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Contagiato anche bimbo di 11 mesi

Bari, 8 casi di morbillo in ospedale: infezioni a catena da figlio di «no vax». Regione indaga sulle procedure

Il caso indice, una bambina di 10 anni, non sarebbe stato segnalato come da procedura. Le autorità sanitarie: vaccinate i bambini

Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII, Via Giovanni Amendola, 207, 70126 Bari, Italia

Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari

BARI -  Otto casi di morbillo già accertati, un nono molto probabile, il rischio che possano essercene altri. Sono gli indizi di un focolaio epidemico, scoppiato - a quanto pare - anche per via della tardiva applicazione dei protocolli previsti dalla legge: il «caso indice», quello da cui tutto è cominciato presso il «Giovanni XXIII» di Bari, non sarebbe stato segnalato per tempo alle autorità di igiene pubblica. Una bambina di 10 anni, figlia di genitori anti-vaccinisti, potrebbe dunque aver innescato una catena di contagi. Che ha riguardato anche un bimbo di 11 mesi, ricoverato nello stesso reparto per otite e ora alle prese con una malattia molto grave. Un problema serissimo scoppiato nell’ospedale che la Regione vorrebbe trasformare nel Gaslini del Sud, il centro di riferimento pugliese per la pediatria, ma che ha coinvolto anche il Policlinico.

I fatti, per come emergono dai primi riscontri epidemiologici raccolti dal dipartimento di prevenzione della Asl di Bari, possono essere riassunti così. A metà ottobre una bimba di 10 anni, non vaccinata e figlia di no-vax, viene ricoverata per sospetto morbillo presso il reparto Infettivi del «Giovanni XXIII». I protocolli prevedono in questi casi la notifica immediata ai servizi di igiene pubblica e l’isolamento stretto di madre e bambina. Sul punto sono in corso verifiche. Ciò che è certo è che il morbillo contagia, in poco tempo, pure la sorella minore della bimba, anche lei non vaccinata, e un bimbo di 11 mesi, ricoverato nello stesso reparto per una otite, non vaccinato perché troppo piccolo. Si ammalano anche (e finiscono al Policlinico) una donna di 37 anni e un ventenne, addetto alla sorveglianza del reparto del «Giovanni XXIII». Altri tre adulti contraggono la malattia e sono ricoverati al Policlinico, due con epatite e uno a rischio di sviluppare polmonite (sono tutte complicanze del morbillo), tutti e tre con una correlazione epidemiologica con gli altri: il contagio, a quanto sembra, potrebbe essere avvenuto al Pronto soccorso del Policlinico, dove una donna con sospetto morbillo è stata tenuta in osservazione per 12 ore. E sembra non essere finita qui: ieri, sempre al Policlinico, ancora una volta tramite il Pronto soccorso, è stata ricoverata per sospetto morbillo una donna, madre di due gemelle, una delle quali era stata ricoverata al «Giovanni XXIII». Per avere la certezza del contagio si attendono le analisi affidate dal laboratorio di Epidemiologia.

In Puglia la sorveglianza integrata su morbillo e rosolia, che attua il piano nazionale di eliminazione di queste malattie, è affidata alla professoressa Maria Chironna (direttore del laboratorio di Epidemiologia del Policlinico, che è centro di riferimento regionale) e Rosa Prato (Università di Foggia). «Le strategie di prevenzione - spiega la professoressa Chironna - consistono nell’isolamento immediato e nell’invio dei campioni al centro di riferimento regionale che si occupa di accertare ogni singolo caso e stabilire se tutti i campioni sono effettivamente correlati. Se tutti i ceppi sono uguali, si ha un focolaio epidemico di fonte unica». Le indagini epidemiologiche aiutano poi a stabilire chi ha contagiato chi, «proprio per evitare - prosegue Chironna - che si generino più casi secondari o terziari. Ad esempio con la vaccinazione dei familiari non vaccinati». La chiave è il fattore tempo: «Il tempo di incubazione del morbillo è di circa 10 giorni, ma il vaccino (per essere coperti al 98% servono due dosi) innesca una risposta immunologica già entro 48 ore». Il fatto che la catena dei contagi sia già partita crea qualche tipo di apprensione: «Non sappiamo se si verificheranno altri casi».

Per saperlo bisogna attendere una decina di giorni, il tempo di incubazione del virus. E per capire la dinamica dell’accaduto bisogna aspettare la fine dell’indagine epidemiologica, affidata al capo del dipartimento di Prevenzione della Asl, Domenico Lagravinese: bisogna capire, ad esempio, se la bimba di 10 anni - non in regola con l’obbligo - sia stata sottoposta al procedimento di richiamo.

In Puglia l’introduzione dell’obbligo vaccinale ha effettivamente portato benefici, come conferma l’ultimo rapporto del gruppo Malinf della Regione. «Al 31 dicembre scorso - spiega la professoressa Prato - la copertura per il morbillo è cresciuta del 6,5%, ed a giugno era in ulteriore risalita». Colpisce, però, che ben 5-6 dei casi registrati riguardino adulti e non bambini. «I casi hanno una età media di circa 30 anni - aggiunge la professoressa - e sono ex ragazzini non vaccinati. Ma sono comunque tantissimi, se consideriamo che la Puglia è ormai una regione a bassissima frequenza di contagio».

