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I grillini spaccati sull'intesa col Pd: «il voto pugliese come l'Ohio»

Bari, i grillini spaccati sull'intesa col Pd: il voto pugliese come l'Ohio

Ma la foggiana Barone non ci sta: «Noi sosterremo la Laricchia»

21 Luglio 2020

Michele De Feudis

BARI - Il voto delle regionali pugliesi decisivo per il futuro del governo Conte, come l’orientamento dell’Ohio nelle presidenziali americane: questa è una suggestione ricorrente nei Palazzi romani dove il centrosinistra sta cercando in extremis di compattare la coalizione giallo-rossa, uniformando i territori agli equilibri del governo nazionale. L’esperimento è riuscito in Liguria con la candidatura del giornalista Ferruccio Sansa, mentre si è arenato - al momento - in Puglia: qui i pentastellati vicini al premier Giuseppe Conte (come il deputato Paolo Lattanzio) premono per un accordo con il governatore uscente della sinistra Michele Emiliano, mentre l’ala vicina a Luigi Di Maio (con l’ex ministro Barbara Lezzi) è schierata per la candidatura di Antonella Laricchia, designata già dalle regionarie. E tra le ipotesi per dirimere la diatriba c’è anche il ritorno al voto sulla piattaforma Rousseau, per confermare o mutare il precedente orientamento.

Dalla Puglia, però, si leva la voce pro Laricchia di Rosa Barone, consigliere regionale e presidente della commissione regionale antimafia: «Noi - spiega alla Gazzetta - Andiamo dritti per la nostra strada perché siamo una alternativa seria al passato e al passato remoto di questa regione. Chiediamo un atto di coraggio per scegliere chi non ha mai governato come noi Cinquestelle». La Barone poi torna a battere sul tasto delle «liste pulite» per marcare la differenza dal centrosinistra: «Il M5S ha un’altra concezione della politica e della legalità. Non è possibile trovare intese con chi prende voti da persone ambigue e poi cerca accordi con noi che siamo puliti. Noi non siamo toccati da inchieste: diverse persone nelle liste di Emiliano sono al centro di indagini. L’ultimo caso è quello dell’assessore Pisicchio. Sono imbarazzi che Emiliano sopporta per prendere i loro voti. C’è il caso Cera, tirato per la giacchetta dai due schieramenti...». Poi una stilettata a chi propone una intesa anti-destra: «Non possiamo salvare Emiliano per evitare Fitto. C’è piena sintonia con i vertici nazionali. Diverso sarebbe stato se si fosse discusso in anticipo, o se si profilasse un passo indietro di entrambi i candidati in campo», conclude la Barone.

Intanto anche Matteo Renzi (Italia Viva) torna a stigmatizzare le dissonanze con il centrosinistra che sia allea con i grillini in Liguria e con l’alleanza guidata da Emiliano in Puglia: «In Liguria il Pd ha scelto di stare insieme ai 5S candidando un giornalista del Fatto che ha insultato tutta la classe dirigente del Pd per anni. Quella coalizione è una resa incondizionata dei riformisti i al populismo giustizialista. Noi andremo da soli. Come faremo in Puglia, dove il populismo viene rappresentato da Emiliano. E dove Ivan Scalfarotto ha iniziato una battaglia difficile, coraggiosa e doverosa».

L’ipotesi di intesa in extremis tra Pd e M5S in Puglia è stata criticata anche dal leader della Lega Matteo Salvini: «Stanno pensando di correre insieme alle Regionali di settembre perché hanno capito di perdere. In Liguria, in Puglia: quando cercano le ammucchiate dei diversi, hanno capito che perdono». «Dalle Regionali e dalle amministrative di settembre emergerà un forte segnale di cambiamento da parte degli italiani. Quindi possono mettersi d’accordo Conte, Grillo, Di Maio, Renzi e Zingaretti, ma non cambia nulla», ha concluso il leader del Carroccio fiducioso di essere protagonista di una svolta conservatrice in Puglia.

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