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Xylella, in Salento in pericolo gli ulivi della costa Adriatica

Dopo aver colpito quelli della costa ionica, i risultati sui campionamenti sono preoccupanti

xylella

Chi sperava nella salvezza degli uliveti della costa adriatica del Salento si deve purtroppo ricredere: da giugno 2018 Xylella fastidiosa si è scatenata e dai primi focolai del Gallipolino (contrada Castellana dove per la prima volta è stata caratterizzata ad ottobre del 2013) ha fatto la sua comparsa in modo sempre più brutale e pervasivo anche nell’area tra Vernole e Melendugno, dalla parte opposta del Salento. Trentotto chilometri in linea retta, 55 chilometri tra strade provinciali e la statale Lecce-Gallipoli: il batterio si è mosso, anzi si è fatto trasportare, a una buona velocità e in modo sempre più rapido.


Il paziente lavoro di raccolta dei campioni è di due ispettori fitosanitari, Angelo Delle Donne e Angelo Schiavone, tra i più esperti: in tutto 1.561 campioni in 14 tappe a partire dal 24 marzo 2016 fino all’otto febbraio 2019. Quattro raccolte nel 2016, due nel 2017, tre nel 2018 e cinque in accelerazione a gennaio e febbraio 2019. Il protocollo applicato è stato rigoroso e omogeneo. L’operazione è stata diretta e coordinata dal Centro di ricerca, sperimentazione e formazione in agricoltura «Basile Caramia», con il responsabile del laboratorio fitopatologico Nicola Trisciuzzi e il direttore Vito Nicola Savino. Tutti i campioni, costituiti da rami con foglie di olivo, contenuti in doppi sacchetti di plastica chiusi, sono stati raccolti e consegnati a una temperatura oscillante di pochi gradi. Il committente di questo lavoro certosino è il consorzio Tap (Trans Adriatic Pipeline): le informazioni e i dati raccolti che dovrebbero essere resi pubblici tra qualche giorno costituiscono ulteriore conoscenza dei meccanismi di diffusione del batterio, della sua velocità di aggressione delle aree non ancora colpite e del suo metabolismo nello xilema degli ulivi.


L’area di raccolta dei campioni è quella interessata dal microtunnel di approdo sotto la spiaggia di San Basilio a Nord di San Foca, dal tratto di circa otto chilometri, diviso in 10 cluster della stessa superficie a destra e a sinistra della condotta, e dal Terminale di ricezione di Masseria del Capitano. In tutto un’area compresa in un corridoio largo più di 40 metri per otto chilometri di lunghezza fino ai 12 ettari del Terminale (Pipeline receiving terminal) dove il gas proveniente dal Mar Caspio sarà controllato, misurato e immesso nella rete di Snam Rete Gas che lo distribuirà in Italia e in Europa.


Le prime due campagne di raccolta dei campioni, il 24 e il 30 marzo del 2016, avevano fatto ben sperare: la prima con 72 campioni, la seconda con 229. Risultato in laboratorio: zero presenza del batterio. Due i lotti interessati: il microtunnel, l’area più vicina al mare Adriatico e quindi più lontana dai focolai del Gallipolino, e l’area del Terminale, 8 chilometri dall’Adriatico e più vicina in linea d’aria ai focolai del versante ionico.
Sette mesi dopo, il due e quattro novembre, i primi riscontri negativi. Trentatré campioni nella prima raccolta, 39 la seconda. Risultato: due presenze di Xylella nella prima, due nella seconda, il 5 e il 6 per cento. Stessi dati e percentuali basse in altre tre tornate, dal 17 febbraio 2017 al 13 aprile 2018. Anzi, proprio in quest’ultima raccolta con 404 campioni del cluster CL5, a quattro-cinque chilometri dall’Adriatico, le analisi di laboratorio del Caramia avevano rivelato la presenza del batterio solo in tre campioni, una percentuale dell’1 per cento, nulla di allarmante. Buone notizie quindi soprattutto per chi sperava e sosteneva che tutto sommato Xylella fastidiosa si muoveva con lentezza e poteva quindi essere controllata senza ricorrere a misure drastiche.


Ma la tempesta era solo rinviata. Otto mesi dopo, con l’autunno la malattia si è scatenata, i sintomi di disseccamento si sono moltiplicati, e le prove in laboratorio hanno rivelato un quadro drammatico, dal 39 per cento di presenze in 41 campioni del sei novembre 2018 al 61 e al 67 per cento in 100 campioni del 19 dicembre e 12 campioni del 29 gennaio 2019. I lotti interessati, dal microtunnel agli aggregati più vicini al Terminale, area questa anch’essa colpita dall’epidemia. Nessuna differenza sostanziale tra le zone più vicine al mare e quelle dell’interno, l’avanzata del batterio è avvenuta in modo omogeneo. Eppure gli agronomi di Tap le hanno tentate tutte per salvare le piante, dalle buone pratiche a misure protettive con tecniche di copertura delle chiome.


Conclusione: in meno di due anni anche gli uliveti della costa adriatica del Salento profondo, meno esposto ai traffici e al via vai con la fascia ionica, sono stati attaccati dal batterio e stanno subendo la stessa sorte degli ulivi disseccati nella prima fase dell’aggressione. Le dinamiche dell’epidemia sono il risultato di un intreccio e di un’interazione tra le azioni umane, movimento di persone e mezzi che trasportano il vettore, e i fenomeni naturali, il vento e le piogge nelle brevi distanze, che spingono gli insetti vettori in tutte le direzioni. Ricostruire queste dinamiche serve sicuramente ad arricchire la letteratura scientifica, ma forse potrebbe offrire qualche cartuccia in più per ottenere indicazioni sulle priorità nelle eradicazioni.

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