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Gossip sotto il solleone, anche quest’anno l’estate si tinge di «noir»

Gossip sotto il solleone, anche quest’anno l’estate si tinge di «noir»

Gossip sotto il solleone, anche quest’anno l’estate si tinge di «noir»

 
Alessandra Peluso

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Alessandra Peluso

Gossip sotto il solleone, anche quest’anno l’estate si tinge di «noir»

Mai come in questi giorni il «pensiero» si è inchiodato su una coppia di amanti, così come sono ricorrenti i casi di cronaca che tormentano coloro che guardano la tv.

Giovedì 14 Agosto 2025, 13:45

17 Agosto 2025, 18:40

Nel mese scorso il pensiero si è «inchiodato» su una coppia di amanti, così come sono stati e sono ricorrenti in questi giorni i casi di cronaca che costituiscono la «colonna sonora» di molte persone sole, che guardano la tv. (Penso a costoro, appunto, accompagnarsi da casi giudiziari tormentati e tormentosi, o da gossip, pettegolezzo, mi chiedo cosa possano produrre, se non nocività per l’anima, il corpo). Siamo in estate, la stagione della spensieratezza, del «pensiero de-pensato», del non fare. Delle solitudini. In realtà, l’estate è mutata nella stagione in cui si fa di più, si consuma, tempo e denaro, per ritrovarsi a settembre stanchi, provati, per via anche di un caldo torrido che attanaglia la nostra cementificata Regione.

Anche in passato, il pettegolezzo era «pane quotidiano», (con spazi e tempi limitati), soprattutto nei paesi, si riunivano vicino l’uscio in quattro, cinque signore, per stare in compagnia, per lo più donne, il maschio non era ammesso al «taglia e cuci» di qualche episodio accaduto alla vicina o al vicino di casa o in paese. Trascorrevano il caldo pomeriggio fino a ora di cena a cianciare con passione e l’evento poi diveniva nel frattempo, occupate le mani a tessere o a ricamare, la trama di un film o la nenia quotidiana dalla durata all’incirca di sette giorni, successivamente senza mai interessarsi di chi avesse ragione o torto, o se il fatto costituisse verità o menzogna, si procedeva a una nuova frizzante narrazione. Di sicuro fastidiosa, talvolta assumeva toni drammatici, in particolare per il o la protagonista della trama, ma ricreativa: sembravano affaccendate come «api operaie».

A pensarlo ora non si può non sostenere che si tratti di una realtà inesistente, in una contemporaneità in cui è complesso parlare o s-parlare con qualcuno, le vie appaiono pressocché deserte. Oggi quel mondo rurale si è inabissato. Ci ritroviamo con i messaggi vocali, i social, un video sul quale rifletterci senza riflettere che si è in «isolamento». Nemmeno le Chat GPT possono aiutarci. L’umanizzazione ha perduto l’umano che è incontro, relazione. Si è smarrita la parola, che si «coltiva», il linguaggio come traccia di sé e soprattutto dell’altro. Mentre, prevale la «parolaccia» finanche sulla bocca di ragazzini. Si comunica con turpiloqui, volgarità. È evidente che occorre intervenire ed educare ogni dispositivo sociale, e diffondere anche libri di bon ton, o di buone maniere. Ma, questo è anche l’adesso.

Il tempo che fugge è attraversato da milioni di visualizzazioni, di likes, commenti, articoli sui giornali di una coppia di amanti a un concerto, (a questo si è ridotto il pettegolezzo o più politically correct il gossip!). Ciò che invece ad esempio non ha avuto nulla di tutto questo clamore è stato Paolo Borsellino, l’anniversario di una fine ancora incomprensibile. Non ho assistito a dibattiti, bilanci, (se non sicuramente nella sua amata Palermo); dopo un ennesimo anno di celebrazioni, cosa è cambiato? La corruzione, la mafia non esistono più? È tutto magicamente scomparso? La società contemporanea sembra ordisca la «distruzione». È sedotta dal momento distruttivo e non invece da quello costruttivo. (In tal caso, occorrerebbe consultare il fior fiore di psicoanalisti, psichiatri, sociologi, presenti nello scenario italiano e comprendere perché ciò avvenga). Al riguardo, mi ha scosso un messaggio pubblicato su una «storia Instagram» di Pif, Pierfrancesco Diliberto, che si prodiga da tempo per informare i ragazzi e tenerli distanti dalla mafia, attore teatrale, autore televisivo, conduttore, scrittore, siciliano, ha scritto – cerco di ricordarlo a memoria – «se si fosse dedicato tutto questo tempo e spazio per un caso di tradimento a Paolo Borsellino, la mafia sarebbe stata sconfitta».

Amara verità. Una delle tante verità che non si vuole ammettere, perché spesso si prediligono le menzogne. Sembra che non riusciamo a dedicare tempo al nostro futuro, alle nostre vite, in definitiva, ciò che attrae è la fine del sé, di una relazione, alla fine. È assente l’inizio. La nascita. La bellezza della vita. Interessa il frivolo presente senza visioni né progetti. Vero è anche che non compaiono comici in tv nel periodo estivo, non corre l’ironia, perciò l’estate diventa il «motivetto» di scuotimento di corpi a ritmo narcotizzato di canzonette, di chiacchere culinarie, dei soliti consigli anti-caldo, di paesaggi marini, di cronache per persone sole: di quello che ha ammazzato quell’altro, di riapertura di casi, di «noir». L’estate è noir. Anche quest’anno, come ogni anno, buona estate!     

 

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