REGIONE AVVIA INDAGINE SU PROCEDURE - Sono in buone condizioni di salute le otto persone contagiate a Bari nei giorni scorsi dal morbillo. Lo si apprende da fonti della direzione sanitaria del Policlinico di Bari, che precisano che «non tutti i casi sembrerebbero collegati tra loro». In particolare si tratta di cinque pazienti minorenni, di cui due già dimessi, e altri tre ancora ricoverati ma in ripresa (due in età pediatrica e un 16enne). Altri tre adulti sono ricoverati presso il reparto di malattie infettive del Policlinico di Bari, per due dei quali è stata posta diagnosi accertata di morbillo, mentre per la terza persona la diagnosi è ancora sospetta.

Sulla dinamica dei fatti e sulla diffusione della patologia, cioè sul primo caso diagnosticato, una bambina di 10 anni non vaccinata, e sulla eventuale catena di contagi collegati, è in corso una verifica interna «finalizzata - spiega Giancarlo Ruscitti, direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia - anche ad accertare se vi sia stata una gestione non corretta».

IL DG DEL POLICLINICO: VACCINARE I BAMBINI - Ciò che sta accadendo dimostra ancora una volta - qualora ce ne fosse bisogno - che la tutela della salute non può essere condizionata dall’orientamento di ciascuno. I genitori devono vaccinare i bambini e noi abbiamo l'obbligo di assicurare un luogo di cura adeguato che ne rispetti la specificità, proprio per questo è necessario portare a termine velocemente la realizzazione di un’azienda pediatrica autonoma cui affidare la gestione dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bari. La Regione Puglia è consapevole di questa necessità e in questa direzione sta producendo uno sforzo straordinario». Lo dichiara il direttore generale del Policlinico di Bari, Giovanni Migliore, che è anche vicepresidente nazionale della Fiaso e membro del direttivo dell’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani, commentando gli otto casi di morbillo accertati a Bari.

Il Direttore Generale della Asl di Bari, Antonio Sanguedolce, precisa che il Dipartimento di Prevenzione della Asl «ha messo in atto quanto previsto dalle indicazioni operative Ministeriali per la gestione delle epidemie della stessa malattia infettiva».
«In quest’ottica - dice ancora Migliore - il direttore sanitario del Policlinico, Matilde Carlucci, da domani sposterà la propria attività prevalentemente all’Ospedale Pediatrico, sia per contribuire direttamente all’indagine epidemiologica condotta di concerto con le strutture dell’azienda sanitaria territoriale, ma anche perché, mai come adesso, è indispensabile garantire un presidio gestionale strategico quotidiano, in vista della creazione dell’azienda pediatrica autonoma».

EX MINISTRO LORENZIN CHIEDE ISPEZIONE A BARI - «Chiediamo come gruppo parlamentare ispezioni a Bari sia sanitarie che amministrative, così come un indagine a tappeto nel resto del paese per capire come viene attuata la legge dopo la circolare Grillo». Così l’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin, vice presidente del Gruppo Misto alla Camera, dopo gli otto casi di morbillo già accertati all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari.

Per Lorenzin «la confusione creata dal governo, dalla ministra Grillo con la sua circolare e dall’attività parlamentare della maggioranza sul tema vaccini ,non poteva non far allentare la guardia sul morbillo che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito come preoccupante in Italia». In particolare, «la non vaccinazione delle corti previste dalla legge, la mancanza di stringenti controlli e il senso d’impunità per chi vuole eludere la legge, finisce come denunciato dalle famiglie di bambini non vaccinabili, per colpire i soggetti più fragili, immunodepressi, bambini troppi piccoli per essere vaccinati, mettendone seriamente a rischio la salute e purtroppo anche la stessa vita. Le risposte messe in campo dalla maggioranza e sostenute dal ministro della salute sono dannose e fuorvianti».

Inoltre, conclude Lorenzin, «la nuova legge in discussione al Senato è peggio dell’emendamento Taverna. Infatti abolisce l'obbligatorietà anche dei vaccini cosiddetti obbligatori prima del decreto Lorenzin, sancisce un singolare obbligo differenziato regionalmente e in caso di epidemia come se i vaccini non fossero un arma di prevenzione, ma una terapia. In più non ci spiega come si intende tutelare la popolazione non solo da morbillo, rosolia e parotite, ma anche da polio, difterite, tetano, epatite b e le altre malattie coperte dalla vaccinazione, come la pertosse che ha già provocato vittime in Italia».

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Commenti all'articolo

  • eleba

    11 Novembre 2018 - 11:11

    Quando si parla di sanità pubblica all'avanguardia occorrerebbe riflettere non un attimo ma un mese. Troppa superficialità da parte di molte strutture,da noi forse anche di più che nella parte emancipata del paese.In compenso abbiamo il palazzo della Regione più bello e costoso del mondo.

    Rispondi

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