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BARI - Fu la prima volta che in Puglia si utilizzavano le telecamere nascoste in una indagine per l’assenteismo in ospedale. E il 15 novembre 2009 a Brindisi scattarono 28 arresti ai domiciliari: otto medici, nove infermieri, oltre a impiegati e alle due addette alle pulizie che timbravano per tutti. Una storia che si è chiusa solo pochi giorni fa, con le condanne della Corte dei conti. Ma a differenza dei «furbetti» degli ospedali di Molfetta e Monopoli, licenziati in tronco la scorsa settimana, quelli di Brindisi sono tutti rimasti in servizio. E qualcuno ha anche fatto carriera.

All’epoca dell’operazione «Absentes» condotta dai Nas nella sede Asl di via Dalmazia non era infatti in vigore la tolleranza zero introdotta nel 2017 con il decreto Madia, ma solo le sanzioni del più blando decreto Brunetta. E dunque i procedimenti disciplinari della Asl di Brindisi sono scattati solo lo scorso anno, quando la Cassazione ha reso definitive le condanne (in primo grado furono 36, fino a tre anni di reclusione, oltre a 14 assoluzioni, in appello le condanne sono scese a 32): la Asl ha disposto una serie di sospensioni dal servizio fino a 6 mesi, secondo la gravità dei fatti contestati. Due medici furono addirittura arrestati in flagranza di assenteismo, in una inchiesta aperta dalla Procura di Brindisi proprio sulla scorta dei biblici per la prenotazione delle visite senologiche.

Nei giorni scorsi la Corte dei conti (presidente Romanelli, estensore D’Addabbo) ha condannato le ultime tre persone che, in un decennio, non avevano ritenuto opportuno rifondere la Asl per le ore di lavoro rubate: ora dovranno restituire tra i 2.600 e i 350 euro. A marzo il vice-procuratore regionale Antonio D’Amato aveva citato 15 dipendenti della Asl, chiedendo anche il risarcimento del danno di immagine causato alla sanità pubblica: sette di loro avevano provveduto a pagare già prima della notifica dell’atto e dunque sono stati assolti, altri cinque hanno pagato nel frattempo e per loro è stata disposta la cessazione della materia del contendere (dovranno pagare le spese legali). Tra questi ultimi c’è pure un odontoiatra, che fu condannato a tre anni per 179 ore di assenze ingiustificate e che ha rimborsato 7.700 euro, ben più dei 2.500 euro che gli venivano contestati: ha restituito pure le spese legali sopportate dalla Asl per la costituzione di parte civile. Altri dipendenti hanno chiesto di rateizzare il dovuto con trattenute mensili in busta paga.

Tra i condannati dai giudici contabili c’è anche un’altra odontoiatra convenzionata con la Asl, che in sede penale era stata condannata a un anno e quattro mesi. La Corte dei conti ha confermato che anche gli specialisti ambulatoriali sono tenuti a timbrare il cartellino, come se fossero dipendenti dell’azienda sanitaria, perché è quanto prevede il contratto collettivo della categoria a fronte delle 38 ore di lavoro settimanali che vengono retribuite con circa 47 euro l’una.

Tutti i condannati della Asl di Brindisi hanno conservato il posto di lavoro. Dieci anni fa, il 15 novembre 2009, è entrato in vigore il decreto Brunetta che prevedeva per i furbetti - oltre la condanna fino a 5 anni - «soltanto» la responsabilità erariale per le ore sottratte e per il danno di immagine. Nel 2017 uno dei decreti Madia ha modificato il Testo unico del pubblico impiego: al dipendente pubblico che viene scoperto a barare sull’orario di lavoro va intimato il licenziamento senza preavviso. Una «tolleranza zero» che in Puglia è stata appena sperimentata, con i 27 licenziamenti disposti dalla Asl di Bari prima ancora dei processi penali.

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