Giovedì 26 Marzo 2026 | 06:48

Lavoro e cittadinanza: votare «sì» al referendum è una scelta di civiltà

Lavoro e cittadinanza: votare «sì» al referendum è una scelta di civiltà

Lavoro e cittadinanza: votare «sì» al referendum è una scelta di civiltà

 
Enzo Augusto

Reporter:

Enzo Augusto

Lavoro e cittadinanza: votare «sì» al referendum è una scelta di civiltà

Sapete che l’8 e il 9 giugno si votano i referendum sul lavoro e la cittadinanza? Se lo sapete siete benemeriti, perché non lo sa quasi nessuno. I politici, in gran parte, li ignorano, scarse informazioni sui giornali e sui media

Mercoledì 07 Maggio 2025, 13:00

Sapete che l’8 e il 9 giugno si votano i referendum sul lavoro e la cittadinanza? Se lo sapete siete benemeriti, perché non lo sa quasi nessuno. I politici, in gran parte, li ignorano, scarse informazioni sui giornali e sui media.

Invece è un appuntamento importante. Una battaglia di civiltà. La Cgil, il maggior sindacato in Italia, ha voluto porre in primo piano la «questione lavoro» con un referendum che esalta il lavoro, quel lavoro che secondo l’articolo 1 della Costituzione è un caposaldo della Repubblica. Oggi il lavoro ha invece perso la sua centralità. Non è più un valore fondante. È quasi un disvalore.

Il lavoro, certo, è un mezzo per procurarsi un salario, per garantire un sostentamento, ma pochi pensano di realizzarsi nel lavoro. Il compagno Stakanov non ha eredi. Per la maggioranza dei giovani l’esigenza è di lavorare, ma il meno possibile, anche a costo di guadagnare di meno. Il rifiuto del consumismo esasperato (guadagnare di più per spendere di più) è certamente un fatto positivo, ma il rifiuto del lavoro come strumento di realizzazione professionale e sociale, a mio avviso non lo è.

Certo, con l’avanzata del capitalismo rampante sulle ceneri del socialismo reale, il lavoro è diventato ancor più alienante e mal retribuito. Lo ha ricordato anche il Presidente Mattarella. I salari sono troppo bassi, i più bassi d’Europa, e non consentono un’esistenza dignitosa. Il lavoro povero non permette di arrivare a fine mese. E questo mentre si allarga la forbice della diseguaglianza. Ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Con un ceto medio che diventa medio-basso e comincia ad avvertire i sintomi della povertà. Giustamente quindi la Cgil e il Partito Democratico, non tutto purtroppo, ma Elly Shlein sì, è subito messa in prima linea, rivendica la priorità dei temi sul lavoro e li mette in evidenza, li offre all’analisi e alla discussione. Inchioda tutti alle proprie responsabilità con i referendum.

I quesiti toccano punti fondamentali. Il più importante, secondo me, è la riduzione del precariato. Il lavoro precario ormai ha dilagato. Un tempo la regola era il rapporto di lavoro fisso a tempo indeterminato e il lavoro a termine una eccezione. Adesso è il contrario. Il lavoro a tempo indeterminato è una eccezione e la maggioranza sono i lavori agili, precari, somministrati. Fateci caso: nessuna azienda, a cominciare dai supermercati sotto casa, ha più propri dipendenti. I lavoratori sono tutti dipendenti da società interinali, Manpower, Adecco, che li «somministrano», cioè li affittano alle aziende. Il lavoratore precario, senza la garanzia del posto fisso, è un lavoratore costantemente sotto scacco. Non può protestare, contestare, rivendicare, non può svolgere attività sindacale perché è eternamente ricattabile. Senza alcuna garanzia non può accedere al credito, accendere mutui, ha enorme difficoltà a mettere su famiglia e fare i figli. La denatalità dipende anche da questa situazione.

L’intermediazione illecita di manodopra è ancora un reato (art. 603 bis del Codice Penale). Come si concilia con la somministrazione che la consente e la normalizza? Ci scagliamo, per pulirci la coscienza, contro «i caporali» che infestano le nostre campagne, ma il Job Act ha sostanzialmente legalizzato il caporalato per le aziende, ed anche per la Pubblica Amministrazione è previsto lavoro precario.

Un altro quesito riguarda il licenziamento illegittimo. Con le riforme degli ultimi anni, anche in caso di licenziamenti che la Magistratura ritiene ingiusti, non consegue il diritto a ritornare sul posto di lavoro, ma solo un risarcimento. Il posto di lavoro viene così «monetizzato». La Corte Costituzionale e la Magistratura hanno limitato questa palese ingiustizia, ma il referendum vuole eliminarla. È una questione di principio e di dignità.

C’è anche il quesito che equipara i lavoratori delle piccole imprese, con meno di 15 dipendenti, a tutti gli altri. Anche questa è una questione di principio che vuole eliminare un’assurda discriminazione. C’ è infine il quesito che riguarda la sicurezza sul lavoro. È un problema enorme. In Italia c’è un numero impressionante di infortuni sul lavoro, di «morti bianche». Ogni giorno, in media, tre lavoratori perdono la vita sul posto di lavoro. Sdegno e commozione durano pochi giorni, poche ore. La vita continua e continua lo sfruttamento. Le misure di sicurezza vengono facilmente evase.

Impera la legge del profitto. È ora di dire basta e lo si può dire votando «Sì» al referendum.

Resta il quesito sulla cittadinanza. Timidamente si propone di ridurre da 10 a 5 anni il termine per fare domanda di accesso alla cittadinanza. 5 anni come era prima delle improvvide leggi che li hanno raddoppiati, come vale in tutti i paesi civili. Attenzione. Non si tratta dei migranti ma di persone che vivono in Italia da tempo. Lavorano, abitano, i figli vanno a scuola, crescono insieme ai nostri figli e nipoti. La cittadinanza è un atto di giustizia. Dovremmo pregarli non ostacolarli. Non si tratta quindi di disquisizioni giuridiche ma di scelte di civiltà per un Paese giusto. Per una società che riconosce il valore del lavoro e tutela i diritti dei lavoratori.

Votare il 8-9 giugno è un dovere. Informare e coinvolgere quanti più possibile un impegno per le nostre coscienze.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)