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Bari, l'ex ministro Profumo
A scuola si impara l'autonomia

L'accademico il 19 a Bari per il saggio "Leadership per l'innovazione in Puglia". «Non servono grandi riforme ma serve non lasciare soli presidi e docenti»

Bari, l'ex ministro ProfumoA scuola si impara l'autonomia

Francesco Profumo

Sono autonomia e innovazione le due «strade maestre» per rivoluzionare la scuola italiana, senza dismetterne il retaggio né depotenziarne i punti di forza. Un percorso lungo, complesso così come testimoniato dal volume Leadership per l’innovazione in Puglia (ilMulino, Collana della Fondazione per la scuola Compagnia San Paolo, pp. 276, euro 21), curato da Francesco Profumo, accademico, già ministro della Pubblica Istruzione sotto il governo Monti e dal 2016 presidente della Compagnia di San Paolo.
Il saggio - che vede, fra i suoi autori, anche il sottosegretario pugliese all’istruzione, Salvatore Giuliano - sarà presentato mercoledì a Bari, negli spazi del Centro Polifunzionale per gli studenti (ore 16.30, incontro promosso dalla Libreria Laterza). Dialogheranno con il curatore, la docente Loredana Perla, Anna Cammalleri (Ufficio scolastico regionale) e Luigi Melpignano, dirigente scolastico del «Galileo Ferraris» di Molfetta.

Professor Francesco Profumo, da dove iniziamo per raccontare lo stato della scuola italiana?
«Dal 1999, anno in cui l’allora ministro Berlinguer varò l’intervento normativo sull’autonomia. È la nascita della scuola moderna o, meglio, l’instradarsi della scuola stessa lungo un percorso che l’università aveva imboccato dieci anni prima, nel 1989».

Poi cosa succede?
«I sentieri si biforcano. Se l’università ha beneficiato di interventi successivi conquistando un livello di autonomia fra i più elevati al mondo, per la scuola non è stato così. Certo, abbiamo assistito a molti passi in avanti e alcuni risultati sono arrivati, ma siamo lontani dall’evolvere della situazione nella sua forma completa».

Ma perché l’autonomia è così importante?
«È un tema centrale. In una scuola centralista tutte le indicazioni vengono dal centro e gli attori apicali sono dei meri esecutori. E, invece, in una dimensione autonoma i presidi sono dei registi e i docenti dei direttori d’orchestra».

Cosa è mancato nella realizzazione di questa trasformazione?
«Presidi, docenti e personale tecnico-amministrativo svolgono ogni giorno un lavoro straordinario, ma sono stati lasciati un po’ soli. Per gestire processi così complessi ci vuole una formazione ad hoc. L’ingegneria gestionale nasce così. Nella scuola questo passaggio non è stato ancora concettualizzato».

Altro tema delicato è quello dell’innovazione tecnologica. Poniamola così: è sufficiente un tablet in ogni classe per risolvere i problemi?
«Assolutamente no. La tecnologia è solo un mezzo che, se non governato in modo opportuno, non porta benefici ma malefici. Dovremmo riferirci ad una nuova cultura digitale più che ai singoli strumenti anche perché l’evoluzione del contesto è troppo rapida».

Difficile fare previsioni?
«Guardi, i ragazzi che hanno appena iniziato il proprio cammino scolastico termineranno nel medie nel 2026, le superiori nel 2031 e, se vorranno, il percorso di laurea nel 2036. Quale mondo si troveranno ad affrontare? Difficile dirlo, per questo l’approccio deve essere olistico e non basta concentrarsi sui mezzi».

In tutto questo, pesano le distanze fra Nord e Sud?
«L’autonomia, pur tra mille difficoltà, ha permesso sperimentazioni di ottima qualità. Quando ero ministro facemmo un investimento importante sulle infrastrutture, puntando sulla rete Garr a banda ultralarga e capovolgendo il divario digitale: oggi la situazione è migliore al Sud rispetto al Nord. E le eccellenze si rintracciano in entrambe le realtà».

Dalle parti del governo ritengono che non sia più tempo di varare grandi riforme ma che serva, più semplicemente, mettere a sistema le buone pratiche. È d’accordo?
«Direi di sì. Non c’è bisogno di alcuna grande riforma. La scuola è come una cristalleria da attraversare con delicatezza e senza eccessiva fretta: l’autonomia è realtà da vent’anni e ha prodotto buoni risultati nel lungo periodo».

Ma dell’approccio al problema dell’esecutivo «gialloverde» lei cosa pensa?
«È presso per elaborare un giudizio definitivo. Di certo, nella squadra di governo ci sono personalità validissime come il sottosegretario Giuliano, un vero “regista”, come ha dimostrato negli anni di presidenza al “Majorana” di Brindisi: le tante buone pratiche messe in atto in quel contesto dimostrano le virtù dei percorsi creativi. Ma per una valutazione sull’operato governativo, però, bisognerà attendere ancora qualche mese».

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