Giovedì 11 Agosto 2022 | 14:45

In Puglia e Basilicata

L'intervista

Coronavirus, Tajani: «In Puglia servono più risorse. Mes sanitario? Un'occasione»

Tajani: «Fitto? Sì, i patti si rispettano»

Per il vicepresidente di Fi: «qualcosa non ha funzionato»

16 Aprile 2020

Leonardo Petrocelli

Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, iniziamo dall’emergenza sanitaria. Come legge la situazione?
«Il primo obiettivo è sconfiggere la pandemia al Nord e impedire che al Sud ci siano altre ripercussioni. Il dato della Basilicata, contagi zero o uno, mi sembra incoraggiante al netto di alcuni errori compiuti a livello nazionale e territoriale».

Si riferisce alla Puglia?
«Ci sono situazioni molto gravi, come quella di Brindisi che in generale interroga il tema delle Rsa. In Puglia c’è qualcosa che non ha funzionato. A cominciare dai pochi tamponi fatti nei centri anziani. Bene ha fatto la Basilicata a operare con le squadre anti-Covid per curare i malati a casa loro».

In generale, cosa la preoccupa di più?
«Una possibile ondata di ritorno. Dobbiamo evitare che la gente si sposti da Nord a Sud, ma soprattutto tenere d’occhio la situazione nel Mediterraneo».

Su questo Forza Italia ha commissionato uno studio a Techné. Il pericolo è reale?
«Se la pandemia esplode in Africa rischiamo di avere una ondata tra gennaio e febbraio nel Mediterraneo. L’Italia meridionale non ne uscirebbe certo illesa».

Cosa si può fare per scongiurare il rischio?
«Puntare sulla prevenzione. Bisogna stringere accordi con i Paesi nordafricani dotandoli di strutture adatte. Poi bisogna informare e proteggere chiunque operi nel Mediterraneo, dai pescatori a chi lavora sui traghetti. E le frontiere esterne dell’Ue devono rimanere chiuse».

Tutto questo cosa ci dice a proposito della riapertura delle attività?
«Che forse bisognerà ricominciare a scacchiera: una cosa è la Lombardia, un’altra è la Basilicata».

La task force è già al lavoro. La convince il team individuato dal governo?
«È un gruppo guidato da una personalità di valore, cioè Vittorio Colao, ma sono tutti teorici. Manca la controparte sul campo. Mi sarebbe piaciuto vedere all’opera anche qualcuno del mondo industriale, sindacale, del commercio, dell’artigianato, dell’agricoltura»

Fronte economico. Come giudica l’azione dell’esecutivo?
«Sono stati investiti pochi soldi e, di questi, ne sono arrivati pochissimi. Ieri si è aperto il fronte delle partite Iva ma manca la cassa integrazione e i prestiti garantiti chissà quando saranno realtà».

La vostra proposta?
«Ne abbiamo tante a cominciare da uno scostamento di bilancio di 75 miliardi che, unito ai precedenti 25, inietterebbe finalmente risorse consistenti».

Al momento non sembra ci sia grande dialogo tra governo e opposizione.
«Noi abbiamo dato sempre massima disponibilità ma la maggioranza ha prima respinto i nostri emendamenti, poi ha messo la fiducia sul Cura Italia e, infine, ha approfittato di una comunicazione istituzionale per litigare con l’opposizione. Da parte nostra restiamo comunque disponibili al confronto: c’è l’Italia da salvare».

Su quali settori state concentrando le vostre battaglie?
«L’agricoltura, immaginando di sopperire alla mancanza di manodopera con i voucher o chiamando a lavorare chi percepisce il reddito di cittadinanza ed ha esperienza in quel settore. Poi c’è il tema dell’edilizia, con un grande piano casa, senza dimenticare gli investimenti infrastrutturali».

E il turismo?
«Abbiamo proposto di far scalare dalle tasse tutte le spese di chi sceglie di rimanere in Italia per le vacanze. Passi due settimane a Gallipoli e spendi 2mila euro? Bene, ti scaliamo quei soldi».

La Von der Leyen ha suggerito di non organizzare le vacanze...
«E ha sbagliato. Certo, sarà difficile immaginare grandi eventi di piazza, ma fra il tutto e il niente c’è una via di mezzo».

Restiamo in Europa. Perché avete aperto al Mes?
«Berlusconi ha fatto una valutazione da imprenditore: sì al Mes sanitario, senza condizionalità se non quella di spendere i soldi in quel settore».

Ma Lega e FdI sono contrari.
«Non ne farei una guerra di religione. C’è da essere pragmatici. Il vecchio Mes, tra Troika e condizioni capestro, non ci piaceva. Ora è diverso. Questi soldi vanno presi e non importa se lo dice Renzi, Prodi o qualcun altro. Sono un’occasione per l’Italia».

Come andrà a finire il braccio di ferro continentale fra Paesi del Nord e del Sud?
«La Germania sa benissimo che, senza di noi, finisce male. La componentistica italiana e spagnola è essenziale per la loro produzione di auto. Nonostante la pressione dei sovranisti di Alternativa per la Germania, lo capiranno».

A emergenza chiusa crede ci sarà bisogno di un governo di unità nazionale, magari con Draghi alla guida?
«È troppo presto per questo genere di valutazioni. Di sicuro ci vorrà un governo diverso da questo».

Chiudiamo sulle Regionali: quando si voterà?
«Credo che ottobre-novembre sia la scelta più saggia. Per allora la crisi dovrebbe essere alle spalle e, secondo gli esperti, l’eventuale ondata di ritorno non si manifesterà prima di gennaio o febbraio. Ma sono solo discorsi teorici».

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