Mercoledì 17 Agosto 2022 | 09:34

In Puglia e Basilicata

Bloccata a Tirana la Gazeta Shqiptare "Intervenga l'Italia"

Bloccata a Tirana la Gazeta Shqiptare "Intervenga l'Italia"
Gravissima intimidazione in Albania a ''Gazeta Shqiptare'', quotidiano albanese di proprietà della Gazzetta del Mezzogiorno.  Ieri mattina il giornale - leader oltreadriatico  - è stato bloccato prima che potesse arrivare nelle edicole di Tirana. Il giornale pubblicava in prima pagina alcuni documenti che sembrerebbero coinvolgere il figlio del primo ministro Sali Berisha in uno scandalo relativo al commercio di munizioni

14 Maggio 2009

BARI - E' stata impedita la diffusione nelle edicole di Tirana della Gazeta Shqiptare, quotidiano diffuso in Albania ed edito da Edisud, società editrice anche della Gazzetta del Mezzogiorno di Bari. Sull’incidente, accaduto due giorni fa, è intervenuta ieri con un comunicato l'Assostampa di Puglia che esprime solidarietà ai colleghi albanesi e «condanna con forza il gravissimo atto intimidatorio».

Il giornale - dice il sindacato dei giornalisti pugliesi - giunto, regolarmente nelle edicole del resto del paese, pubblicava in prima pagina alcuni documenti che sembrerebbero coinvolgere il figlio del primo ministro Sali Berisha in uno scandalo relativo al commercio di munizioni».

L'Assostampa di Puglia «ribadisce il dovere del giornalisti di informare i cittadini e il diritto dei cittadini a essere informati. Il tutto nel rispetto di quelle regole che solo l'esercizio della libertà di espressione può garantire e tutelare e che costituiscono principi inviolabili negli Stati che si definiscono democratici».

Il sindacato «è solidale con i colleghi della Gazeta Shqiptare e con tutti i giornalisti che fanno e che continueranno a fare domande con il loro criterio professionale, esercitando la loro autonomia e le proprie competenze”.

Sulla vicenda interviene anche l’on. Antonio Gaglione del Pd il quale oltre ad esprimere solidarietà e vicinanza ai giornalisti del quotidiano albanese, sollecita una azione da parte del governo italiano a tutela della libertà di stampa e del diritto dei cittadini albanesi ad essere informati. Gaglione sollecità inoltre il ministro degli Esteri Franco Frattini a consultare l’ambasciatore a Tirana per chiedere chiarimenti al governo albanese e fare piena luce sul gravissimo episodio. «L’Italia è sponsor del processo di integrazione europea dell’Albania - ha aggiunto - e ha quindi il dovere politico e morale di vigilare sul rispetto della democrazia e al tempo stesso verificare se rispondano al vero le pesanti accuse che emergerebbero dalle inchieste della stampa».

«Le notizie che arrivano dall’Albania ci lasciano sorpresi ed esterrefatti - ha invece affermato il deputato pugliese Francesco Boccia (Pd) - il tentativo di non far distribuire il quotidiano che aveva pubblicato documenti scottanti su presunte responsabilità politiche dietro la strage dell'arsenale esploso lo scorso anno e che provocò la morte di 26 persone, riporta pericolosamente indietro le lancette della storia di un Paese che da sempre riteniamo straordinariamemnte vicino all’Italia e alla Puglia».

«Il ministro Frattini - aggiunge Boccia - chieda immediatamente informazioni al Governo Albanese sulla vicenda. Sarebbe gravissimo riscontrare un' improvvisa regressione della democrazia albanese, attraverso un attacco così violento alla libertá di stampa».
[f.giul.]


L'INCHIESTA

BARI – Due giorni fa il giornale giunto, regolarmente nelle edicole del resto del paese, pubblicava in prima pagina alcuni documenti che sembrerebbero coinvolgere il figlio del primo ministro Sali Berisha in uno scandalo relativo al commercio di munizioni. 

