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«Il premier Conte? Un ragazzino timido e studioso»

Il ricordo del professore di italiano del nuovo presidente del consiglio, Giuseppe Conte, di origini foggiane. Le scuole medie fatte a San Giovanni Rotondo

premier Giuseppe Conte

ROMA - Giuseppe Conte il neo premier fece il suo esordio nella scuola media Celestino Galiani di San Giovanni Rotondo ad anno scolastico già avviato, alla fine degli anni Settanta. Il padre da poco era stato trasferito nel 'paese di Padre Pio' per fare il segretario comunale e con lui - da Volturara Appula, un altro paesino in provincia di Foggia - si era mossa tutta la famiglia. A conservare un ricordo nitido di quel ragazzino, «così timido e bravo», è il suo vecchio professore di Italiano, nonché ex sindaco del Comune, Giovanni Ritrovato: «Arrivò in classe un mese dopo l’avvio delle lezioni. Si presentò il preside insieme ad un ragazzo che doveva essere inserito. Il papà era il nuovo segretario comunale. Giuseppe era molto timido all’inizio perché non conosceva nessuno. Veniva da un paesino ancora più piccolo del nostro...».

In quella classe di soli maschi - allora, a San Giovanni non ancora c'erano classi miste - quello che sarebbe diventato il futuro presidente del Consiglio dei Ministri appariva in principio «circospetto, un po' impacciato, ma bravissimo a scuola. Aveva dodici anni, aveva frequentato il primo anno a Candela, se non sbaglio. Fece con noi seconda e terza media». Il prof, ora pensionato, ricorda vagamente anche la pagella di Conte: «Aveva ottime capacità intellettive, era molto interessato alle materie letterarie e ai libri, non si è mai fatto sorprendere impreparato. Alla fine all’esame di terza media prese ottimo».

Dopo la fine della scuola media, Ritrovato ha perso progressivamente contatti con il giovane Giuseppe, mantenendone però con suo padre. «Lui era segretario in Comune, io sono stato anche consigliere comunale fino al 2004 e ci vedevamo sempre. Di tanto in tanto gli chiedevo informazioni sul figlio, su come procedevano gli studi. L’ultima volta - spiega - lo incrociai personalmente a Roma, alla facoltà di giurisprudenza della Sapienza, mi disse che doveva fare un esame. Poi lo persi di vista di nuovo. Averlo avuto come alunno è sicuramente motivo di orgoglio. Era bravissimo, come ho già detto, ma non credevo fosse capace di sfondare nella carriera politica, appunto perché lo ricordo molto timido e riservato. Già mi meravigliai quando fu annunciato nella schiera dei ministri, poi quando è stato scelto come premier è stata una grande emozione. Ora lo seguirò attentamente da un’altra prospettiva, in questa nuova avventura alla guida del Paese»

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