L’ANNet Divide (Artificial Neural Networks Divide) – il divario tra chi comprende e governa le reti neurali artificiali e chi ne resta escluso – non è solo una questione tecnologica. È una frattura che attraversa la dignità umana, la giustizia sociale e il modo in cui costruiamo il futuro. Papa Francesco lo ha detto con chiarezza al G7: l’intelligenza artificiale è «uno strumento affascinante e tremendo», capace di elevare l’umanità o di schiacciarla, a seconda di come la orientiamo.
La tecnica, ricorda il Papa, non è neutrale: porta con sé una visione del mondo, una distribuzione dei poteri, un’idea di persona. L’ANNet Divide nasce proprio qui: quando la tecnologia corre più veloce della capacità delle persone di comprenderla, quando la conoscenza diventa privilegio e non bene comune, quando l’identità digitale di ciascuno viene modellata da algoritmi che non sempre sappiamo leggere.
È un divide che non misura competenze, ma accesso alla verità, alla partecipazione, alla possibilità di essere protagonisti della propria storia. Papa Francesco ci invita a un principio semplice e rivoluzionario: la persona viene prima dell’algoritmo. La tecnologia deve servire l’umano, non sostituirlo; deve ampliare la libertà, non ridurla; deve generare equità, non nuove forme di esclusione.
L’ANNet Divide, invece, rischia di creare una società a due velocità: da una parte chi governa l’IA, dall’altra chi ne subisce gli effetti senza strumenti critici. È una nuova forma di povertà, una povertà di conoscenza e di potere. Per questo la risposta non può essere solo tecnica. Deve essere culturale e comunitaria.
È necessaria una nuova alfabetizzazione della complessità, capace di unire saperi scientifici e saperi umanistici, memoria ed esperienza, innovazione e responsabilità. La persona, con la sua identità digitale, deve tornare al centro. Ogni persona ha diritto a sapere come viene rappresentato dagli algoritmi, come vengono trattati i suoi dati, come le reti neurali influenzano le sue opportunità. La conoscenza non è un lusso: è un diritto umano. Esperienza, capacità di lettura critica, memoria sociale sono punti fondamentali per costruire un’IA più umana. Qui nasce una la generazione «agerunners», coloro che attraversano il cambiamento con saggezza e coraggio, che ricordano alla società che nessuna innovazione è autentica se non include tutti.
Superare l’ANNet Divide significa scegliere un modello di sviluppo che non sacrifica la persona alla tecnica ma costruisce un futuro in cui la conoscenza è condivisa. Queste le riflessioni che mi accingo a offrire nei miei approfondimenti scientifici di psicologia sociale delle reti neurali artificiali.















