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Servizi mediocri purché gratis: la «servitù volontaria» nell’Italia dello statalismo

Servizi mediocri purché gratis: la «servitù volontaria» nell’Italia dello statalismo

Servizi mediocri purché gratis: la «servitù volontaria» nell’Italia dello statalismo

 
vincenzo d’anna

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vincenzo d’anna

Se lo sciopero della famescredita il Parlamento

Se questi sono i nostri conterranei, e queste le esigenze, lo Stato e chi lo occupa non li considererà mai come Cittadini , ma solo sudditi di se stesso

Mercoledì 13 Agosto 2025, 14:08

Più volte, su queste stesse colonne, abbiamo elencato i mali dello Statalismo, in una nazione come l’Italia a mezzadria tra liberalismo e socialismo (in politica) e tra libero mercato di concorrenza, monopoli e privative statali (in economia), con quest’ultime sempre più eccedenti. Un destino che il popolo italiano ha accettato per poter trarre da questa ambiguità, se non proprio un ossimoro, almeno il massimo dei propri personali vantaggi.

Chi consapevolmente e chi ignaro rispetto a questa perniciosa commistione di interessi, tutti hanno ritenuto e ancora ritengono lo Stato un padre padrone a cui poter chiedere il massimo concedendogli il minimo indispensabile, onde per cui la celebre frase «Francia o Spagna purché se magna» pare calzare a pennello. La gente comune, quella che mostra poco interesse sia per la politica che per l’economia, poco comprende le differenze esistenti tra Stato e mercato. Cittadini che si adattano ad ogni scadente servizio che gli viene erogato (scuola, sanità, trasporti, pubblica amministrazione) a patto che questi siano gratuiti, oppure erogati a basso costo, ossia sotto la salvifica giustificazione e la copertura di «servizio pubblico». Al riparo di questo dogma di fede sembra che tutto rientri nella normalità e sia consentito perché si realizzi una generale tutela degli interessi pubblici.

Tuttavia sono compresi in quella pratica gestionale i debiti accumulati, l’inefficienza generalizzata, lo strapotere della burocrazia, la gestione politico clientelare delle aziende erogatrici di quegli stessi servizi. La gente può valutare il pessimo andamento di quelle attività statali tutti i giorni! Basta vedere il grado di istruzione garantito oggi dalla scuola, entrare in un pronto soccorso, attendere mesi per ottenere una prestazione specialistica ambulatoriale, rilevare i ritardi nell'arrivo di treni e autobus, istruire una pratica qualsiasi presso un ente pubblico, osservare il livello generale della corruzione nella pubblica amministrazione, per rendersene conto!

Non sono questi castighi che Domineddio manda sulla terra per espiazione dei nostri peccati e men che meno sono unicamente il frutto della mala politica. Nossignore. Sono invece il frutto di un sistema che non può che essere quello che è effettivamente. La gente, purché sia gratuito, accetta tutto e crede ingenuamente che essendo lo Stato ad erogare quei servizi, mancando il profitto dell’imprenditore, si possa realizzare una superiorità etica dei fini. Una vecchia menzogna che gli idolatri degli «apparati centrali», i propagatori dell'idea che sia il profitto privato a dequalificare le cose (mantra della sinistra nei secoli) diffondono ancora con successo. Un’idea dello Stato onnipotente ed onnipresente che garantisca di per sé stesso la più efficiente delle gestioni!

In disparte i debiti accumulati e ripianati dal contribuente, le disparità di trattamento degli aventi diritto a seconda dei casi, le malefatte dei dirigenti statali ed i loro illeciti arricchimenti, quello che emerge da codesto tipo di «gestione» è di segno diametralmente opposto rispetto alle previsioni ed alle illusorie premesse.

La causa? La gestione statale obbedisce a criteri politico elettorali, non aderisce ai principi della libera impresa, non corre rischi di fallire e pertanto non ha bisogno di essere efficiente avendo assicurato la propria clientela in regime di monopolio o di vantaggio. Leggete questa frase: «Avere la tracotanza di trasformare certi servitori dello Stato in spie dell’anima, in persone onniscienti, in filosofi, teologi e politici in veri e propri oracoli di Delfi, attribuire a loro la perfezione della specie, credere che le istituzioni dello Stato siano tanto potenti da mutare un debole mortale, un funzionario, in un santo e rendergli possibile l’impossibile». Ebbene, non è stata scritta da un filosofo e neppure da un economista di Scuola Liberale bensì da un certo...Karl Marx!

Insomma, la metamorfosi di trasformare gli uomini in angeli ed i servizi da questi resi (in assenza delle leggi del libero mercato) in qualcosa di eticamente superiore, non è credibile né mai può essere effettivamente dimostrato. Ci troviamo, invece, innanzi ad una servitù volontaria senza gioia e senza vantaggi, se non quello della gratuità (e non del tutto perché ripianiamo pur sempre i debiti con le tasse) dei servizi statali contrabbandati come pubblici. I cittadini comuni li subiscono perché non sanno e non vogliono sapere. Ogni ingiustizia li offende solo se non provoca loro alcun tornaconto. Sono prima complici e poi vittime del sistema cripto socialista. Gli altri, quelli avveduti e consapevoli, mai mossi dal pregiudizio e dal rancore sociale, dall’odio verso chi origina ricchezza a causa del proprio lavoro e dei propri meriti, si dissociano solamente «in parte». Altri, invece, però tacciono, perché il regime statale concede loro, spesso e volentieri, gratificazioni sotto forma di sgravi fiscali e contributivi, rottamazioni, svendita ai medesimi delle aziende decotte a sotto prezzo. Gratifiche elargite a chi dovrebbe protestare per renderli acquiescenti . Se questi sono i nostri conterranei, e queste le esigenze, lo Stato e chi lo occupa non li considererà mai come Cittadini , ma solo sudditi di se stesso.

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