In casa aveva una quantità impressionante di contanti, circostanza che per un importante imprenditore potrebbe apparire neutra. Ma l’ipotesi della Procura di Foggia è che i circa 700mila euro trovati nelle perquisizioni effettuate giovedì e terminate dopo la mezzanotte di ieri, possano essere il frutto di frodi effettuate sugli appalti affidati da alcuni Comuni della Provincia.
Sono quattordici gli indagati nell’inchiesta portata avanti dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Foggia diretto dal tenente colonnello Giovanni Andriani. I militari hanno perquisito tre persone, tra cui Tullio Daniele Mendolicchio, 57 anni, ingegnere, dirigente a tempo determinato arrivato in comando al Comune di Foggia da San Marco in Lamis. Il piccolo centro garganico è uno degli undici (gli altri sono Apricena, Alberona, Roseto Valfortore, San Nicandro Garganico, Poggio Imperiale, Accadia, Candela, Torremaggiore e Mattinata) in cui la Finanza ha acquisito la documentazione relativa a 12 appalti aggiudicati tra ottobre 2024 e ottobre 2025, per un valore complessivo di circa 8 milioni di euro. Le stazioni appaltanti sono considerate parti offese. Gli altri indagati sono gli imprenditori Giuseppe Caroprese, Giuseppe Martino, Antonio La Marra, Andrea Sassano, Antonio Ventarola, Aurelio Agriesti, Piero Giuliani, Giuseppe Agnusdei, Emilio Manzelli, Ciro Grittani, Rita De Maio, Luigi Parlante e Saverio Buccino. Molti di loro sono già stati coinvolti in una inchiesta del 2004 che ipotizzava condotte analoghe (per la quale Caroprese fu sottoposto a custodia cautelare in carcere) e si concluse con l’assoluzione o la prescrizione dei reati per quasi tutti gli imputati.
La Procura di Foggia ipotizza, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, le ipotesi di frode nelle pubbliche forniture, truffa, turbata libertà degli incanti, falso e subappalto non autorizzato. L’ipotesi al vaglio degli investigatori è che il 57enne dirigente possa aver favorito una serie di aziende, riconducibili ad imprenditori amici, anche in cambio di favori e regali.
Gli appalti nel mirino sono finanziati con fondi europei, statali o anche con il Pnrr e riguardano il rifacimento di strade rurali, di alcune ex provinciali, della circonvallazione est di Poggio Imperiale, la messa in sicurezza di alcune aree a rischio idrogeologico, ma anche i lavori alla fogna bianca di Apricena e la riqualificazione dell’area mercatale di Torremaggiore. In alcuni casi si tratta di affidamenti diretti, in altri di procedure ristrette gestite dal dirigente ingegnere perquisito.
Il sospetto intorno a cui gira il fascicolo è che i lavori possano essere stati affidati in maniera sartoriale alle imprese amiche (alcune hanno sede in provincia di Caserta), sia predeterminando le procedure che truccandone l’esito, e che quanto realizzato non corrisponda a quanto previsto con un doppio danno sia per le casse pubbliche che per la qualità delle opere: uso di materiali non conformi, quantità diverse da quelle previste. Sul punto la Procura dovrà affidare una consulenza.
I soldi sono stati trovati anche grazie ai «cash dog», le unità cinofile che hanno partecipato alle perquisizioni. Erano in un armadio, nei sacchetti di un noto negozio di abbigliamento e di un centro stampa, nella busta di una società di petroli, in buste gialle da documenti. Mazzette fascettate con elastici da 20, 50 e 100 euro, banconote che sembrano provenienti da prelievi bancari, su cui adesso verranno effettuati accertamenti: potrebbero essere il profitto della presunta frode o anche il provento di evasione fiscale.
















