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FOGGIA - «Il Comune di Foggia difenderà, sul piano politico e dal punto di vista amministrativo, la realizzazione del progetto inerente il Parco Archeologico Campi Diomedei. Intendiamo impugnare dinanzi al Tar il provvedimento con cui il Soprintendente ad interim della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Foggia e BAT, architetto Maria Giulia Picchione, ha disposto l’annullamento in autotutela dell’autorizzazione rilasciata il 25 gennaio 2018.» Lo afferma il sindaco dopo la decisione assunta dalla Soprintendenza ad un anno dalla concessione e dall’avvio dei cantieri.

«Si tratta con ogni evidenza di una procedura anomala, che blocca di fatto lavori, per un ammontare che supera i 7 milioni di euro, già appaltati e già partiti con tutte le necessarie e fondamentali autorizzazioni. Ora è dunque a rischio la prospettiva di dar vita ad uno dei più grandi parchi urbani dell’intero Mezzogiorno d’Italia e, conseguentemente, si arreca un danno a quegli imprenditori che hanno legittimamente investito. Consideriamo quantomeno opinabili le argomentazioni poste alla base dell’annullamento dell’autorizzazione della Soprintendenza, in particolare nella parte in cui si fondano sul presunto depauperamento del patrimonio, storico e culturale, rappresentato dal Complesso Deposito Cavalli Stalloni», dice Landella che aggiunge: «Si tratta di un tema che era già stato affrontato e discusso in tutte le fasi dell’iter progettuale ed autorizzativo, condotto di concerto, tra gli altri, con la Regione Puglia, nella persona dell’assessore Raffaele Piemontese. Rivendichiamo la bontà del lavoro svolto e neghiamo, come dimostreremo al Tar, che il Parco Urbano Campi Diomedei possa in qualche modo penalizzare una realtà che, viceversa, sarebbe valorizzata. In un quadrante strategico della città, infatti, 3,80 ettari continuerebbero a essere destinati alle attività dell’Ufficio Incremento Ippico regionale, con la previsione dei percorsi a cavallo e delle attività legate all’ippoterapia. Circostanza che gli Uffici della Soprintendenza che hanno rilasciato l’autorizzazione nel gennaio scorso hanno tenuto in grande considerazione ed hanno valutato positivamente».

«Faccio fatica a pensare che da parte loro, avendone conosciuto lo scrupolo e la professionalità, vi possa essere stata una forma di superficialità tale da rendere necessaria addirittura un’azione così radicale come un provvedimento di annullamento in autotutela della disposizione autorizzativa. L’Amministrazione comunale, convinta delle proprie ragioni, contesterà in sede amministrativa la decisione dell’architetto Picchione, assunta su indicazione del Direttore Generale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Gino Famiglietti, agendo al fine di scongiurare quello che sarebbe a tutti gli effetti un danno di significative proporzioni per la città di Foggia, soprattutto in termini di sviluppo e crescita del suo contesto urbano e di miglioramento dei suoi servizi. Depositeremo, inoltre, una formale denuncia alla Procura della Repubblica nei confronti del Direttore Generale del MiBAC e della Sovrintendente ad interim, per verificare una eventuale ipotesi di abuso di potere, dal momento che nell’iter procedurale che ha portato all’annullamento dell’autorizzazione risulta essere stato completamente ignorato il Responsabile Unico del Procedimento per la Soprintendenza, l’architetto Zullo», afferma il sindaco che infine aggiunge: «L’appello che mi sento di rivolgere ai vertici della Soprintendenza, confermando il massimo del rispetto istituzionale, è quello di evitare di lasciarsi condizionare dai soggetti che hanno sollecitato gli approfondimenti tecnici all’esito dei quali è scaturito il provvedimento di annullamento dell’istanza autorizzativa. Si tratta in larghissima parte di movimenti ed associazioni che sul punto hanno condotto una battaglia esclusivamente ed evidentemente politica, oltre che per moltissimi versi strumentale, promossa innanzitutto dal Movimento 5 Stelle oggi al Governo del Paese. Noi ci batteremo per il diritto alla crescita di Foggia, contro quelle forze politiche che, invece, vorrebbero solo paralisi e regressione».

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