Santeramo in Colle, Natuzzi annuncia 479 esuberi e la chiusura di due stabilimenti. Mimit: «Presentato piano industriale di rilancio»

Sindacati sul piede di guerra: «Piano lacrime e sangue, pronti alla mobilitazione»

Redazione online

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Lunedì 22 Dicembre 2025, 15:37

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Sono 479 gli esuberi annunciati da Natuzzi S.p.A., insieme alla chiusura di due siti produttivi, nel corso dell’incontro svoltosi oggi, lunedì 22 dicembre 2025, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dedicato alla presentazione del piano industriale 2026–2028. A rappresentare l’azienda l’amministratore unico Pasquale Natuzzi.

La proposta ha suscitato la dura reazione della Fillea Cgil Puglia, che definisce il piano «lacrime e sangue» e privo di qualsiasi prospettiva di investimento per il futuro. «È una proposta evidentemente inaccettabile – afferma Ignazio Savino, segretario generale della Fillea Cgil Puglia – perché se davvero si vuole guardare al 2028 bisogna farlo difendendo un’occupazione di qualità e gli stabilimenti in Italia, riportando qui i volumi produttivi e internalizzando il lavoro affidato ai contoterzi».

Secondo il sindacato, l’azienda starebbe ancora una volta scaricando sui lavoratori il peso della crisi, nonostante i consistenti investimenti pubblici ricevuti negli anni per il rilancio del gruppo. «I lavoratori hanno già dato – sottolinea Savino – e non possono essere chiamati a pagare ancora».

La Fillea chiede quindi il ritiro delle scelte aziendali e diffida Natuzzi dal compiere azioni unilaterali fino alla riconvocazione del tavolo ministeriale, fissata per il 25 febbraio: nessuno spostamento di macchinari, trasferimento di attività o decisione irreversibile, è l’avvertimento.

Nel frattempo, su sollecitazione del Ministero e con il supporto della Regione Puglia, il 9 gennaio è previsto un primo incontro regionale tra azienda e organizzazioni sindacali, in preparazione del confronto nazionale. Un passaggio che, per il sindacato, dovrà chiarire obiettivi, investimenti, volumi produttivi e tempistiche, evitando «fughe in avanti».

«C’è disponibilità a rivedere il piano per renderlo sostenibile per i lavoratori e per il territorio – conclude Savino – ma se questo non avverrà siamo pronti a mettere in campo tutte le forme di mobilitazione necessarie a difesa dei 2.000 lavoratori diretti, delle migliaia dell’indotto e della produzione nel Mezzogiorno».

Natuzzi ha illustrato al Mimit, alle istituzioni regionali e alle organizzazioni sindacali, «il piano industriale di rilancio 2026-2028». L’azienda, operante nel settore dell’arredamento con stabilimenti in Basilicata e Puglia e oltre 1.800 lavoratori, intende così affrontare le difficoltà presenti sui mercati internazionali. Natuzzi - è detto in una nota del Mimit - «ha presentato i punti cardine della strategia per i prossimi anni prevedendo un programma di investimenti, efficientamento produttivo, riduzione dei costi e riorganizzazione della rete dei punti vendita. Durante il tavolo, le organizzazioni sindacali hanno chiesto di avviare un confronto sul piano industriale in tutte le sue articolazioni, dichiarando di condividere gli obiettivi generali ma non le modalità individuate dall’azienda per il loro raggiungimento». «Al termine della riunione - prosegue la nota -, le strutture tecniche del Mimit - preso atto della disponibilità di Natuzzi ad avviare un dialogo con le parti sociali e a riconsiderare alcuni aspetti del piano industriale - hanno convocato un nuovo incontro per il 25 febbraio per definire un piano di lavoro condiviso finalizzato alla salvaguardia ed allo sviluppo di una delle più importanti eccellenze del Made in Italy».

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