Martedì 23 Luglio 2019 | 13:36

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L'appello

Il pomodoro pelato senza marchio cala a picco

I consumi sono scesi al 14%. L'Anicav (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari vegetali): «Trovate un nome, ma facciamo in fretta»

Dopo la mozzarella, il pomodoro Igp: nuovo «duello» Puglia-Campania

Dal pomodoro «pelato Napoli» al progetto «Igp pomodoro Italiano» il passo non è stato breve. C’è voluto più di un anno dalla prima proposta (abortita, dopo la levata di scudi della Puglia) alla seconda presentata in questi giorni e che punta a valorizzare il pomodoro lungo pelato su scala commerciale perchè i consumi diminuiscono e «bisogna correre ai ripari». Un dato va segnalato: vent’anni fa il pomodoro lungo prodotto per l’80% in Capitanata assorbiva il 50% del mercato nazionale, oggi siamo al 14% e la discesa a quanto pare continua. La spiegazione è nel consumo, più pratico, della passata che diventa subito condimento per la pastasciutta, al contrario del pelato magari più scenografico ma che necessita di un minimo di preparazione un po’ come facevano le nostre nonne.

Oggi le massaie - si ritiene - tutto questo tempo non ce l’hanno. E allora che si fa? Il Comitato promotore del pomodoro pelato Igp, composto da associazioni delle industrie di trasformazione e dalle associazioni agricole chiede al ministero il riconoscimento del marchio Igp (identificazione geografica protetta) per rilanciarne i consumi come prodotto maggiormente identitario attraverso un marchio. Il problema resta però il nome: come chiamarlo? «Abbiamo accantonato Napoli perchè vogliamo che l’operazione sia condivisa e la levata di scudi della Puglia ci ha suggerito di soprassedere. Ora abbiamo proposto “Italiano” - risponde alla Gazzetta il direttore dell’Anicav, Giovanni De Angelis - ma l’Unione europea non è d’accordo perchè il nome si giustificherebbe se il pomodoro lungo si coltivasse nella maggior parte delle regioni italiane, qui invece parliamo di appena sette province.

Chiamiamolo come vogliamo, l’importante è che si faccia in fretta. Se il problema è il nome, studiamo a fondo la normativa. Ma diamoci una mossa: del resto avevamo scelto Napoli non per identificare il pelato con la città, ma in quanto espressione di un territorio e di un emblema un po’ come hanno fatto a Bologna per la mortadella». Tra le proposte è venuta fuori anche quella sul pomodoro «Roma», per alcuni un falso storico lo chiarisce il direttore dell’associazione delle industrie di trasformazione del pomodoro nel Centro-Sud: «Il Roma risponde a una varietà del pomodoro e poi afferisce al pomodoro fresco. Stiamo parlando di un’altra cosa. E comunque anche su questo l’Unione europea avrebbe manifestato qualche perplessità». La partecipazione delle associazioni agricole a questo processo non è scontata, anzi l’astio visto da Foggia continua verso il progetto campano. «Non è cattiva volontà da parte nostra - risponde Giuseppe De Filippo, presidente della Coldiretti in Capitanata - piuttosto la responsabilità è dell’Anicav che non ha condiviso con noi alcun tipo di percorso salvo poi accorgersi al ministero che serviva necessariamente il parere della produzione per fare l’Igp e sono tornati indietro.

Ora vorrebbero far intendere che siamo noi i poco collaborativi, quando invece questa situazione l’abbiamo subita». E comunque in riferimento all’Igp “Italiano”, De Filippo casca dalle nuvole: «De Angelis dice che l’Ue ha già bocciato la proposta? A me risulta che ci vedremo dopo le festività per approfondire meglio e comunque nessuna risposta è stata ancora notificata ufficialmente». Il mistero continua. «La cosa strana in tutto questo - rileva l’on. Colomba Mongiello - è che la parte agricola viene tirata per la giacca da più parti, ma non si capisce ancora bene a quale tavolo dovrebbe sedersi. L’Anicav dice che non è un problema di territorialità, ma intanto il pelato si fa quasi tutto a Foggia e per il San Marzano è stata presentata in Parlamento un’interrogazione per il riconoscimento del marchio Dop al prodotto fresco. Sono tutte questioni che dovrebbero essere convogliate in un unico percorso, sempre di pomodoro parliamo e invece ognuno fa come gli pare».

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