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Un innamorato barese a Conte: «Non la vedo da 2 mesi: 7 anni bastano per definire un rapporto come stabile?»

Tra ironia e simpatia questo ragazzo, Filippo Mola, scrive una serie di riflessioni ai tempi del Covid 19 rivolgendosi al premier

Un innamorato barese a Conte: «Non la vedo da 2 mesi: 7 anni bastano per definire un rapporto come stabile?»

BARI - Un innamorato di Bari lontano dalla sua "amata" da due mesi, scrive al premier Conte tra ironia e riflessioni al tempo del Dpcm della Fase 2 per l'emergenza Coronavirus. Il ragazzo, Filippo Mola, non le manda a dire e parla al Presidente del Consiglio a cuore aperto toccando altri temi caldi come scuola, lavoro e viaggi. Ecco il testo.


Buongiorno Presidente,


anche io ho un affetto stabile. A distanza. Da sette anni (penso che possano bastare per l’utilizzo
dell’aggettivo “stabile”) con una splendida ragazza di Bologna mentre io vivo nell’altrettanto splendida città
di Bari (siamo quasi compaesani presidente). Entrambi in questi mesi di quarantena abbiamo lavorato ad
intermittenza (da casa e nelle nostre rispettive sedi lavorative) assumendoci il rischio di un contagio che per
fortuna non è arrivato (siamo due lavoratori dipendenti). Come lei ben sa purtroppo però non possiamo
assumere questo rischio per poterci incontrare (per lavorare si, per le relazioni sociali invece no). Sono passati
due mesi dall’ultima volta che ci siamo visti in una solare giornata primaverile degli inizi di marzo e il tempo
e la distanza inizia a farsi sentire (la primavera è molto bella dalle nostre parti, lo dovrebbe ricordare).
Detto ciò mi volevo permettere di darle un consiglio su come gestire la questione: spostamenti tra regione
solo per chi ha la possibilità di dormire in strutture non a pagamento (quindi no alberghi o B&B). Magari fare
un APP dove registrarsi con i relativi documenti di identità tipo AIRB&B o BLABLACAR? Per i controlli
l’autocertificazione la vedo un po’ desueta, mi dà molto di “Fracchia la belva umana” (gran film presidente,
a livello dell’allenatore nel pallone). In questa maniera si potrebbe riaprire il turismo locale e interregionale
tra le regioni meno colpite (ad esempio permette ad un barese di andare a Matera).

Dato che ci sono mi permetto di consigliarle anche in generale come affrontare il problema COVID-19
considerata la mia esperienza lavorativa (lavoro in azienda o meglio in fabbrica, a me piace più questo
termine, retaggio di un pensiero di sinistra che non mi vuole abbandonare nonostante tutto). Esiste una legge
generale (e geniale) che regola i fenomeni di causa effetto elaborata da un ingegnere ed economista vissuto
a cavallo tra la fine del 1.800 e gli inizi del 1900, tale Vilfredo Pareto, che riassumerei banalmente in “l’80%
degli effetti dipendono dal 20% delle cause” (un detto popolare della statistica moderma).

