Mercoledì 24 Aprile 2019 | 19:57

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L'intervista

Parla Piero Ignazi:«Al Sud la Lega attrarrà voti da Fi e M5S»

Il politologo: «Il ko del Carroccio nelle primarie pugliesi? Le reti organizzate contano più delle idee»

Parla Piero Ignazi:«Al Sud la Lega attrarrà voti da Fi e M5S»

BARI - L’avanzata della Lega nel Sud sarà caratterizzata dall’assorbimento dei voti forzisti in libera uscita e dei grillini di destra delusi dalla prova di governo dei 5 Stelle, mentre l’insuccesso del Carroccio nelle primarie pugliesi è legato alla forza delle organizzazioni ramificate degli avversari, tipica del politica nel Mezzogiorno: su queste rotte si muove l’analisi di Piero Ignazi, politologo, autore del saggio I partiti in Italia dal 1945 al 2018 (Il Mulino). L’accademico interverrà domani alle 16,30 nel Palazzo delle Poste per la «Scuola di Buona Politica« promossa dalla Fondazione Di Vagno sulle prossime elezioni europee.

Professor Ignazi, i sondaggi danno in crescita i nazionalpopulisti in Europa. La Lega può diventare la prima forza del centrodestra anche al Sud?
«La tendenza dell’ultimo anno va verso l’esaurimento e dell’affossamento di Fi e del suo leader. In Italia c’è una barriera netta tra destra e sinistra. I voti di Berlusconi non andranno mai dall’altra parte e hanno come sbocco quello della Lega, che al Sud raccoglie oltre ai voti di Fi, quelli della componente arrabbiata dei 5 stelle, lontani dai grillini delle origini libertari ed ecologiste. Gli elettori di destra che hanno votato M5S e sono delusi dalla prova di governo, stavolta preferiranno Salvini».

I salviniani nel Mezzogiorno hanno un blocco sociale di riferimento?
«No, perché puntano più su elementi emotivi che su interessi specifici. Da sempre la Lega ha preso voti per il richiamo su sicurezza e immigrazione, anche ai tempi della secessione. Nessuno la sceglieva per dividere l’Italia ma per le opzioni law and order»

Il tema della riforma autonomista può alienare consensi alla Lega nel Sud?
«C’è una pressione molto forte da parte delle componenti storiche della Lega per questa riforma. È difficile per Salvini resistere queste pulsioni. Il partito gli ha consentito di dire “prima gli Italiani”, ma ora deve ritornare alla linea ordinaria. Potrà impegnarsi solo un po’ meno di fronte ad altri che potrebbero mettere un freno all’operazione».

Si riferisce al Pd?
«I dem dovranno prendere posizione e nei quadri emiliani rivedere la propria posizione pro autonomia: la posizione del governatore modenese Bonaccini ha conferito un fortissimo elemento di legittimazione politica per il progetto autonomista. Un vero passo falso».

Se La Lega ha occupato tutto il quadrante nazional-populista, che spazi restano per gli alleati di Fi e di Fdi?
«Uno spazio ancillare: la Meloni su posizioni nostalgiche, Berlusconi su temi vagamente conservatori, Forza Italia senza Berlusconi non ci sarà più. Il governatore Toti non a caso pensa ad un nuovo partito, alleato della Lega, più in sintonia con Salvini del partito di Berlusconi, che non accetta un ruolo da comprimario».

Dopo l’exploit in Abruzzo, la Lega potrebbe vincere anche in Basilicata ma ha perso le primarie a Bari, Lecce e Foggia per i candidati sindaci del centrodestra. Come si spiega questo insuccesso?
«C’è stata un’alta partecipazione alle primarie di centrodestra. Questo è un dato positivo, per il sistema. Poi c’è un ceto politico ramificato e strutturato come le sue relazioni che attiva un po’ di consenso al Sud, qualunque etichetta esso scelga. È un fatto legato allo stile della politiche delle regioni meridionali, in cui il consenso non si raccoglie con particolari idee innovative o attraenti, ma attraverso una rete di rapporti personali diretti che consente di portare i voti ai candidati».

L’effetto Salvini…
«Non sempre fa miracoli. Non è un dio e non può tutto».

Dirigenti meridionali ora saranno nel consiglio federale della Lega. Una rivoluzione?

«La Lega è nazionale da tre anni. Salvini l’ha rivoltata come un calzino portandola a un grande successo. C’è chi è abituato ai riti pagani, ai raduni estivi a Pontida, ma la realtà è diversa. Il grande gioco è sul treno nazionale».

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