Proprio nell'ambito di questo presunto traffico criminale, un anno fa, avvenne l'esplosione di un deposito militare alle porte di Tirana. Se ne ebbe notizia anche in Italia perché fu una strage: morirono 26 persone e oltre 4.000 edifici che riportarono gravi danni. Nell’inchiesta che punta a far luce su quel tragico incidente è rimasto coinvolto anche l’ex ministro della Difesa, Fatmir Mediu, il direttore generale della Meico (la società di Stato albanese che gestisce l'import-export di armi) e l'imprenditore albanese Mihal Delijorgji.

I nostri colleghi della ''Gazeta Shqiptare'' durante questi mesi hanno condotto sul caso una lunga inchiesta. Da alcuni giorni era iniziata la pubblicazione di documenti e tabulati telefonici, scoperti all'interno del dossier giudiziario, che sembrerebbero delineare un coinvolgimento di Shkelzen Berisha, figlio del primo ministro in carica. Ma come funzionava il commercio e in cosa consisterebbe lo scandalo? Una società albanese americana, la Sac-Albademil di cui era socio al 60% l'imprenditore Mihal Delijorgji,  aveva sottoscritto con il governo albanese un contratto per la fornitura di milioni di munizioni stoccate nelle caserme albanesi. Le stesse venivano trasferite in un vecchio deposito militare vicino a Tirana (nel villaggio di Gerdec) e qui smontate: polvere da sparo e rame ricavati venivano poi rivenduti. Il 15 marzo 2008 però 2.000 tonnellate di esplosivo custodite in quel deposito sono esplose provocando una strage: si è così scoperto che al suo interno non venivano rispettate le minime norme di sicurezza, la sua posizione a ridosso della superstrada Tirana-Durazzo e a pochi chilometri dall'aeroporto internazionale era illegale, e nella firma del contratto così come in tutte le procedure condotte prima e dopo l'esplosione il ministero della difesa aveva omesso qualunque tipo di controllo. 

Il ministro della Difesa Fatmir Mediu, stretto alleato di Berisha, si dimise travolto dallo scondalo e oggi è sotto processo insieme a vertici militari e imprenditori.  La novità portata dai documenti pubblicati da Gazeta Shqiptare è che dietro la firma Sac-Albademil ci sarebbe stato anche Shkelzen Berisha, figlio del primo ministro in carica. Da uno di documenti pubblicati oggi, emerge  il nome di Rahman Selmanllari, strettissimo amico di Shklezen Berisha, al quale la società Sac aveva addirittura affidato una procura, e che come rappresentante della stessa società aveva ricevuto dalle strutture militari albanesi alcuni carichi di munzioni sui quali testare il sistema di smontaggio.

La direttrice del quotidiano albanese, Anila Basha, ha riferito che «un individuo al momento non identificato ieri mattina si è presentato presso il centro di distribuzione del giornale nella capitale, pretendendo di ritirare tutte le copie», che di fatto non sono così state distribuite. Quando l’incidente è venuto alla luce, è stata immediatamente riaperta la tipografia per consentire la ristampa del giornale e la sua distribuzione, avvenuta tuttavia solo a metà mattina. 

Ovviamente, l'accaduto sta suscitando polemiche e dure contestazioni da parte di forze politiche e associazioni per i diritti civili. Secondo il leader dell’opposizione socialista, Edi Rama, si è trattato di «un evidente atto di intimidazione e di censura ordinato da chi sperava di nascondere all’opinione pubblica l'evidenza di quei documenti». L’episodio è stato pesantemente stigmatizzato dagli esponenti di tutte le altre principali forze di opposizione mentre una protesta è stata presentata dal Comitato di Helsinki e dalle due principali associazioni della stampa albanese.

Ed ecco uno dei documenti scoperti da ''Gazeta Shqiptare'': si tratta di un rapporto approvato da Ylli Pinari, attualmente in carcere per lo scandalo e già direttore generale della società di Stato albanese Meico che si occupa dell'import-export di armi. Con questo documento si certifica la consegna da parte di una commissione militare di un certo quantitaivo di munizioni (indicato al centro e cerchiato di rosso) nelle mani del rappresentante della Southern Amnunition Company (SAC), la società coinvolta nello scandalo. Il nome del rappresentante della SAC, autorizzato a ritirare le munizioni per il test con ordine 633 firmato dal ministro della difesa Fatmir Mediu, è appunto Rahman Selmanllari (cerchio rosso in basso), strettissimo amico del figlio del primo ministro. 
documento albania
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725