Venerdì 27 Febbraio 2026 | 11:48

PopBari, al via la requisitoria: una maratona per le accuse agli Jacobini. «La banca governata come una masseria»

PopBari, al via la requisitoria: una maratona per le accuse agli Jacobini. «La banca governata come una masseria»

PopBari, al via la requisitoria: una maratona per le accuse agli Jacobini. «La banca governata come una masseria»

 
Redazione online

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PopBari, al via la requisitoria: una maratona per le accuse agli Jacobini. «Si comportavano da padroni della banca»

In aula oggi il procuratore Rossi: una memoria di oltre 3mila pagine con i risultati delle indagini che nel 2020 portarono gli ex vertici ai domiciliari

Venerdì 27 Febbraio 2026, 09:53

10:30

Marco e Gianluca Jacobini avrebbero sistematicamente nascosto la reale situazione della Banca Popolare di Bari tanto agli azionisti-risparmiatori quanto alla Banca d’Italia, facendo apparire una situazione florida quasi invece c’erano 715 milioni di crediti ormai inesigibili. Oggi 27 febbraio il procuratore Roberto Rossi apre la requisitoria del processo madre nello scandalo ex PopBari, quello che nel 2020 portò l’ex presidente Marco Jacobini e suo figlio Gianluca, ex condirettore e vicedirettore generale, agli arresti domiciliari.

«La banca era governata come una masseria», ha detto il procuratore Rossi riferendosi alla grande masseria di Cassano Murge dove Marco Jacobini riceveva gli ospiti e dove - secondo l'accusa - venivano prese le decisioni più importanti sugli affari finanziati dalla Popolare.

La requisitoria dell’accusa (ci sono anche i pm Perrone Capano, Toscani e Di Vittorio) andrà avanti per altre tre udienze e si concluderà con le richieste di condanna. La Procura ha assemblato una memoria di oltre 3.000 pagine per illustrare le condotte di fals in bilancio e ostacolo alla vigilanza ricostruite tra il 2016 e il dicembre 2019 quando la Popolare è stata commissariata da Banca d’Italia con un buco valutato in 2 miliardi. La tesi dell’accusa è che gli Jacobini si sarebbero comportati da padroni della banca, decidendo in proprio le operazioni di finanziamento a clienti amici che avrebbero poi messo l’istituto in ginocchio.

«L'intervento dei commissari della Banca d’Italia ha mostrato l’esistenza di un bilancio fasullo e di una situazione finanziaria ripagata per un miliardo e 144 milioni di euro dagli azionisti, da 70mila azionisti che hanno perso le azioni con la loro carne e il loro sangue, e dall’Erario» ha continuato il Procuratore Rossi.

Il processo nasce dall’indagine principale sul crac dell’istituto (oggi Banca del Mezzogiorno) nell’ambito della quale la posizione dei due Jacobini fu stralciata, relativamente ai reati oggi contestati, e i due finirono a giudizio immediato. "Il bilancio - ha aggiunto Rossi - è stato falsificato in maniera costante almeno dal 2014. È stata creata un’apparenza di buona salute di fronte a una situazione di sfascio che ha ingannato tutti quanti, per primi tutti i cittadini che hanno versato le somme alla banca perdendole all’interno delle azioni. Dai documenti interni emergeva un tipo di realtà, da dieci anni la banca era in default; dall’altro lato c'era la comunicazione falsa e ambigua».

«La banca - ha detto ancora - non riusciva a contenere i costi perché non era governata con l’idea di essere efficiente, era governata come una masseria, come ha detto un ispettore della Banca d’Italia. Loro dovevano governare e tenere tutto il resto sotto il tappeto»

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