Martedì 14 Aprile 2026 | 22:17

Eolico offshore al largo di Bari Barium Bay, maxi parco galleggiante da 1.110 Mw

Eolico offshore al largo di Bari Barium Bay, maxi parco galleggiante da 1.110 Mw

Eolico offshore al largo di Bari Barium Bay, maxi parco galleggiante da 1.110 Mw

 
Eolico offshore al largo di Bari Barium Bay, maxi parco galleggiante da 1.110 Mw

Il progetto entra nella fase decisiva dell’iter autorizzativo ma resta il nodo delle aste e della pianificazione

Martedì 14 Aprile 2026, 17:26

Il più grande parco eolico offshore galleggiante d’Italia e del Mediterraneo prende forma al largo tra Bari e Barletta. Il progetto Barium Bay, sviluppato dal Gruppo Hope con Galileo, è già pronto sulla carta — con parere ambientale positivo e una potenza da 1.110 megawatt — e apre una riflessione concreta sul futuro dell’energia e sul ruolo della Puglia nella transizione energetica. Ma a che punto siamo davvero? Tra opportunità e ostacoli ancora aperti, Michele Scoppio, CEO del Gruppo Hope, ha spiegato a ‘La Gazzetta dell’Economia’ lo stato dell’arte e le prospettive future del progetto.

A che punto è oggi l’iter autorizzativo del progetto Barium Bay?

«Il progetto sta andando avanti: a breve presenteremo anche la richiesta di autorizzazione unica, che rappresenta l’ultimo tassello del percorso autorizzativo e viene rilasciata dal Ministero dell’Ambiente. Siamo quindi in una fase molto avanzata».

Qual è oggi il principale ostacolo allo sviluppo dell’eolico offshore in Italia?

«La nota dolente è che, nonostante il decreto FER2 sia stato approvato da quasi due anni — e rappresenti lo strumento di sostegno per tecnologie innovative come l’eolico offshore — non sono ancora state bandite le aste per questa tecnologia. Questo blocca di fatto il settore».

Il Governo sta lavorando a modifiche del decreto: come giudica questi interventi?

«Il dibattito degli ultimi giorni va nella direzione giusta. Il Ministro Pichetto Fratin ha parlato di correttivi al decreto FER2 su cui siamo perfettamente allineati: sono interventi utili per sostenere meglio la tecnologia. Il rischio, però, è che questo processo comporti ulteriori ritardi con tempi difficilmente prevedibili».

Gli obiettivi al 2030 per l’eolico offshore sono ancora raggiungibili?

«Oggi, realisticamente, no. Un impianto di queste dimensioni richiede almeno cinque anni per essere costruito: per arrivare al 2030, i cantieri sarebbero dovuti partire già nel 2025. Siamo nel 2026 e manca ancora una pianificazione. In questo confidiamo in una risoluzione il più rapida possibile da parte del Governo. Se tutto andrà bene e non ci saranno ulteriori ritardi, stimiamo l’avvio della costruzione tra fine 2027 e inizio 2028, con entrata in esercizio intorno al 2032».

Quanto vale economicamente un progetto come Barium Bay?

«Parliamo di circa 4 miliardi di euro. Dopo le aste, si apre un complesso processo di ingegneria finanziaria: serve strutturare sia l’equity degli sponsor sia il debito con gli istituti di credito. È un percorso articolato che richiede stabilità normativa e tempi certi».

Qual è il vantaggio concreto dell’eolico offshore galleggiante?

«Innanzitutto parliamo di grandi quantità di energia. Il nostro impianto produrrà circa 3 miliardi di kWh, sufficienti per soddisfare il fabbisogno di un milione di famiglie. È una produzione massiccia che integra quella distribuita a terra e contribuisce alla stabilità del sistema elettrico, sostituendo le centrali convenzionali. A differenza delle rinnovabili a terra, l’eolico offshore ha un profilo di produzione più stabile e prevedibile. Questo lo rende complementare a fotovoltaico ed eolico terrestre e fondamentale per bilanciare il sistema».

Ci sono impatti sul paesaggio e sull’ambiente marino?

«No, ed è uno dei principali vantaggi. Gli impianti sono lontani dalla costa, quindi non hanno impatto visivo e non compromettono il turismo. Inoltre, le strutture galleggianti sono ancorate con sistemi che non alterano in modo significativo i fondali, preservando ecosistemi delicati come quelli della posidonia e della cimodocea».

Come si posiziona l’Italia rispetto agli altri Paesi europei?

«Stiamo perdendo terreno. Eravamo partiti prima di Francia e Spagna, ma oggi questi Paesi stanno realizzando le prime installazioni flottanti. Anche il Regno Unito, in particolare la Scozia, è molto avanti. È un’occasione che rischiamo di perdere».

Quali opportunità industriali potrebbe generare questo settore per il Paese?

«L’Italia ha competenze straordinarie nell’offshore, ereditate dall’oil & gas. Questa filiera potrebbe essere riconvertita verso le rinnovabili. Parliamo di opportunità concrete per l’industria, per la meccanica e per i lavoratori provenienti da settori in transizione, come quello del carbone».

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