Sabato 15 Dicembre 2018 | 01:43

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Lavoro agricolo

Foggia, i braccianti africani: «Senza di noi i campi morirebbero»

Durante l'assemblea Usb: «Permessi di soggiorno e contratti». Accuse a Cgil, Cisl e Uil

 Era al primo giorno di lavoro la bracciante morta a Ginosa

FOGGIA - Avete mai immaginato cosa accadrebbe se da un giorno all’altro sparissero dai campi tutti i migranti che oggi li popolano? Chi raccoglierebbe i pomodori, l’uva, gli ortaggi e tutto quel ben di Dio che la campagna foggiana oggi offre? La domanda non se la cominciano a porre i «lavoratori della terra» che dopo gli incidenti di agosto adesso pare abbiano assunto una maggior consapevolezza del proprio ruolo. La piattaforma presentata ieri dall’Usb condensa tutto questo, vuol rendere giustizia al lavoro agricolo dei braccianti e non dei migranti. Perchè la terminologia ha il suo peso dal momento che «gli africani sono già mediaticamente condannati», urla al microfono davanti a una platea gremita terra Aboubakar Soumahoro, il loro leader, l’uomo che ha dato voce alla protesta dei lavoratori delle campagne e che dal coordinamento nazionale dell’Usb, l’unione sindacale di base, guida il movimento per i diritti sindacali degli «sfruttati nei campi».

Sala del Tribunale di Palazzo Dogana stracolma di lavoratori africani ieri mattina per la presentazione della piattaforma del sindacato che punta a riformare il sistema dei contratti e delle relazioni con i datori di lavoro. In sala non ci sono il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio e resta vuota anche la sedia del presidente della Regione, Michele Emiliano. In prima fila Gad Lerner invita il movimento ad «allargare i propri confini, a non ghettizzarsi», ma l’invito del popolare giornalista va a sbattere sulle parole di Soumahoro che contesta l’ultimo contratto sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil: «Con 1 euro di aumento salariale al giorno, 0,30 centesimi a ora, cosa ne facciamo? Questo non è sindacato». I braccianti africani chiedono «permessi di soggiorno per tutti, altrimenti non possono farci i contratti». La protesta ha facce di ragazzi perbene, non sono arrabbiati, ma hanno alle spalle un monte di rivendicazioni tradite. Dalla Calabria sono arrivati anche i lavoratori della piana di Rosarno e di San Ferdinando, con loro c’è anche l’assessore regionale al Lavoro Angela Robbe ed è ancor più stridente l’assenza pressocchè totale di rappresentanti istituzionali locali. L’Usb fa un po’ di conti: «L’agricoltura italiana è florida, ma i soldi non prendono quasi mai la strada dei lavoratori».

I dati sono schiaccianti: l’agricoltura vale 31,5 miliardi in termini di valore aggiunto, 55 miliardi il valore della produzione, siamo il quarto produttore agricolo in ambito europeo con una quota di esportazioni pari a 525 miliardi (l’8% del totale) e una crescita galoppante negli ultimi anni del 23%. L’Ismea segnala che il nostro paese domina incontrastato soprattutto nell’export delle conserve del pomodoro e della pasta, quel pomodoro fonte di guai e di lauti guadagni, di disperazione per le famiglie dei sedici braccianti africani che hanno perso la vita nei due incidenti stradali del 4 e 6 agosto, ai quali l’assemblea dedica un minuto di raccoglimento. Il sangue dei lavoratori. «Bisogna fare i nomi e cognomi di chi è alla base di questi fenomeni», arringa Soumahoro. «La politica con noi è sempre più distratta, quella politica - sottolinea - che vuol riconoscere il reddito di cittadinanza solo agli italiani. Ma quando paghiamo le tasse in questo paese - incalza il sindacalista - nessuno ci chiede se abbiamo il permesso di soggiorno: avremmo voluto chiedere questo al ministro». La sedia di Centinaio però resta vuota mentre ci sono decine di persone in piedi e le telecamere del sindacato indugiano su quell’immagine di vuoto.

L’Usb punta il dito anche contro la Princes, la grande azienda alle porte di Foggia che trasforma circa il 10% del pomodoro prodotto in Capitanata e che ha avviato un ciclo di produzione etica. «La Princes - chiosa Soumahoro - dice che non c’è sfruttamento tra i raccoglitori di pomodoro delle aziende da cui si rifornisce, ma a dirlo è il controllato che controlla il controllore. Ma le società di certificazione non dovrebbero essere controllate dal ministero?». Antonio Bonanese, sindacalista ex Cgil, auspica che «gli incidenti di agosto segnino uno spartiacque dal passato a tutela dei lavoratori». La riflessione collettiva dell’Usb vuol essere un monito al mondo della produzione e del lavoro a non girare la testa dall’altra parte.

Dito puntato anche contro le agenzie di lavoro: «Chi aveva assunto Paola Clemente (la bracciante 49enne uccisa dal caldo il 13 luglio 2015 nelle campagne di Andria: ndr) era una regolare agenzia di intermediazione del lavoro, sono anche loro alla stregua dei caporali». Chiede di parlare anche Sambaè, la voce rotta dall’emozione, vuole denunciare lo sgomento di tanti suoi amici e colleghi per quei furgoni cosiddetti “della morte” sequestrati ora a più riprese dalle forze dell’ordine dopo i due incidenti: «I ragazzi hanno paura, non prendiamo le macchine per andare a rapinare una banca. La mattina di muoviamo nel terrore di essere fermati e puniti per qualcosa che non abbiamo commesso. Aiutateci a non farci trattare come assassini».

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