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Questa è l’ultima occasione: Taranto non può più permettersi di sbagliare

Questa è l’ultima occasione: Taranto non può più permettersi di sbagliare

Questa è l’ultima occasione: Taranto non può più permettersi di sbagliare

 
Francesco Intini

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Francesco Intini

Questa è l’ultima occasione: Taranto non può più permettersi di sbagliare

Basta illusioni populiste e paternalismi clientelari. Alla comunità tarantina serve un nuovo patto sociale

Martedì 25 Febbraio 2025, 13:00

Nei prossimi mesi, Taranto affronterà una campagna elettorale che, al di là delle facili retoriche, potrebbe segnare un appuntamento storico per la città. Un’occasione, forse l’ultima, per ridefinire il suo rapporto con la politica, con sé stessa e con il proprio futuro. Perché Taranto non ha bisogno soltanto di un nuovo sindaco: ha bisogno di una nuova idea di comunità, di un patto sociale rinnovato, di un ripensamento radicale di ciò che è stata e di ciò che vuole diventare.

Per decenni abbiamo visto la politica cittadina oscillare tra due modelli ugualmente fallimentari: il paternalismo clientelare da un lato e l’illusione populista dall’altro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una città che si spopola, un’economia che si regge su pochi pilastri sempre più fragili, un senso di comunità consumato dalla sfiducia e dall’indifferenza.

Forse perché, per troppo tempo, ci siamo abituati all’idea che la politica dovesse rassicurarci, confortarci con parole familiari, riflettere la nostra rabbia e le nostre speranze senza mai davvero metterci di fronte alla complessità delle sfide. Abbiamo cercato nella politica uno specchio, quando avremmo dovuto chiedere una guida. Ed è proprio qui la questione cruciale di questa campagna elettorale: siamo pronti a riconoscere che un sindaco - più che mai a Taranto e in questo preciso momento storico - non deve semplicemente somigliarci, ma avere invece la capacità di guardare più lontano di noi, di indicare una strada che da soli non saremmo in grado di vedere?

Se vogliamo davvero uscire dal pantano in cui ci troviamo, non ci sono alternative. Taranto ha bisogno di scelte difficili, di una visione di lungo periodo, di amministratori capaci di affrontare decisioni impopolari ma necessarie, senza piegarsi alla logica del consenso immediato. In una parola, ha bisogno di coraggio.

Non è una questione di ideologia, ma di metodo. Non di appartenenza politica, ma di capacità.

Servono leader competenti, che abbiano studiato, che sappiano amministrare e che abbiano già dimostrato di saper prendere decisioni difficili. Ma serve anche un elettorato disposto a uscire dalla sua zona di comfort, a smettere di cercare rassicurazioni e a iniziare a pretendere risultati. Perché questa campagna elettorale non sarà solo una sfida tra candidati, ma una sfida per un’intera città che ha smesso di reagire, di indignarsi, di stupirsi. Una città dove nessuno si chiede più se sia normale che il futuro, per un giovane tarantino, significhi sempre altrove.

Perché la domanda più drammatica, quella che la politica evita o forse teme di porsi, resta ancora irrisolta: chi abiterà Taranto nei prossimi cinquant’anni? Cosa potrà offrire a chi ha vent’anni oggi e si chiede se valga la pena restare? Il declino di una città non si misura solo con i dati economici, ma con la sua capacità di trattenere energie, di generare opportunità, di far sentire i suoi cittadini parte di un progetto collettivo.

Per questo, l’augurio è che i giovani siano i veri protagonisti di questa campagna elettorale. Lo dobbiamo ai ragazzi che, finita la scuola, scelgono quasi naturalmente, come se non vi fossero alternative, di andare via. Lo dobbiamo a chi, pur avendo trovato altrove opportunità migliori, sente il richiamo della propria terra e vorrebbe tornare, se solo ci fossero le condizioni. Lo dobbiamo a chi ha scelto di restare, troppo innamorato della propria città per lasciarla, e che oggi si sente solo in questa battaglia contro la rassegnazione. E lo dobbiamo ai genitori di quei figli e ai nonni di quei nipoti, costretti a ritrovare i propri affetti solo poche volte l’anno, come fosse una cosa normale.

Ecco perché la campagna elettorale che verrà non potrà limitarsi a faccioni sui manifesti e slogan di circostanza, ma dovrà essere in grado di riaccendere speranza ed entusiasmo. Una campagna che emozioni, che faccia sentire ai tarantini che esiste un’alternativa concreta, che il futuro può essere costruito qui e non solo altrove. Perché nessun cambiamento può nascere senza una passione collettiva, senza un senso di appartenenza ritrovato. Questa è la sfida che Taranto ha davanti a sé. E questa volta non possiamo sbagliare.

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