Arriva in Cassazione il processo “Goldfinger” a 8 foggiani e romani. Principale imputato l’Arsenio Lupin di Foggia, al secolo Olinto Bonalumi, sessantacinquenne specializzato nello svaligiare caveau e assaltare blindati, di nuovo detenuto da un anno, cui sono stati inflitti 13 anni per furto e tentato furto. I giudici della seconda sezione della Suprema corte il 10 marzo esamineranno il ricorso degli 8 imputati, tutti a piede libero per questa vicenda, contro la sentenza della corte d’appello di Bari che il 16 aprile 2024 li condannò a complessivi 43 anni e 6 mesi (vedi il verdetto a fianco, ndr). Furono riconosciuti colpevoli a vario titolo del furto da 15 milioni nel caveau delle cassette di sicurezza dell’ex Banco di Napoli di piazza Puglia svaligiato a Foggia il 9/11 marzo 2012; del tentato furto di 20 chili d’oro nel caveau delle 2 gioiellerie Sarni del centro commerciale Mongolfiera, sventato dalla squadra mobile a fine agosto 2012; e di riciclaggio di parte del bottino.
Il nutrito collegio difensivo - gli avv. Paolo Ferragonio, Michele Curtotti, Giovanni Quarticelli, Cecilia D’Alessandro, Mario Montagano, Attilio Maccione, Stefano Pasquetti, Filippo Dinacci, Michele Petracca, Francesco Tagliaferri - chiede l’assoluzione o l’annullamento del verdetto di secondo grado e la celebrazione di un nuovo processo d’appello. Sarni e Intesa/San Paolo (ex Banco di Napoli) sono costituiti parti civili con gli avv. Michele Santino e Giuseppe Miccolis. Se la Cassazione dovesse confermare invece il verdetto dei giudici di Bari che ricalcava sostanzialmente quello pronunciato in primo grado dal Tribunale di Foggia, per alcuni imputati si riaprirebbero le porte del carcere.
In 13 furono arrestati (9 in carcere, 4 ai domiciliari) nel blitz “Goldifinger” del 10 marzo 2015. In 20 furono processati per 19 capi d’accusa dal Tribunale di Foggia che il 7 settembre 2023 dopo 8 anni di udienze, assolse 3 imputati; prescrisse le accuse per altri 9; condannò 11 tra foggiani e romani a 70 anni. Il processo d’appello contava 11 imputati; per un romano i giudici dichiararono il non doversi procedere per incapacità di partecipare alle udienze; stralciò per motivi di salute la posizione di un altro romano; e condannò i restanti 9 imputati. Otto di loro hanno presentato ricorso in Cassazione. Bonalumi, ritenuto l’ideatore del furto in banca e di quello sventato ai danni di Sarni, per questo processo ha già scontato 18 mesi di carcerazione preventiva tra cella e domiciliari: dal 10 marzo 2015 giorno del blitz, al settembre 2016 quando gli furono revocati i domiciliari. E’ di nuovo detenuto dal 6 gennaio 2025; un anno fa venne catturato a Roma dopo quasi 4 anni di latitanza; sconta un cumulo pene di 13 anni, 4 mesi e 11 giorni per il furto da 5 milioni nel caveau della “Np service” svaligiato a Foggia il primo maggio 2009: il progetto di furto da 200 milioni alla sede di Ancona della Banca d’Italia, sventato nell’ottobre 2011; la rapina da 3 miliardi di lire del novembre ’95 ai danni di un blindato sull’autostrada A/14 vicino Sant’Elpidio, quando nel conflitto a fuoco uno dei banditi fu ucciso dalle guardie giurate.
Senza… colpo ferire – Gli “uomini d’oro” che lavorando il week-end del 9/11 marzo 2012 svaligiarono il Banco di Napoli di piazza Puglia, non lasciarono un solo segno di scasso. Grazie a sofisticati sistemi che permisero di eludere gli allarmi con un lavoro preparatoria cominciato sin da dicembre 2011; all’oscuramento delle telecamere; alla presunta complicità di due guardie giurate che prestavano servizio nella banca (i foggiani Domenico Di Sapio e Gennaro Rendine condannati a 6 anni, si dicono innocenti), la banda penetrò dal garage attiguo alla banca; arrivò al piano seminterrato del caveau; svaligiò 165 delle 500 cassette di sicurezza (altre 150 furono manomesse ma non aperte), rubando soldi e preziosi per 15 milioni di euro; e anche il video del colpo. Non una spilla, non un centesimo è stato mai ritrovato/recuperato. Il furto fu scoperto la mattina di lunedì 12 marzo 2012 quando per aprire il caveau bancari e poliziotti chiesero l’intervento di tecnici che dovettero forare il muro per accedere alla stanza blindata.
Il covo, il blitz – Secondo l’accusa originaria a svaligiare la banca fu una banda composta da foggiani - in primis Bonalumi e il suo braccio destro Federico De Matteis - e da “cassettisti” romani specialisti nello svaligiare caveau. Ipotesi che non resse al vaglio dei giudici di primo grado: condannarono i foggiani, assolsero i capitolini. Romani invece ritenuti coinvolti sempre con Bonalumi e De Matteis (quest’ultimo ha ottenuto la prescrizione per l’ulteriore accusa di tentato furto) nel progetto per rubare a fine agosto 2012 ben 20 chili d’oro in tre plichi dal caveau delle gioiellerie Sarni presso la “Mongolfiera”. La squadra mobile, all’epoca diretta dall’attuale questore della Bat Alfredo Fabbrocini, era sulle tracce della banda; ne individuò il covo in un ristorante al Villaggio Artigiani in quel periodo chiuso; vi fece irruzione; identificò e rilasciò una decina di persone, mandando in fumo il nuovo maxi-colpo.















