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Il blitz

Mafia, a Vieste in cella 7 del clan Perna: progettavano attentati

I reati contestati sono l'associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana), detenzione e porto di armi da sparo, reati aggravati dal contesto mafioso

Vieste, blitz della polizia: arrestati presunti affiliati del clan Perna

Foto Calvaresi

FOGGIA - «Il momento in cui andate a parlare mi presento pure io e gli sparo in testa a tutti e quattro": volevano uccidere anche alcuni componenti del clan rivale riconducibile al pregiudicato Marco Raduano, e per questo avevano progettato un vero e proprio 'piano di sanguè. E' quanto emerge dalle intercettazioni compiute nell’ambito delle indagini che oggi hanno portato agli arresti a Vieste di sette presunti affiliati all’organizzazione criminale con a capo Girolamo Perna. Gli arresti sono stati compiuti dalle squadre mobili di Foggia e Bari e dal Servizio centrale Operativo e coordinata dalla Dda di Bari. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal gip di Bari, Giovanni Anglana. I reati contestati sono l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, - soprattutto cocaina e marijuana provenienti dall’Albania - detenzione e porto di numerose armi, reati aggravati dal contesto mafioso.

L’operazione ha ricevuto i complimenti su Twitter del ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Complimenti ai nostri uomini e donne in divisa, sempre in prima linea», ha scritto.

Gli arrestati sono: Claudio Iannoli, di 28 anni, e il fratello Giovanni, di 32 anni, considerati elementi di spicco al vertice del clan Perna; Giovannantonio Cariglia, di 22 anni; Stefan Cealicu, di 53; Raffaele Giorgio Prencipe, di 34; Carmine Romano, di 48; e Giuseppe Stramacchia, di 32.

La 'guerrà tra i due gruppi criminali rivali negli ultimi anni ha fatto registrare una lunga scia di sangue con numerosi omicidi e tentativi di omicidio di persone legate ad entrambe le consorterie criminali. I fratelli Iannoli - in assenza del capo clan Girolamo Perna, detenuto - si occupavano di assicurare il costante rifornimento delle piazze di spaccio viestane, assoldando nuovi sodali (alcuni di età tra i 12 e 13 anni), utilizzati anche per la custodia delle armi del clan, e di pianificare agguati nei confronti di esponenti del clan rivale.

Il tentativo di assoggettare il territorio viestano è proseguito anche durante il periodo di detenzione dei due fratelli, grazie al contributo fornito, sino al giorno del suo assassinio, da Gianmarco Pecorelli. Quest’ultimo, infatti, durante il periodo detentivo dei due fratelli, sfruttando il momento favorevole conseguente all’assassinio del rivale Antonio Fabbiano, il 25 aprile 2018, avrebbe assicurato il coordinamento e la gestione operativa del traffico di droga per conto dell’intero gruppo criminale.

Sono poi state le indagini su un omicidio, quello del pregiudicato Gianbattista Notarangelo, ucciso in un agguato il 6 aprile del 2018, ad aver consentito agli investigatori di accertare l’esistenza del fiorente traffico di droga dall’ Albania e procedere agli arresti degli affiliati del clan Perna. Nel corso della conferenza stampa tenuta a Foggia dal questore Mario della Cioppa e dal procuratore aggiunto della Repubblica di Bari, coordinatore della Dda, Francesco Giannella, è emerso che per eliminare del tutto la presenza dell’altro gruppo dal territorio viestano, due degli arrestati, Giuseppe Stramacchia e Carmine Romano, su ordine dei fratelli Iannoli, avevano incaricato alcuni pusher di acquisire informazioni sugli spostamenti quotidiani di elementi di spicco del clan Raduano per compiere una imminente azione di fuoco e ucciderli. (Foto Maizzi)

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