tecnici necessari per seguire l’andamento del piano e quella di procedere velocemente con la semplificazione normativa».

Insomma, due su tre sembrano prese. Ci saranno assunzioni e semplificazioni normative, oltre all’inserimento nel novero degli enti attuatori, ma sul fronte dei finanziamenti diretti certezze non ce ne sono. Almeno al momento. E i margini di trattativa, però, paiono pochi anche in virtù dei tempi di consegna particolarmente stretti. Il piano, definito nei contenuti ma anche nella governance (da sempre nodo particolarmente spinoso), dovrà essere consegnato entro il 30 aprile alla Commissione europea per le procedure di valutazione. La marcia del Recovery, insomma, deve proseguire a tappe forzate. Già stamattina, alle 10, è previsto un nuovo incontro a Palazzo Chigi per fare il punto sul Piano alla presenza dei ministr Franco (Mef), Roberto Cingolani (Transizione ecologica) ed Enrico Giovannini (Infrastrutture). È il primo giro di valzer in attesa dei successivi faccia a faccia nei quali peserà moltissimo la questione del rinnovo del Superbonus 110%. Poi, i numeri: secondo l’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio il Piano peserà 191,5 miliardi, circa 5 miliardi in meno rispetto quattro mesi fa. L’abbassamento si deve all’aggiornamento del Pil e alle variabili macroeconomiche utilizzate per conteggiare le risorse del Rrf destinate a ciascuno dei Paesi membri. Conteggiando anche i 31,5 miliardi di risorse nazionali affiancate il piano salirebbe così a 223 miliardi.

Infine, un segnale rilevante per la marcia del Recovery è arrivato nella mattinata di ieri con una notizia d’oltralpe: la Corte costituzionale tedesca ha respinto il ricorso dei sovranisti di Afd contro il piano europeo, «liberando», di fatto, il percorso della macchina burocratica verso il traguardo finale.

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