Fuggi da Foggia, ma non per Foggia. «Per non ricadere in quel buco nero che mi aveva inghiottito dall’età di tredici anni». Tredici. Alfredo ha gli occhi neri e i capelli chiari. Uno sguardo intenso. E sorride, ora. Fino a otto mesi fa, era sotto l’effetto della cocaina e della roba. L’eroina. Che ancora gira nel suo corpo da ormai sedici anni.
È arrivato a SanPa, la comunità di San Patrignano, per lasciare la sua città nella nostra Puglia, per dire basta. E ce la sta facendo. Ora sfoggia con orgoglio la sua uniforme bianca, da apprendista fornaio, il naso incipriato di farina. Insieme a un nuovo padre, Franco Grizzardi, Grizz, di questa comunità memoria storica. In tutti i sensi…
Benvenuti a San Patrignano, a quasi cinquant’anni dalla sua fondazione, per opera di Muccioli Vincenzo. Semplicemente Vincenzo, come lo chiamano. Una struttura fatta di persone che hanno gli stessi trascorsi e che continua a strappare dalla droga e non solo centinaia e centinaia di uomini e donne ogni anno.
«Molti sono i casi anche di alcol dipendenza, soprattutto per i cocainomani e ultimamente anche di ludopatia», dice Giacomo Segna, responsabile del settore accoglienza. Sa bene di che cosa parla, per esserci passato. E anche lui, come Alfredo, ha intrapreso a suo tempo quel percorso che ora lo ha portato ad accoglierne tanti altri.
Viene da lontano Alfredo. Ha dovuto superare le difficoltà burocratiche di chi voleva imporgli la doppia terapia, psichiatrica e tossicologica, in un Sert pugliese e non voleva permettergli di arrivare a SanPa.
Adesso ce l’ha fatta però e ha iniziato il percorso per conseguire il diploma di maturità di operatore sociale. Ed è felice, Alfredo. Finalmente. Viene da lontano, ma non è il più lontano di qui. Xavier è atterrato a San Patrignano, in quel di Romagna, direttamente da Detroit, Michigan, Usa. Come pure Laurette, partita da Edimburgo, Scozia, con passaporto americano, per arrivare in Italia inviata in comunità dal Sert di Modena. Giovani vite passate tra alcol e crack, a cominciare dalla marijuana. Venti anni di età ciascuno da lasciarsi alle spalle e ripartire. Con una email, due video-colloqui, da oltre oceano o dalle Murge e alla fine una lettera di invito con visto medico.
Perché è questo oggi il San Patrignano 5.0, sempre più reale. Dove non si può usare internet e la sera, dopo cena, fuori dal salone voluto da Muccioli, ci si ferma a parlare e scherzare, tutti insieme. O a leggere il giornale. E si lascia fuori dal cancello anche la dipendenza da internet.
Con il sorriso, finalmente, dopo tante lacrime. Per un nuovo inizio che parta da queste colline. Anche se arrivi da Foggia, Detroit o Edimburgo. Perché l’America oggi per combattere la tossicodipendenza è qui, a San Patrignano, Romagna, Italia. Per fuggire dalla droga finalmente e una volta per tutte. Fuori dal carcere.
