Supponiamo che
gli effetti siano i contagi di sto maledetto COVID-19, non ci crederà mai ma l’80 % dei contagi si riscontrano
in solo sei regioni che corrispondono al 28% delle regioni totali in Italia... più o meno Pareto ci ha azzeccato
anche sta volta! Ora sempre le tecniche di “problem solving” per risolvere un problema suggeriscono di
prelevare un campione conforme (che so, la Basilicata?!?!) ed uno non conforme (la butta là, la
Lombardia?!?!) e capirne le differenze. Sicuramente in entrambe le regioni si va a fare la spesa, si fa attività
sportiva, ci si vede tra parenti, ecc ecc. Una delle differenze più lampanti che mi vengono in mente però è
che tra le due regioni c’è un indice molto significativo i cui valori sono totalmente diversi, il PIL: non ci crederà
mai ma in Lombardia si lavora e si produce molto di più che in Basilicata. E ci si sposta molto di più in maniera
collettiva per raggiungere i posti di lavoro. Non sarà mai che questo fattore influisca di più rispetto a fare la
spesa o andare a correre? E allora mi chiedo, quanto influisce sul contagio frequentare un supermercato e
quanto un’azienda o una metro? Non è che siamo chiusi in casa senza poter far nulla e poi scopriamo che il
contagio si propaga principalmente compiendo l’unica attività oggi permessa? Non è che avendo un impatto
bassissimo sul contagio la frequentazione dei supermercati o dei parchi risultano del tutto inutili mascherine,
guanti e basta solo una distanza di sicurezza? Perché se l’impatto sul contagio delle relazioni sociali all’aperto
è bassissimo allora avremmo dovuto indossare guanti e mascherine già dalla diffusione di malattie rare e
molto pericolose come delle gravi polmoniti? Sono due mesi che raccogliete dati, vi sarete fatti un’idea. Ma
soprattutto, non è che sarebbe più giusto dare delle direttive differenti tra regione e regione in base ai contagi
per evitare di dare un’aspirina a chi ha la broncopolmonite e fare la chemioterapia a chi ha un raffreddore?
Le dico questo perché questo modo di vivere al quale ci stato costringendo porta (oltre ad una limitazione
evidente delle libertà dei cittadini) ad un odio sociale sempre più crescente (ho esagerato? Tensioni sociali
va meglio?) che non sottovaluterei (fenomeni tipo “caccia alle streghe” o “mi faccio giustizia da solo” da parte
dei singoli cittadini sono sempre più frequenti).
Ultima cosa che mi sta a cuore, la scuola. Ma è possibile che nelle altre nazioni si parla già di riapertura e noi
rimandiamo tutto a Settembre (è anche vero che parlando di scuola la rimandatura a Settembre ci azzecca come il cacio sui maccheroni). Settembre?!?! La bellezza di 7 mesi dopo il primo caso di fine Febbraio di
COVID-19. Non ci potevamo pensare un pelino prima? Sette mesi per trovare una soluzione che gli altri hanno
trovato in due - tre settimane?! È vero che le nostre scuole sono diverse da quelle tedesche e francesi ma –
sarò deformazione professionale - ci vuole una mente illuminata per immaginare di fare lezioni a turno come
fosse un’azienda (o una fabbrica appunto). Lei mi chiederà, dove si trovano i soldi? A parte che è una
domanda che dovrei fare io (cittadino) a voi (politici, generalizzo non ce l’ho con lei) ma mi permetto di
rispondere comunque. Si rivedono gli orari innanzitutto e si destinino gli introiti di parte delle uniche aziende
che hanno lavorato e che hanno spaventosamente aumentato il proprio fatturato alla causa (una su tutti
AMAZON e tutte le multinazionali che hanno speculato in questo periodo). Ragionamento troppo comunista?
Ok trovate voi la soluzione (il Beppe Grillo pre movimento cinque stelle lo diceva sempre che vi paghiamo
apposta per questo).

Poi magari approfitterei per un serio finanziamento alla scuola e magari alla sanità pubblica i cui effetti
devono andare oltre l’emergenza. Perché le parole sono belle (“i medici sono degli eroi, “scuole chiuse ferita
per tutti”, ecc) ma poi diventano stucchevoli se non vengono seguite dai fatti. E magari ci mettiamo anche
un bel mea cupla come ha fatto il premier svedese che ha ammesso che le politiche degli ultimi anni hanno
evidentemente bistrattato i servizi pubblici di prima necessità (scuola, università, sanità) parole mal
interpretate dalla stampa internazionale (malafede?!?! Dai no non lo voglio pensare). Si è assunto colpe che
non erano sue, anche dei politici che lo hanno preceduto. Sarà un extra terrestre ma se avesse ragione lui
per come ha gestito tutto questo casino?

Un’ultima cosa e poi non la disturbo più, sa perché non ho ancora raggiunto la mia ragazza a Bologna dopo
sette anni? Senta questa canzone e lo capirà: https://www.youtube.com/watch?v=HB4kcWuRU3o
Le ho dedicato la mia pausa lavorativa odierna, spero di averle fatta cosa gradita.
Un saluto da un innamorato (non di lei, non mi fraintenda).

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