Giovedì 26 Marzo 2026 | 08:55

Ex Ilva al guado della vendita, ma la sponda d’approdo appare ancora troppo lontana

Ex Ilva al guado della vendita, ma la sponda d’approdo appare ancora troppo lontana

Ex Ilva al guado della vendita, ma la sponda d’approdo appare ancora troppo lontana

 
Biagio Marzo

Reporter:

Biagio Marzo

Nessun via libera per i crediti dell’indotto ex Ilva

La storia dell’ex Ilva e, successivamente, Acciaierie d’Italia è lo specchio dell’assenza di politica industriale

Giovedì 06 Marzo 2025, 13:44

Acciaierie d’Italia - ex Ilva - sta attraversando il guado della vendita e la sponda d’approdo non è in vista. Gli sforzi della troika dei commissari straordinari sono titanici per tenere in attività stabilimento, con scarse risorse finanziare per la minima produzione di acciaio e per una manutenzione per casi urgenti. Dacché sia i commissari nominati, dopo la pubblicizzazione dell’Ilva, sia il ritorno al privato con Arcelor Mittal, l’ad Lucia Morselli, hanno mai messo mano nella grande manutenzione.

Comunque sia, i commissari con una iniziativa inedita di relazionismo industriale, hanno convocato una assemblea del management,di cui fanno parte i dirigenti e i quadri, per un aggiornamento dello stato dell’arte. Un’assemblea senza grande clamore, di cui non se ne sente proprio la necessità, visto che è in corso la trattativa di vendita in cui in pole position ci sono gli azeri di Baku Steel Company, il più grande gruppo siderurgico dell’Azerbaigian.

Il produttore azero di acciaio ha presentato una proposta al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, superando di gran lunga i canadesi di Stelco di proprietà della statunitense Cleveland-Cliffs e gli indiani di Vulcan Steel che fa capo a Naveen Jindal, il chairman di Jindal Steel & Power (JSP). Intanto, gli indiani sembravano fermi sulla loro posizione (120 milioni per gli stabilimenti più 2 miliardi di investimenti), forti di un’esperienza siderurgica maggiore di quella del gruppo azero Baku Steel, invece, hanno deciso di rilanciare.

Jindal International avrebbe aumentato la sua offerta per l’acquisizione dell’ex Ilva a circa 4 miliardi di euro, superando l’offerta dei rivali. In entrambi i casi, forti sono i tagli occupazionali. Davanti all’incertezze di chi sarà l’acquirente e dei tempi lunghi della trattativa, i commissari, di cui solo l’ingegnere, Giancarlo Quaranta, conosce vita morte - si fa per dire - e miracoli del management e delle maestranze, con l’assemblea intendono fortificare il rapporto e salvaguardare le professionalità e i loro know how. Un grande patrimonio offerto al nuovo compratore su un piatto d’argento.

Tuttavia, non va disperso, men che meno va sottovalutato. Un allert, per dire che i commissari nominati dal governo sono con loro - come dire -, in bene e in male. E, allorquando, si presenteranno i problemi economici e industriali, in specie, quello occupazionale, che vede già adesso le organizzazioni sindacali sul piede di guerra, sapranno far fronte nel miglior modo possibile. Una mossa giusta che prepara la «comunità aziendale» a essere unita e, ovviamente, sentirsi protetta. Serviamoci di un breve flashback per rivivere la fine degli anni Novanta, dove l’Italia aveva privatizzato in Europa di più, in profondità e in modo confuso, visto che l’Italia la presenza dello Stato si aggirava al 40% dell’economia capitalistica. Allora non ci percepì che le privatizzazioni a tamburo battente e senza una strategia di politica industriale avrebbero causato delle ricadute negative nel settore delle tlc, della chimica e della siderurgia.

La volontà di privatizzare, senza una visione economico-industriale ha portato alla mancanza di un modello di sviluppo dell’economia italiana, in particolare del rapporto pubblico - privato. La storia dell’ex Ilva e, successivamente, Acciaierie d’Italia è lo specchio dell’assenza di politica industriale. Insomma, non si è capito ancora se la siderurgia è strategica o meno. Se ciò fosse vero, bisogna investire nell’acciaio pulito e battersi per la presenza dello Stato, per dar vita a una job venture con il privato. Un tema questo da non nascondere sotto lo zerbino, che, anzi, potrà essere una riflessione del management di AdI all’assemblea di questo pomeriggio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)