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Inquinamento del torrente

«Invasi dalla puzza del Candelaro», agricoltori foggiani preoccupati: «Nessuno compra i nostri ortaggi»

Acqua del mare putrida ad agosto. Ambientalisti: «La depurazione non funziona»

«Invasi dalla puzza del Candelaro», agricoltori foggiani preoccupati: «Nessuno compra i nostri ortaggi»

La «puzza è infinita», lungo la valle del Candelaro e affluenti vari la sera è «vietato sostare». Lo dicono gli agricoltori proprietari di piccoli fondi agricoli nella zona, tra Ippocampo, località Sciale delle Rondinelle, Siponto e Manfredonia fino a risalire verso Foggia. Il loro portavoce, Michele Ferrandino presidente provinciale della Cia Agricoltori italiani, denuncia «una situazione insostenibile lungo i 36 chilometri del tratturo da Foggia a Manfredonia». Le aree rurali sono le più colpite dai miasmi di fogna che si levano dal torrente e dagli altri affluenti, tra cui il più inquinato (o presunto tale) resta il canale Faraniello noto alle cronache per essere il collettore principale del depuratore di Foggia. Depuratori che continuano ad essere sott’accusa, nonostante le rassicurazioni dell’Acquedotto pugliese che li gestisce. Sentite Ferrandino: «La puzza nell’entroterra di Siponto è insopportabile, basta transitare con l’auto attraverso l’uscita per Manfredonia sulla statale 89 per avvertire il cattivo odore. Gli abitanti di quella zona sono disperati, molti ormai rassegnati. Parliamo di piccoli contadini che vivono con quello che offrono loro modesti appezzamenti da un ettaro, un ettaro e mezzo di terreno. Coltivano carote, patate, ortaggi in genere. Ma da quando è scoppiato il caso del Candelaro inquinato (con la balneazione vietata per due giorni in pieno agosto nei lidi delle spiagge di Siponto: ndr), nessuno più vuole comprare quegli ortaggi». La crisi del Candelaro e dei suoi affluenti parte da lontano, l’acqua del golfo era putrida lo scorso agosto, lo dicono i bagnanti ma pure gli esercenti dei lidi che ora minacciano una «class action nei confronti di Acquedotto pugliese». Ma finora la questione non è stata affrontata adeguatamente. L’acqua del golfo di Siponto è da vent’anni la cartina di tornasole di un problema finora nascosto sotto il tappeto, oggi Acquedotto e Comune di Manfredonia sembrano decisi a correre ai ripari (un vertice c’è stato la scorsa settimana, ne riferiamo a parte), ma il problema - avverte Ferrandino - è anche turistico: «La stagione estiva volge al termine, però tutti noi abbiamo il dovere di pensare a quei turisti ormai sempre più numerosi che si fermano a visitare la basilica della Madonna di Siponto. Che spettacolo offriamo? Dobbiamo dire per fortuna che attualmente di visite serali non ce ne sono, il parco è chiuso, ma in queste condizioni non si può fare nè turismo e nemmeno agricoltura. Lo stesso dicasi naturalmente per la chiesa di San Leonardo qualche chilometro più avanti, meta anch’essa di visitatori da ogni parte del mondo». La responsabilità dell’inquinamento? I depuratori che non funzionano, gli ambientalisti del territorio lo dicono da anni. Ma il carico sui fiumi è notevole anche per altri fattori e un grande esperto dei luoghi come Enzo Rizzi, ambientalista di lungo corso, non esita a indicare proprio negli agricolturi un’altra causa del problema: «Fino a quando - dice Rizzi alla Gazzetta - continueranno a coltivare fin sulle sponde dei torrenti, non basterà prendersela solo con i depuratori che non funzionano. Il carico di azoto e di fosforo è notevole nei fiumi, l’ecosistema è gravemente minacciato da queste sostanze chimiche. Non siamo in Brianza dove ci sono le grandi fabbriche che coprono qualsiasi nefandezza “minore”. Qui sappiamo che ci sono le città che producono reflui, gli agricoltori che rilasciano nei torrenti sostanze inquinanti e altri depuratori che anzichè ripulire inquinano. E’ il caso dell’impianto dell’area industriale Asi, che non scarica nel Candelaro ma nel Cervaro, ma il suo contenuto sempre nel golfo sipontino finisce. Fino a quando - conclude Rizzi - non si metterà mano a questa complessità di eventi e situazioni il problema dell’inquinamento della valle del Candelaro, del Cervaro e torrenti vari non si risolverà mai».

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