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Inchiesta case popolari

Arca Puglia, libero ex dg Lupelli: «Ho preso tangenti a mia insaputa»

Ha deciso di collaborare con la Procura: nell'interrogatorio ha ammesso di aver ricevuto regali e mazzette

Arca Puglia, ex dg Lupelli: «Ho preso tangenti a mia insaputa». E torna libero

«In dodici anni ho preso un ente in dissesto, tecnicamente fallito, l’ho portato a essere il migliore d’Italia». Una magra consolazione: da poco più di un anno Sabino Lupelli non è più il direttore generale dell’Arca di Bari, l’ex istituto per le case popolari, dopo una indagine su appalti oliati da tangenti. E adesso ha deciso di collaborare con la Procura. Lo ha fatto davanti al gip, Giovanni Abbattista, in un interrogatorio in cui ha ammesso regali e mazzette. «Il più grosso errore della mia vita», lo definisce, anche se i soldi dice di averli accettati inconsapevolmente.
Tuttavia le ammissioni hanno portato il pm Savina Toscani a chiedere la revoca dei domiciliari: Lupelli, arrestato a dicembre 2017, uscito ad aprile, era stato ri-arrestato a novembre per effetto di una decisione della Cassazione. I suoi avvocati, Michele Laforgia e Salvatore D’Aluiso, a dicembre hanno chiesto un nuovo interrogatorio: e così l’ex manager, 56 anni, ha potuto trascorrere il Natale da uomo libero, con la sola interdizione dall’attività lavorativa.


Tutto ruota intorno ai soldi che Lupelli è accusato di aver preso da un costruttore, Massimo Manchisi, a sua volta arrestato, che per primo aveva ammesso di aver dato tangenti: perché - ha spiegato - non sapeva più cosa regalare a un uomo che già possiede tutto. La tesi di Lupelli è che sì, i fatti sono veri, ma «il signor Manchisi non solo non ha mai avuto agevolazioni da me, ma a mio modesto avviso forse è stato danneggiato da me». Eppure faceva regali a tutti: «In tutte le occasioni, Natale, Pasqua e compleanni, in cui faceva regali a me, li faceva di eguale misura al dottore Zichella, e all’ingegnere Pisano».
Due gli episodi in cui Lupelli ha intascato mazzette. Il primo, il Venerdì santo di due anni fa, lo racconta così: «Lui (Mancini, ndr) mi diede una grappa austriaca che avevamo assaggiato in un ristorante, quindi fece questa carineria di comprarmela, e poi c’era questa busta vicino al pacco. Non sapevo che c’erano dei soldi, né glieli ho mai chiesti, né mi sono mai permesso di chiedere a nessuno, lui mi ha dato questo involucro, dove c’era la grappa e questa busta, io sulle prime ho pensato che ci fossero gli auguri, il biglietto di auguri di Pasqua. Io ho preso questa busta, sono salito su, ovviamente a lascarlo, perché dovevamo andare a mangiare insieme. Io me ne sono reso conto, non era una grossa cifra, e soprattutto all'apparenza non sembrava una grossa cifra, perché erano tutti biglietti di grosso taglio, e erano circa due mila euro». Il secondo episodio, più o meno simile, a metà giugno: «Lui ovviamente mi disse le stesse cose, disse “guarda, è sempre per quel motivo là, basta, prenditi... è un augurio per questa estate, ti vai a fare un viaggetto con i ragazzi”».


Il rapporto con Manchisi, secondo Lupelli, era di amicizia: «Le frasi più frequenti che io ho detto al signor Manchisi, che “chiedimi tutto, ma niente che riguardi la Arca”, consideri che io non ho mai fatto gare di appalto». Ma l’ex manager tentò di favorire il costruttore facendogli incontrare l’allora assessore regionale Filippo Caracciolo (anche lui indagato in un secondo filone di questa inchiesta, tanto da doversi dimettere), per parlare di un project financing relativo al cimitero di Barletta: «Nel frattempo Caracciolo era diventato da consigliere a assessore all’ambiente, quindi si occupava di queste cose, ma sostanzialmente lui (Manchisi, ndr) si voleva accreditare da impresa di provincia a impresa di città». Lupelli ha ammesso pure di aver avuto accesso, tramite l’avvocato Fabio Mesto (arrestato) ad alcuni atti di indagine che erano ancora segreti: «Aveva un fascicoletto tipo questo, un po’ più voluminoso, diciamo così, con delle fotocopie. Io l'ho sfogliato, e erano anche fotocopie venute un po’ male, come fossero delle stampe di foto, per intenderci. L’ho sfogliato velocemente, e era tutta la prima parte dell'inchiesta, che mi riguardava poco e niente». Lupelli è ancora un dirigente dell’Arca, ma a seguito di questi fatti rischia il licenziamento.

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