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Grano, effetto Ucraina: anche nel Foggiano rincari su pasta e pane

Grano, effetto Ucraina: anche nel Foggianorincari su pasta e pane

De Sortis: «I prezzi per i consumatori saliranno ancora»

12 Maggio 2022

Massimo Levantaci

Su pasta e pane - i consumatori se ne saranno accorti - si spende un po' di più da quando è scoppiata la guerra in Ucraina. Ma come le ostilità non sono finite, anche gli aumenti promettono di salire ancora: rincari contenuti, ma in crescendo, specie sui beni di prima necessità. Lo ammettono a denti stretti le organizzazioni di categoria delle imprese. Il grano resta al centro di queste dinamiche, come la guerra del resto, il fattore scatenante. Due facce della tessa medaglia. Chi va a fare la spesa tutti i giorni si sarà accorto del ritocco dei prezzi, nell'ordine di 40-50 centesimi al chilo per la pagnotta (un po' meno per la pasta). È il costo del grano tenero la variabile del mercato, ovvero la materia prima da cui si ottiene la farina e quindi via via tutti i farinacei in circolazione, dai biscotti alle merendine. «E purtroppo andremo avanti su questa scia, le imprese fanno fatica a star dietro l'aumento dei costi di produzione», preannuncia Cosimo De Sortis, imprenditore molitorio foggiano, nel board di Italmopa. Meno allarmi per il grano duro, dal quale si ottiene la pasta: conto della spesa anche qui in risalita, ma parliamo di aumenti assolutamente sopportabili per la maggior parte delle famiglie.

Bloccate (da mesi) le navi della grande madre Ucraina, esportatrice mondiale di grano tenero, il mercato ha dovuto dirottare la domanda sui paesi produttori alternativi di Francia e Usa per evitare ricadute significative sulla produzione internazionale. I costi delle materie, spinti dal conflitto (fattore del tutto inatteso) hanno fatto salire i prezzi delle commodity: un quintale di tenero viene scambiato oggi a 40-45 euro, un anno fa era sotto i 30. Il grano duro ha subito analoga escalation: a settembre i produttori foggiani vendevano sotto i 40 euro, ma oggi siamo tra i 55-56 euro e di merce in giro ce n’è pochissima perché la gran parte dei cerealicoltori ha venduto ben prima dell’inizio della guerra (e qualcuno si starà mangiando le mani). «Per questo sono inevitabili gli aumenti - aggiunge De Sortis - anche se la distribuzione fa molta resistenza ad applicarli sui prezzi al consumo per non far salire l’inflazione. È un mercato in tensione anche in Italia, gli stessi agricoltori devono fare i conti con i costi aumentati di concimi, fertilizzanti, gasolio».

Non c’era affatto un’aria da economia di guerra ieri mattina alla borsa merci di Foggia, tradizionale giornata di quotazioni. Pochi scambi, gli operatori attendono il nuovo raccolto (metà giugno). Listino invariato: 56 euro la quotazione massima per il grano fino, succede regolarmente in questo periodo. Gli effetti sul mercato al consumo sulla pasta, però spaventano meno. «Perchè cambia poco, immagino, per una famiglia media sapere che un pacco di pasta costerà ad esempio 10 centesimi in più perchè è di questo che parliamo. Il grano duro resta un mercato di nicchia - spiega Filippo Schiavone, presidente di Confagricoltura Foggia - chi traina i listini sono il grano tenero e il mais oggi infatti ai massimi storici».

Si temono nel mondo conseguenze serie sugli approvvigionamenti, in particolar modo nei paesi più poveri. In Capitanata, Granaio d’Italia con il 20% della produzione nazionale, i rifornimenti per l'industria però non sono mai mancati dall’inizio della guerra. La guerra banco di prova di una delle filiere più sensibili dunque, in grado di assorbire i più violenti contraccolpi? «In realtà di guerre ne abbiamo dovuto affrontare due - riflette Schiavone - oltre al conflitto in Ucraina i produttori di grano hanno dovuto fare a meno del 50% delle importazioni di grano canadese a causa della siccità che ha colpito quel paese. I mulini hanno acquistato da Kazakistan, Grecia e Australia. Ora ci aspettiamo rese importanti dal raccolto in Capitanata, al Sud abbiamo avuto infatti un buon andamento climatico rispetto alle regioni del Nord. Il sistema ha conunque dimostrato una buona duttilità». «La disponibilità non è mancata - conferma De Sortis - ora c’è un interesse politico a tenere basso il tasso d’inflazione, speriamo di non dover rincorrere gli aumenti a causa dei costi di produzione sempre più alti».

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