Sabato 21 Marzo 2026 | 14:13

Una riforma utile a non avere più un pm «cugino» del giudice

Una riforma utile a non avere più un pm «cugino» del giudice

Una riforma utile a non avere più un pm «cugino» del giudice

 
Bruno Vespa

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Bruno Vespa

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Quando Luca Palamara era leader dell’Associazione nazionale magistrati, gli contestavo spesso lo scambio di promozioni, trasferimenti e sanzioni disciplinari nel gioco perverso delle correnti, in danno di magistrati meritevoli ma privi di sostegno

Sabato 21 Marzo 2026, 12:30

13:24

Quando Luca Palamara era leader dell’Associazione nazionale magistrati, gli contestavo spesso lo scambio di promozioni, trasferimenti e sanzioni disciplinari nel gioco perverso delle correnti, in danno di magistrati meritevoli ma privi di sostegno. Lui mi rispondeva: «L’unico modo per ammazzarci (stroncare le correnti) è sorteggiare i componenti del Consiglio superiore della magistratura». Nella notte tra l’8 e il 9 marzo 2019 fu documentato con intercettazioni e uso del trojan un incontro di Palamara, politici e membri del Csm nell’hotel Champagne di Roma per trattare sulla nomina del nuovo procuratore della Repubblica di Roma. Palamara fu radiato dalla magistratura, i consiglieri del CSM dovettero dimettersi, ma quella era soltanto la punta di un iceberg dieci volte più profondo.

Non furono fatte rese pubbliche migliaia di intercettazioni che coinvolgevano, come d’uso, l’intero mondo dei rapporti tra politica e magistratura.

Il sorteggio è l’elemento chiave della riforma per la quale voteremo domani e lunedì. Si può scegliere legittimamente se cambiare le cose o lasciarle come stanno.

Lascia perplessi la tesi che magistrati in grado di arrestare, perquisire, confiscare e condannare fino all’ergastolo siano incapaci di stabilire se un loro collega sia degno di ricoprire un qualunque incarico direttivo nei tribunali italiani.

Il sorteggio serve a svincolare auspicabilmente dalle correnti i magistrati che saranno comunque i due terzi di entrambi i Consigli superiori della magistratura, presieduti dal capo dello Stato e nove su quindici dell’Alta Corte disciplinare che si occuperà delle sanzioni. Chi parla di prevalenza della politica sulla magistratura, dovrebbe spiegare perché funziona oggi un sistema in cui i membri laici del CSM vengono concordati e lottizzati tra i partiti secondo le rispettive forze parlamentari e votati in blocco per evitare scherzi e non funzionerebbe domani lo stesso sistema con il sorteggio. In più, nell’Alta Corte i componenti laici sorteggiati sarebbero soltanto tre su quindici, in un paniere scelto da una maggioranza parlamentare dei tre quinti e cioè con almeno un seggio assicurato all’opposizione. Come andrebbe ragionevolmente l’opposizione almeno uno dei tre membri scelti dal capo dello Stato. I magistrati sorteggiati, abbiamo detto, sono nove. Come è possibile che vengano sopra effetti da un’esigua minoranza?

Dal 2017 alla prima metà del 2025, 6485 persone sono state risarcite dallo Stato per detenzione ingiusta con una spesa di 278 milioni. Le azioni disciplinari nei confronti dei magistrati sono state 93. Le sanzioni 10: un licenziamento e nove ammonizioni: tutti i magistrati che le hanno subite hanno potuto tranquillamente raggiungere il massimo della carriera, come le migliaia di loro colleghi altamente meritevoli. È un’illusione sperare che un’Alta Corte svincolata dal meccanismo della gratitudine e dello scambio possa dare una valutazione più equilibrata degli errori commessi?

Il punto giuridicamente e politicamente più significativa è tuttavia il completamento della riforma Vassalli del 1989 che nel processo accusatorio (alla Perry Mason, si disse) vede le due parti – accusa e difesa - in condizione di parità dinanzi al giudice terzo ed imparziale. L’esperienza ci insegna che nella fase più delicata del processo – le indagini preliminari – pubblico ministero e giudice all’inizio decidono da soli arresto, perquisizioni, intercettazioni. Raramente il gip si dissocia dalle richieste dell’accusa. Parte il processo che dura molti anni. Già dopo il giudizio di primo grado, oltre la metà delle persone (59 per cento nel 2024, 53 per cento nel 2025) vengono assolte o prosciolte. Ma molte carriere sono distrutte e molte vite segnate pesantemente. La riforma non risolverebbe tutti i problemi, ma avere un giudice che non sia «cugino» del pubblico ministero aiuterebbe molto.

Che succederà da lunedì? Dice Giorgia Meloni: se vince il no, io non mi dimetto e l’Italia si tiene un sistema giudiziario che non funziona. Elly Schlein dice: votate no, ma se vince il sì, continueremo la nostra battaglia politica.

Agli elettori la scelta.

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